L’editoriale del direttore, Addio 2020…

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Mi è più difficile che mai scrivere l’editoriale di fine anno. Un turbinio di emozioni, misto a malinconia, continua ad affollare la mia mente e ogni parola sembra inutile, priva di significato. Davanti ai miei occhi, come del resto davanti agli occhi di tutti , non fanno che passare le immagini del dolore, della paura, della povertà, del vuoto assoluto provocato dal covid 19.

Era il 31 dicembre 2019 quando si iniziò a parlare di una misteriosa polmonite a Wuhan, che poi si sarebbe scoperto essere causata dal coronavirus SarsCov2. Da allora tutto è cambiato in ogni angolo del mondo e il nostro vocabolario si è “arricchito” delle parole” pandemia”, “dpcm”, dropler”, “Rt”, “distanziamento”. In poco tempo i problemi quotidiani, spesso anche i non problemi, hanno ceduto il passo alla paura, all’ansia, al terrore di essere aggrediti mortalmente da un nemico invisibile e pericoloso, insidioso e subdolo. E tra un lanciafiamme e l’altro abbiamo avuto conferma, grazie alle testimonianze di chi lo ha vissuto sulla propria pelle, che il nostro sistema sanitario campano, così come del resto quello di tutta l’Italia, fa acqua da tutte le parti. Nonostante lo sforzo sovraumano del personale sanitario, schierato in prima linea con ritmi estenuanti e mal retribuiti, abbiamo visto file interminabili di ambulanze davanti agli ingressi degli ospedali impossibilitati a lasciare i pazienti perché i posti in terapia intensiva mancano, perché anche le numerose e costose strutture modulari sistemate nei parcheggi dei grandi ospedali non bastano o non sono funzionanti. E dove funzionano mancano i medici.   Ma la verità è stata abilmente manipolata dalla politica politicante tant’è che ci è sembrato, a fine maggio, di essere quasi liberi dal pericolo, liberi e salvi grazie alla “buona” gestione regionale. Ed è sembrato naturale e giusto dare spazio alla campagna elettorale, dimenticando di tutto il resto, abbassando la guardia e girando la testa dall’altra parte. Anzi, da più parti: al centro, a destra, a sinistra…    

Nel frattempo il covid è diventato business: si sono arricchite le aziende produttrici di dispositivi di sicurezza, mascherine, igienizzanti, banchi monoposto e sedie con le rotelle, amuchina, saturimetri, termoscanner,monopattini… Contestualmente, chi già era precario è rimasto tale, le piccole e giovani aziende sono al collasso, in tanti hanno abbassato le serrande per sempre e la lista dei nuovi poveri si è allungata in modo vertiginoso. Teatri, cinema, centri di cultura sono allo stremo. Reinventarsi e adattarsi da remoto non è impresa facile.

 Il covid ha tenuto e continua a tenere banco, ci ha distratti e continua a distrarci da tante situazioni. La politica, che già era svuotata, si è nascosta spesso dietro il covid e ha salvato parecchie poltrone. “Non è opportuno parlare in questo momento”: questo il leitmotiv di quello che resta delle opposizioni, di quanti dovrebbero vigilare sul bene comune. E così grazie alla “somma urgenza” e all’”emergenza sanitaria” sono stati fatti tanti pastrocchi, parecchie gaffe e diverse stupidaggini. Al grido vittorioso de “il covid non ci ferma” è andato in scena il nulla assoluto, l’ordinario, spesso fatto male e in fretta. Nessuno si offenda, chi sceglie di metterci la faccia e di rappresentare la città deve avere anche l’umiltà di accettare le critiche e il buon senso di avvalersi di dirigenti e di tecnici competenti e altamente preparati.  D’altra parte anche noi ci mettiamo la faccia e siamo costantemente sotto la lente di chi vuole insegnarci qualcosa, di chi contesta, chi offende, di chi ci minaccia, di chi addirittura pensa di indispettirci con ridicole “vendette”. Come è strana la politica dei nostri territori! Ci fanno sorridere e ci fanno anche un po’ tenerezza i soliti compagni di merende e ci fanno un po’ pena quelli che, alla faccia della coerenza, da acerrimi nemici diventano improvvisamente amici, in nome di ideali condivisi(??). Le nostre città non meritano la politica mediocre, la politica delle conoscenze, dei favori, dell’approssimazione e della superficialità. Più competenza, più programmazione, formazione continua. I riflettori e il palcoscenico vanno lasciati agli artisti, alla politica le sedi opportune.

È vero: è stato un anno funesto, terribile, difficile ma è altrettanto vero che il 2020 ci ha dato l’opportunità di vivere totalmente i valori familiari, di ripensare ad una nuova e autentica umanità, di dedicare tempo alle persone che amiamo, di riscoprire e di accettare le nostre fragilità, di ritrovare il senso di comunità e della solidarietà. E non è poco. Anzi!

Sereno 2021