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Santa Maria a Castello, manifestazione di interesse per l’ex convento: quale futuro per uno dei luoghi simbolo del territorio?

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Dal finanziamento da 200 mila euro (perso) per la riqualificazione all’abbandono della sede storica: la nuova manifestazione di interesse del Comune riapre il dibattito sul destino della struttura adiacente al santuario di Santa Maria a Castello, che per  dieci anni  ha ospitato il Museo Etnostorico delle Genti Campane.
La recente manifestazione di interesse pubblicata dal Comune di Somma Vesuviana per la concessione in uso gratuito dell’ex convento di Santa Maria delle Grazie a Castello rappresenta un passaggio importante per il recupero e la valorizzazione di un immobile storico che, negli anni, è stato più volte indicato come possibile polo culturale, turistico e identitario della città.
Una prospettiva che inevitabilmente richiama alla memoria il percorso del Museo Etnostorico, fondato e diretto da Biagio Esposito, nato con l’obiettivo di raccogliere, conservare e valorizzare testimonianze della cultura popolare campana.
Il museo aprì ufficialmente al pubblico nell’aprile del 2011 nei locali di via Santa Maria a Castello, accanto al santuario della frazione collinare. Fin dalla sua inaugurazione si caratterizzò per una ricca raccolta di strumenti musicali, arredi, documenti storici, oggetti della civiltà contadina e reperti legati agli antichi mestieri, diventando negli anni un punto di riferimento per studiosi, scuole, associazioni e appassionati delle tradizioni popolari.
La struttura contribuì a mantenere viva la memoria storica del territorio, promuovendo attività culturali e percorsi didattici finalizzati alla conoscenza delle radici sociali e antropologiche dell’area vesuviana.
Un momento particolarmente significativo sembrò arrivare nel 2021, quando fu annunciato il progetto “Il Parco tra i Cittadini”, finanziato attraverso il GAL Vesuvio con un contributo di circa 200 mila euro destinato alla riqualificazione del Museo Etnostorico e dell’area di Santa Maria a Castello. L’intervento prevedeva il miglioramento degli spazi espositivi, attività laboratoriali, iniziative educative e percorsi di valorizzazione ambientale e culturale collegati al Parco Nazionale del Vesuvio.
Quel progetto avrebbe dovuto rappresentare un importante salto di qualità per il museo e per l’intero comparto turistico-culturale della zona collinare. Tuttavia, gli sviluppi successivi non hanno seguito le aspettative generate dall’annuncio del finanziamento che, purtroppo, è andato perduto.
Nel novembre 2023 Biagio Esposito comunicò che il Museo Etnostorico era stato costretto a lasciare la propria sede storica. Nella nota inviata alla stampa, Esposito dichiarò ““Negligenze burocratiche e amministrative, non certo addebitabili al Museo, ci hanno fatto perdere il finanziamento di 200mila euro che sarebbe servito a rendere più moderna ed efficiente la sede di via Santa Maria a Castello di Somma Vesuviana. La nostra attività proseguirà altrove”.
Una notizia che suscitò sorpresa e amarezza tra quanti avevano seguito negli anni la crescita della struttura e delle sue attività. Attorno alle ragioni che hanno condotto il Museo Etnostorico a lasciare la propria sede si sono sviluppate nel tempo interpretazioni differenti. Se da una parte è stata evidenziata la mancata concretizzazione di interventi di sostegno e riqualificazione annunciati negli anni precedenti, dall’altra alcuni osservatori locali hanno richiamato l’attenzione anche su aspetti organizzativi e gestionali dell’iniziativa. Elementi che contribuiscono a delineare una vicenda complessa e articolata, difficilmente riconducibile a una sola causa.
Al di là delle diverse letture, resta il dato oggettivo di una struttura lasciata da oltre due anni al degrado e all’abbandono ( vedi foto in appendice)
Oggi la manifestazione di interesse per l’ex convento di Santa Maria delle Grazie apre una nuova fase. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è individuare soggetti capaci di utilizzare e valorizzare una struttura di grande pregio storico e architettonico, restituendola alla piena fruizione della collettività.
Intanto, in tanti  si chiedono se, vista la stretta connessione tra l’ex convento e il santuario, una gestione affidata a don Francesco Feola possa garantire continuità ai servizi e alle attività che gravitano attorno a questo luogo particolarmente caro alla comunità locale. Un’ipotesi che trova consenso tra quanti riconoscono l’impegno profuso in questi anni  dal rettore del santuario nella tutela delle tradizioni religiose e nella cura degli spazi circostanti.
Tuttavia, al di là di chi sarà chiamato a gestire la struttura, il vero nodo resta un altro. L’esperienza del Museo Etnostorico dimostra che la sola disponibilità di un immobile non è sufficiente a garantirne il rilancio. Senza finanziamenti adeguati, progettualità concrete, sostegno istituzionale e investimenti destinati alla manutenzione e alla promozione delle attività, anche il miglior progetto rischia di restare sulla carta.
L’ex convento di Santa Maria delle Grazie rappresenta certamente una risorsa preziosa per il territorio, ma il suo futuro non potrà dipendere esclusivamente dal nome del gestore. Per trasformare questo bene in un autentico motore di sviluppo culturale, turistico e sociale serviranno risorse economiche, una visione condivisa e un impegno costante nel tempo. In assenza di questi elementi, il rischio è che la struttura continui a rimanere un contenitore di grande valore storico ma incapace di produrre benefici concreti per la comunità e per il rilancio dell’intera area di  Santa Maria a Castello.
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