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Pomigliano, gli ultimi sequestri di palazzi nel centro cittadino (marzo 2021)
Pomigliano, gli ultimi sequestri di palazzi nel centro cittadino (marzo 2021)

Gli ultimi sigilli apposti dalla polizia municipale su tre palazzi hanno fatto emergere nomi eccellenti e intrecci inquietanti con i clan  

 

Figli, nipoti e compagni di merende di boss della camorra e poi consiglieri comunali, politici e amministratori pubblici, imprenditori “borderline”.  A giudicare dai personaggi coinvolti e dalle dimensioni della frenetica attività edilizia, anche in piena pandemia, sorge il sospetto che la legge regionale sul piano casa più che un’opportunità per le famiglie in cerca di alloggi sia la ghiotta occasione di un ennesimo sacco edilizio dei signori del mattone. Speculatori che, grazie alla legge appena citata e all’ “amichevole collaborazione” degli uffici comunali, da alcuni anni stanno radendo al suolo quel che resta dei centri storici delle municipalità dell’area metropolitana partenopea. Obiettivo: costruire nuovi palazzoni in stile “americano” zeppi di appartamenti, a volte anche accanto a chiese e conventi secolari. E’ quello che è successo e che sta capitando ancora a Pomigliano d’Arco, 40mila abitanti intruppati in una più che satura fettuccia di territorio, quindici chilometri a oriente di Napoli. Qui Luigi Maiello, un coraggioso colonnello della polizia municipale, si sta contrapponendo a quelle che lui stesso definisce “una serie impressionante di palesi irregolarità nel rilascio delle licenze edilizie chieste e ottenute dai costruttori in base alle modifiche apportate nel 2011 alla legge regionale “piano casa”, una legge risalente al 2009”. Nel frattempo proprio in questi giorni, grazie alle indagini di Maiello, il tribunale di Nola ha sequestrato a Pomigliano altri 50 appartamenti in costruzione giudicati illegittimi. 50 appartamenti che si aggiungono ai circa 200 sequestrati tra ottobre e febbraio. Gli ultimi alloggi sigillati sono contenuti in tre palazzi sorti in zona A, il centro storico, da sempre area off limits alle attività edilizie ma dove la modifica del piano casa può dare il via alla cementificazione attraverso l’abbattimento e la ricostruzione di manufatti vetusti, ma a particolari condizioni. Dall’ inchiesta sono spuntati nomi “eccellenti”. Il primo edificio finito nella lista nera e sigillato qualche giorno fa, nel tratto finale di corso Umberto, è intestato alla figlia e nipote di due boss di Pomigliano, uno dei quali è scomparso anni fa. Il secondo palazzo, in via Semola, è di un costruttore al quale è già stato sequestrato un cantiere sorto al posto del più antico cinematografo della città. Il terzo, in via Capitano, risulta della madre ottantenne di un noto politico e amministratore della vicina Casalnuovo. Nelle scorse settimane da queste parti sono stati sequestrati altri palazzi, alcuni dei quali intestati a un ex consigliere comunale di maggioranza e ai parenti di un importante imprenditore locale della grande distribuzione commerciale. Ora risultano indagati per una serie di reati che vanno dall’abusivismo edilizio al falso. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato anche gli ultimi tre sequestri, dando ancora una volta ragione al colonnello Maiello. Gli inquirenti battono sempre sullo stesso chiodo: “A Pomigliano molte licenze edilizie, alcune delle quali concesse poco prima delle elezioni comunali e regionali dello scorso anno, sono state truccate”. Si parla di gravi omissioni, di documenti taroccati, di volumetrie incredibilmente gonfiate. “Con la scusa della legge regionale sul piano casa – aggiungono – hanno praticamente fatto della città carne da macello, violando ogni norma”. Si calcola che sulla base dell’interpretazione dello strumento urbanistico campano soltanto a Pomigliano siano stati realizzati negli ultimi cinque anni circa 500 appartamenti. Prezzo medio di mercato: 300mila euro.