Ieri l’attore ha recitato gratis in un teatro Gloria strapieno. Obiettivo: rafforzare il fondo di solidarietà ai più deboli voluto da Landini, don Ciotti e don Peppino.
“Erano sei mesi che non recitavo in teatro. Un commento su questa serata? Non servono commenti, basta essere qui, ogni parola è superflua: io parlo attraverso i nostri grandi autori “. In un teatro Gloria che ha fatto registrare il tutto esaurito, Toni Servillo ha voluto ribadire un concetto che gli è caro: esserci per dare un segnale chiaro, ma senza proclami. Durante lo spettacolo sui grandi autori napoletani, sollecitato a Pomigliano da Maurizio Landini, don Peppino Gambardella e don Ciotti, l’attore napoletano ieri sera ha dato un bell’aiuto al fondo di solidarietà creato per i cassintegrati, i disoccupati e i precari dall’associazione Legami di Solidarietà, un’idea della Fiom, della Caritas e di Libera. Ed è stato un successo: circa 350 persone hanno assistito alla performance di Servillo. Il prezzo del biglietto era di 20 euro.
“Non vedo l’ora di poter dare subito tutti questi soldi a chi ne ha bisogno “, ha dichiarato a caldo don Peppino. Servillo ha ” letto Napoli ” attraverso i suoi grandi autori. L’incasso dello spettacolo, a cura di Teatri Uniti, è stato devoluto interamente al fondo promosso da Legami di solidarietà. L’attore, reduce dalle riprese del film di Francesco Amato ” Lasciati andare “, ha anche avuto il tempo di raccontare al pubblico questa sua esperienza in favore dei più deboli, degli “ultimi” del nostro tempo, attraverso le opere dei drammaturghi partenopei di ieri e di oggi.
Una performance applaudita dal primo all’ultimo minuto. Nello spettacolo tenuto al teatro Gloria e preceduto dai discorsi di don Peppino e di Michele Depalma, della segreteria nazionale Fiom, si sono incrociate le voci di grandi autori della tradizione napoletana, come Salvatore Di Giacomo, Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani e quelli di poeti contemporanei come Enzo Moscato, Michele Sovente, Mimmo Borrelli. ” Abbiamo individuato l’occasione migliore nell’attività dell’associazione Legami di Solidarietà – ha aggiunto Servillo – nella difficile realtà economica di Pomigliano d’Arco. Ma non si tratta di assistenza sociale – ha tenuto a precisare l’artista in una serie di messaggi rilasciati qualche giorno prima dell’evento – è sicuramente un modo per affermare il valore della condivisione e, nei limiti di chi fa il mio mestiere, esprimere una forma di solidarietà attraverso il teatro. Naturalmente esistono anche altri modi che andrebbero utilizzati al meglio da chi ne ha le possibilità e la responsabilità “.
All’iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e la capogruppo regionale del Movimento Cinque Stelle, Valeria Ciarambino. ” Momenti come questo – ha dichiarato De Magistris – servono a ricordare la lotta degli operai, la modifica dell’articolo 18, che impedisce ai licenziati di riavere il lavoro, a ricordare che senza l’industria Napoli e Pomigliano non vanno da nessuna parte e che la Costituzione e i diritti che sancisce sono fondamentali per il vivere civile e democratico “. “Questa di stasera è un’ iniziativa importante sotto il profilo del morale, dello stare insieme sancendo che il lavoro viene prima di ogni cosa, in una realtà in cui il lavoro sembra essere sparito – ha detto Valeria Ciarambino – ma bisogna rispondere in modo strutturale, con il reddito di cittadinanza “. Queste le voci autorevoli prima dello spettacolo.
Il resto è stato uno show eccezionale di colui che si può tranquillamente definire il più grande attore italiano del momento. Memorabile la sua personalissima interpretazione del marchese di Belluno e di Rovigo, indimenticato personaggio de ‘A Livella di Totò. Qui Servillo ha evitato di scandire le battute del nobile, “classista” anche nell’aldilà, con frasi relegate a una serie di esilaranti smorfie da snob rincitrullito con la puzza sotto il naso. Ma la parte probabilmente più interessante è stato quando Toni Servillo ha recitato passi dalle opere dei nuovi autori, Moscato, Borrelli, De Giovanni. Qui l’artista ha dato il meglio del suo eclettismo, leggendo un napoletano quasi cantato, a tratti schizofrenico, velocissimo, estremamente moderno. Ironico e terribilmente drammatico al tempo stesso. E alla fine, tutti in piedi, tutti felici per una sera: operai, precari, disoccupati, sindacalisti e militanti della sinistra e del Movimento Cinque Stelle. Tutti, forse, un po’ meno divisi di prima.








