Diceva Anais Nin: “Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo”: che è un concetto Kantiano. Le opere complesse di Rosanna Ammirati, “artista tessile” come Marylin Henrion, e i quadri della giovanissima Antonia Aschettino mi hanno fornito significativi motivi di riflessione su un tema che ha sollecitato da anni la mia attenzione: come nascono le immagini delle opere d’arte.
Si domandava Clive Bell: “Qual è la qualità comune alle opere di Giotto, ai tappeti cinesi, alle vetrate di Chartes, ai quadri di Piero della Francesca e a quelli di Cézanne? La “forma significante”, e cioè quella particolare combinazione di linee, di colori, di forme e di rapporti di forme che suscitano in noi “l’emozione estetica”.”. L’artista “vede” il mondo attraverso la sensibilità della sua percezione, ma è fatale che su questa sensibilità influiscano la conoscenza della storia dell’arte, la frequentazione dei musei e l’attenzione per le mostre. Renato Barilli racconta che lo “sguardo verista” di Cézanne si modificò radicalmente quando Pissarro gli fece notare che “era stato fatto un grande passo avanti dagli Impressionisti con l’introduzione del plein air e del contatto diretto con il “motivo””. Rosanna Ammirati è un’artista” tessile”, come Marylin Henrion: spero di convincerla a organizzare una mostra delle sue opere, perché la tecnica e lo stile sono di alto livello, come dimostrano l’opera la cui immagine apre l’articolo, e lo splendido “gioco di fiori” pubblicato in appendice. L’arte della Ammirati è ricamo e pittura. Nel suo ricamo c’è anche la memoria storica delle ricamatrici ottavianesi che furono famose fino alla metà del ‘900. Ha detto una grande artista del ricamo, Anais Beaulieu: “Il ricamo è un modo per attraversare il tempo, ma anche per stabilire un collegamento universale. Il ricamo è ovunque nel mondo. Il mio lavoro trova le sue basi nella mitologia, in quei racconti epici in cui esiste una connessione tra linguaggio e ricamo. Per esempio il filo di Arianna e Penelope. Ricamo per esprimere la storia del mondo in cui vivo attraverso una tecnica molto antica. Usarlo nel presente lo rende anche contemporaneo. Mi fa sentire un pò come Alice nel Paese delle Meraviglie. Cerco sempre di guardare cosa c’è dietro.”
Il ricamo è una tessitura preziosa delle cose, e conserva, delle cose, il peso e l’estensione. Rosanna Ammirati trasforma il tutto in un’immagine assoluta e definitiva, concreta e nello stesso tempo di straordinaria, vitale levità attraverso la luce del colore. Aveva ragione Giovanni Crisostomo: “La realtà è fatta di nodi e di luce”. E le opere di Rosanna Ammirati sono poetiche rappresentazioni di questa filosofica verità.
Ho osservato con grande attenzione, a Lauro, la mostra della giovane Antonia Aschettino, e ho notato che le “forme” disegnate sulla tela erano dettate da un occhio ancora “giovane”, non ancora condizionato dai pittori scelti come Maestri: insomma la pittrice “vedeva” le cose non come sono le cose, ma come è lei. Figure fluide, contrasti cromatici appena accennati con lievi pennellate, le ombre trattate con velature sapienti, testimonianza di una tecnica già di buon livello, e in qualche opera anche preziose combinazioni di linee rette e di linee curve e un’apprezzabile destrezza nel suggerire all’osservatore sia la profondità degli spazi, sia l’angolo di “ingresso” del suo sguardo. Antonia Aschettino cerca di concentrare la nostra attenzione sui gesti delle figure e sul “peso” degli oggetti e “possiede” una tavolozza che predilige i colori vitali, ma saprebbe accendere le scintille dell’energia anche nei colori di terra: ella ci dice che sta scoprendo il suo mondo e che vuole rappresentare la bellezza inquieta di questa quotidiana avventura nei “luoghi” esterni e in quelli dell’anima. Osservando il vigore dei contorni delle figure, sono stato spinto a credere che la giovane artista disegni non con la matita, ma con l’inchiostro e la penna. Cercherò di farmi invitare a visitare il suo studio.











