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Guardati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro“.

 

 

È la raccomandazione che Gesù fa ad un lebbroso che chiede di essere guarito. Spesso noi vogliamo contrapporre il profeta di Nazaret alle istituzioni politico-religiose del suo tempo, come se Gesù fosse un ideologo rivoluzionario che chiedeva il sovvertimento della legge di Mosè. In realtà, come si evince da questo breve versetto del vangelo di Matteo, Gesù invita il lebbroso ad attenersi alle regole previste dalla Torah, non volendo in questo modo scavalcare ciò che era conveniente fare.

Il rispetto delle istituzioni non è solo un messaggio evangelico, ma anche uno stile di vita laico, per cui ogni buon cittadino deve essere ossequioso a quelle che sono le figure che governano, custodiscono e garantiscono le nostre libertà. Nel contempo, le istituzioni (di qualsiasi natura esse siano: religiose o politiche) devono mostrare quel garbo e quello stile che ci si aspetta da uomini e donne che rappresentano qualcosa di più grande e che va preservato da qualsiasi gaffe o mancanza di garbo.

In questi ultimi anni, nella nostra società si è instillato un veleno silenzioso ma letale verso qualsiasi forma di istituzione, definita comunemente casta che preserva esclusivamente i propri privilegi a discapito della collettività. Se questa impostazione di accusa generica lascia il tempo che trova, è pur vero che le istituzioni non hanno sempre saputo essere all’altezza del loro ruolo. Gli uomini e le donne che le rappresentano non sempre dimostrano di possedere lo stile adatto per rivestire un determinato servizio per la collettività e, spesso, alimentano il sentimento di anti-casta con la spocchia e la boriosità di chi si sente su un gradino superiore rispetto a tutti e crede, rivestito di una carica, di poter dire o fare qualsiasi cosa ritenga opportuno.

Il mondo social è il più grande megafono per le istituzioni e, spesso, viene abitato con frasi ad effetto senza nessun contenuto e, ancora più grave, si semplifica un processo di complessità, preferendo lo spot dell’idea piuttosto che la dimostrazione fattibile di quell’idea stessa. Nel rincorrere l’apparenza, le istituzioni stanno indebolendo la loro forza, nel lasciare spazio alla mancanza di stile stanno svuotando di senso la loro essenza.

Un credente, un uomo o una donna che si ispira al vangelo, non può dimenticare l’insegnamento di Gesù, che non vuole distruggere, ma dare nuovo senso alle istituzioni. Gesù non accusa la classe sacerdotale del suo tempo perché non la condivide, ma perché non approva lo stile incoerente di chi dovrebbe essere un punto di riferimento e invece risulta essere una pietra di scandalo, soprattutto con uno stile che non rispecchia la testimonianza concreta della vita.

L’istituzione non è un potere, ma un servizio per il bene di tutti. Esige pertanto uno stile, una capacità di essere riconosciuta da tutti, non solo perché previsto dalla legge, ma perché tutti possano riconoscersi in uomini e donne che, seppur nella debolezza e nella fragilità, si impegnano a mantenere integra l’istituzione che rappresentano.

Oggi, in un tempo di pandemia, dove è fondamentale sentirsi uniti intorno alle nostre istituzioni, abbiamo il bisogno di uomini e donne credibili, capaci di risvegliare in noi la sensibilità e il rispetto delle istituzioni e, nel contempo, noi non dobbiamo sempre essere lamentatori seriali, ma impariamo ad essere corresponsabili della nostra società perché non ci si salva da soli, ma solo insieme.

(fonte foto: rete internet)