La “proposta speciale”, quella di convivere con la persona amata, è il sogno e il punto di arrivo di molte coppie anche di quelle affette da sindrome di down.
Si è celebrata la settimana scorsa la decima edizione della Giornata mondiale sulla sindrome di Down. La scelta della data, precisamente il 21 marzo, non è casuale: la sindrome, detta anche Trisomia del cromosoma 21, è caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più (tre invece di due) nella coppia cromosomica n. 21 all’interno delle cellule; e il 3 (marzo, terzo mese dell’anno) rappresenta appunto il cromosoma in più. Il tema dell’edizione di quest’anno è stato “stesse opportunità e stesse possibilità di scelta” un tema volto a sensibilizzare e a promuovere il diritto all’autonomia e alla possibilità di scelta anche per chi è affetto da tali disabilità. In linea con il tema dell’edizione di quest’anno CoorDown, il coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di DOWN, ha partecipato alla Conferenza Mondiale sul World Down Syndrome Day. In quella occasione a New York, nel quartier generale delle Nazioni Unite, ha presentato la campagna 2015, attraverso la visione di un docu-reality intitolato “The Special Proposal”. La proposta speciale è il punto di arrivo per molte coppie, per molti innamorati. È una richiesta importante, un invito speciale perché si chiede all’altro di condividere quotidianamente buona parte della propria vita a partire dalle piccole azioni quotidiane. La proposta speciale è il sogno di molte coppie anche di quelle affette da sindrome di down. È il caso di Salvatore che, come in tutte le storie d’amore con l’A maiuscola, ha fatto a Caterina la sua proposta speciale con una dichiarazione a sorpresa nel McDonald’s della capitale dove lei lavora. Poi come vuole la tradizione si è inginocchiato e ha tirato fuori dalla tasca un cofanetto. All’interno non c’era un anello ma la chiave della loro nuova casa. Il simbolo della loro indipendenza abitativa. Ovviamente l’indipendenza abitativa per questi ragazzi è il punto di arrivo di un lungo percorso di crescita e di consapevolezza della propria identità: molti giovani e adulti con sindrome di Down possono raggiungere gradualmente, nel corso degli anni, un livello di autosufficienza nella gestione della vita quotidiana, grazie al supporto delle famiglie che incoraggiano il processo di “distacco” e al lavoro degli educatori coinvolti nei singoli progetti sul territorio. Il video del progetto racconta proprio la storia di Salvatore e Caterina, una coppia che da anni sta seguendo un percorso di autonomia abitativa all’interno di un progetto di ricerca più ampio promosso e gestito dalla Fondazione italiana verso il futuro insieme all’Aipd (Associazione italiana persone Down) di Roma e alla Fondazione Roma solidale. “In questo modo -spiega Stefania Mazotti, psicologa responsabile della Fondazione e coordinatrice del progetto Domus- i ragazzi possono conoscere concretamente la gioia ma anche le difficoltà che si possono incontrare nella convivenza quotidiana. Questo permette a loro e alle loro famiglie di monitorare attraverso gli operatori quali reali esigenze possono presentare nella vita di tutti i giorni”.
Di seguito il link del video:

