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San Giorgio a Cremano, inchiesta tangenti «I soldi per i pc? Li anticipa l’imprenditore, è normale».

Dalle intercettazioni emergono dettagli che avvalorerebbero la tesi accusatoria del pm, uno degli indagati al telefono con la nuova compagna «Tu rubi». «Certo, che mi importa». Prevista per oggi la seduta di consiglio comunale.

 «Lello, salvati. Tirati fuori da quella triade». Così un’amica, durante una conversazione avvenuta a gennaio scorso tenta di mettere in allerta Raffaele Peluso, funzionario indagato nell’inchiesta sulle tangenti a San Giorgio a Cremano. La triade della quale si parla nella conversazione è appunto quella formata da Peluso, Leone di Marco e Carmine Intoccia, tutti indagati. Ma la miccia che ha portato il pm a chiedere le misure cautelari per i funzionari e ha gettato l’ombra anche sulla politica (avvisi di garanzia all’ex sindaco Giorgiano e all’attuale Zinno per il quale però il gip ha respinto la richiesta di arresto) parte appunto da Peluso. Sì perché se al «lavoro» avrebbe fatto parte di una triade, nel privato è un triangolo ad averlo messo nei guai. Una ex moglie gelosa della nuova compagna, ex stagista in comune. Una ex moglie che non si è fatta scrupolo di testimoniare contro di lui (raccontando dei soldi, una volta almeno più di 20mila euro, che portava a casa in contanti dopo ogni nuovo appalto) e ad aiutare il pm Ida Frongillo, titolare dell’indagine condotta dalla squadra mobile con il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, a costruire il castello di accuse cui potrà replicare assistito dal suo legale, l’avvocato Giuseppe De Angelis. Stando alle intercettazioni, anche la nuova compagna sapeva.

«Tu rubi» – gli dice in un colloquio di dicembre scorso. Lui, per tutta risposta: «Certo, che mi importa». Peluso, in forza al servizio infrastrutture del Comune di San Giorgio, era nel mirino da tempo. Ci sono altre intercettazioni del funzionario ora finito ai domiciliari. «Si devono aggiustare i computer?» chiede in una conversazione di luglio alla nuova compagna. Lei risponde: «I soldi per comprarli non li abbiamo». Peluso replica: «Li anticipa D’Alessandro, noi li paghiamo come lavori sotto altra forma, è normale». D’Alessandro è appunto l’imprenditore, anche lui sottoposto ai domiciliari e titolare della ditta dove fino a luglio lavorava anche Giuseppe Catauro che poi fu selezionato dal Comune di Somma Vesuviana come dirigente del settore Lavori Pubblici. C’è anche un’altra ombra sulla coppia, Peluso e la sua ex consorte Anna, come lei stessa ha raccontato agli inquirenti: all’inizio del 2011, poco dopo la nomina dell’uomo a responsabile del servizio, l’automobile della moglie fu data alle fiamme e si accertò che si trattava di incendio doloso. Di quell’episodio non si seppe più nulla né si accertarono le eventuali responsabilità, però dopo poco tempo i coniugi Peluso cambiarono casa.

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