
È stato assolto con formula piena, dopo due anni di udienze, il vigile urbano Luigi Maione, accusato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 479 c.p.). L’agente – assistito dall’avvocato Antonio Abete – stando alla tesi della Procura di Nola, aveva dichiarato il falso nella relazione di servizio n.193 del 9 giugno 2014 consegnata poi al comandante della polizia municipale di Sant’Anastasia.
Nel suo ruolo di sovrintendente della polizia locale in forza al comando di Sant’Anastasia, Luigi Maione aveva relazionato circa l’utilizzo dell’autovettura di servizio, una Fiat Bravo, dichiarando di aver tentato di accompagnare a casa il sindaco neoeletto Lello Abete ma di non esservi riuscito fino alle 3, 30 di notte a causa della folla. Aveva inoltre sostenuto, nella relazione, di aver dovuto far ricorso a deviazioni e percorsi alternativi, di aver azionato i segnali acustici, ovvero la sirena, per disperdere la folla che si accalcava intorno all’auto. L’accusa sosteneva, di contro, che l’agente Maione avesse indebitamente utilizzato l’autovettura di servizio per accompagnare Abete in giro per la città, festeggiando così la sua vittoria (e inoltre, si disse all’epoca con una versione che in molti dei protagonisti delle elezioni sostennero anche con note di familiari su facebook, per andare a stuzzicare almeno due degli avversari sotto casa), con tanto di lampeggianti e sirene in segno di festa.
Ebbene, l’anno successivo- ossia il 22 ottobre 2015 – si celebrò l’udienza preliminare dove gli imputati erano due, il sindaco Lello Abete e, appunto, l’agente Maione. I due dovevano rispondere del reato di peculato (art. 110, 314 cp) e, per Maione, di falsità ideologica. L’udienza fu rinviata a dicembre dello stesso anno e il gup assolse sia Abete che Maione dall’accusa di peculato, rinviando però a giudizio il vigile urbano per il delitto di cui al 479 c.p.
Dopo due anni di udienze, lunedì scorso (23 ottobre 2017), il Tribunale di Nola in composizione monocratica ha assolto Maione, difeso fin dal principio dall’avvocato Antonio Abete, anche dal secondo reato, con formula piena, «perché il fatto non sussiste».



