Servono idee originali per rilanciare Somma Vesuviana, ridotta allo stremo. Nella nostra città, ormai, non c’è neanche una passeggiata dove i giovani possano ritrovarsi; non esiste uno spazio che permetta a un bambino di tirare una palla a canestro; non ci sono centri aggregativi e i parchi pubblici sono inutilizzabili, trasformati in un ammasso di rovi. Il sabato sera, comitive di genitori sono costrette a trasportare in auto i propri figli nei paesi vicini e la città è diventata un deserto.
Per ovviare a tutti questi problemi servono iniziative geniali, come quelle adottate in altri comuni italiani, che hanno garantito lustro, benessere e ricchezza ai cittadini. A Somma la soluzione sembra a portata di mano: non dobbiamo inventarci nulla che non sia funzionale al livello dei nostri politici.
Allora, se Noto è diventata la città del Barocco, Stradella quella della fisarmonica e Perugia il centro del cioccolato, denominiamo Somma “Città dello stoccafisso e del baccalà”. Per fare questo, occorre un consistente piano di investimenti e opere che caratterizzino il contesto. Cominciamo con l’innalzare, nel centro città, un cippo marmoreo dedicato allo stoccafisso e alla famosa “scella” essiccata.
Le amministrazioni pubbliche, invece di indugiare, dovranno mettere in piedi un piano del colore che richiami, sui muri e nei murales, i valori cromatici del piatto forte della tradizione. Naturalmente, la programmazione culturale sarà interamente dedicata alla “Sagra del baccalà”, con il suo complesso di odori, sapori e sensazioni. Tutti i fondi che arriveranno dalla Regione, pertanto, dovranno essere impegnati su un unico progetto, sollevando i responsabili delle associazioni dal fastidio di sprecare risorse in iniziative che spesso sono dubbie e senza senso.
Come si fa in tutti i comuni tematici, verrà istituito un comitato scientifico che affianchi l’amministrazione pubblica. Il sindaco eletto, dunque, acquisirà una duplice funzione e potrà fregiarsi contemporaneamente dei titoli di Primo cittadino e Gran maestro dell’Ordine del baccalà.
Speriamo che, in una ritrovata unità, finiscano anche le dispute tra storici e intellettuali che da anni neanche si parlano. Le nostre menti pensanti, piuttosto che dividersi sulle origini delle mura, sul loro stato di conservazione e sui sentieri inesistenti del monte Somma, potranno trovare più agevole il confronto sulle sottili differenze che esistono tra il mussillo e la pacetta. Sicuramente si troveranno punti di accordo sulle tecniche di cottura del baccalà e dello stoccafisso, sull’uso dei condimenti, e nasceranno le soluzioni gastronomiche più ardite.
Come si sa, la tavola aggiusta tutto, ed anche le contese più accese possono essere risolte davanti a un buon piatto e a un bicchiere di vino pregiato. Tutto questo potrà connotare positivamente il volto della nostra città.
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