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L’avvocato Isidoro Spiezia, difensore del sindaco Lello Abete

Il tribunale del Riesame ha confermato la necessità della misura cautelare di custodia in carcere per l’ex sindaco Lello Abete, ma rispetto all’ordinanza – mantenendo in piedi tutte le ipotesi di corruzione e gli altri reati contestati i giudici del tribunale della Libertà – così come era già accaduto per l’ex segretario Egizio Lombardi (avvocato Antonio De Simone) – hanno annullato il capo di imputazione relativo all’associazione a delinquere.

Ieri mattina le udienze di Riesame per l’ex sindaco Abete e l’ex consigliere Pasquale Iorio (l’unico ad aver ottenuto la custodia domiciliare). Gli esiti, resi noti oggi, sono gli stessi per entrambi: Abete (difeso dagli avvocati Giovanni Pansini e Isidoro Spiezia) si è visto confermare i capi di imputazione relativi ai reati di corruzione finalizzati all’illecito superamento dei concorsi pubblici ma annullare l’ipotesi di associazione a delinquere. Stessa cosa per l’ex consigliere Iorio, anche qui è caduto il reato associativo. Una decisione per la quale, così come era accaduto con Lombardi, il pm Luca Pisciotta si sarebbe riservato di ricorrere in Cassazione. Per Lello Abete c’è un altro appuntamento con i giudici del Riesame, relativo alla seconda ordinanza firmata dal gip Fortuna Basile, ed è fissato per il 30 dicembre. Alquanto improbabile, a questo punto, che i giudici della Libertà si esprimano diversamente circa la richiesta di una misura cautelare meno afflittiva come i domiciliari. Un «privilegio» concesso finora soltanto a Iorio dopo un lungo interrogatorio con i pm Pisciotta e Vitagliano.

Ci saranno comunque novità nell’inchiesta Concorsopoli, pagine e pagine di nuove testimonianze rese da altri candidati al concorso (sarebbe stato ascoltato negli ultimi giorni anche il concorrente che nell’ordinanza è identificato – dalle parole degli indagati – come “la Capra”, colui cioè per il quale avevano dovuto modificare i trucchetti usati per preparare anticipatamente le prove concorsuali da sostituire). L’annullamento del reato associativo, pur essendo un punto a favore delle difese degli indagati, non scalfisce di molto il quadro accusatorio che secondo la Procura di Nola resta granitico.