Integrazione? Purché siano tutti uguali e perfetti

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I difetti che rendono speciali

La settimana scorsa, all’interno di una mia riflessione, raccontai di un’operatrice scolastica che, affetta dalla sindrome di Down, aveva spinto, con la sua sola presenza, un genitore a ritirare la propria figlia dall’istituto scolastico (materna) che frequentava. Un assurdo atto di razzismo, di disprezzo nei confronti del diverso, che fece molto parlare e che creò non poche indignazioni. Eppure, oggi, malgrado i chilometri di distanza, migliaia, la situazione non è per niente cambiata. Persistono, infatti, atti di volgare discriminazione nei riguardi di chi vive un handicap.

A Mosca, capitale russa e un tempo del comunismo, una bambina, durante la consueta foto di gruppo che tutti noi ex scolari ben conosciamo, per il solo fatto di averci partecipato, ha talmente irritato diverse mamme da spingerle a richiedere che questa fosse cancellata dalle foto. Richiesta che, ovviamente, fatto ancor più grave, è stata accettata senza alcuna opposizione.

È palese, nel confrontare le due vicende, quanto ci sia da lavorare, in termini di integrazione, in tutto il mondo. Altrettanto vera ed amara, poi, risulta essere la realtà di alcune categorie sociali in determinate nazioni. Non va dimenticato, ad esempio, tutto l’odio e lo spregio che subiscono gli omosessuali in terra russa.

Masha, così si chiama la bambina che infastidiva le foto, non frequentava quella scuola. Ma come spesso accade a tutti i genitori con il non facile compito di badare ad un figlio con handicap ed avere finanche una professione, era costretta a portarla con sé per l’assenza di strutture specifiche che l’affiancassero nella cura della sua piccola.

Masha è una creatura buona, taciturna ed affettuosa. “Abbraccia spesso gli altri bambini per dimostrare tutto il suo affetto,” racconta chi la conosce. Eppure, la sua presenza è stata vista come un disturbo, un bullone difettoso che poteva disturbare il normale funzionamento dell’intero ingranaggio. Andava allontanata perché diversa. Un fastidioso errore genetico da tenere lontana dagli occhi.

L’idiozia senza confine. Un cumulo di beceri pregiudizi che rovinano la vita di chi la subisce. Umiliazioni che vanno a riflettersi sui familiari e su chi si trova, quotidianamente e senza nessun fastidio, a vivere accanto ad un “diverso.”

L’Italia. La Russia. Il mondo. L’uomo, imperterrito e privo di vergogna, continua ad esibirsi in tristi distinzioni. A classificarsi. A volersi distinguere in categorie di buoni o cattivi. Ma è l’imperfetto, il difetto, che rende qualcuno, qualcosa speciale. Come una famosa statua senza braccia. La Venere di Milo.

 

 

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