Il 7/ 9/ 1756 Carlo III di Borbone, Re delle Due Sicilie ( e di Gerusalemme), vietò con decreto “ la caccia nelle falde delle due Montagne di Somma e del Vesuvio, riserbate” al suo “innocente piacere”. I confini della Riserva vennero tracciati lungo le strade che giravano intorno alle due Montagne, e formavano un sistema il cui asse era la strada dello Sperone. Il “giro” partiva da Portici, attraversava Torre del Greco e “ Torre dell’ Annunziata”, toccava “ l’osteria di Tre Case, posseduta da Benigno Cirillo, alias Sepella”, costeggiava il Piano del Mauro, e, a seguire, “ il Campitello, la Chiesa della Madonna della Scala, l’Osteria della Zabatta, la Chiesa di San Leonardo, la Chiesa e il Convento di San Lorenzo” in Ottajano. Anche nel muro di questa Chiesa che è ancora oggi costeggiato dalla strada venne incastrata, a indicare il confine, la lastra con la “ R” di Riserva, sormontata dalla corona reale. Da Ottajano “ si passa per la Chiesa di Costantinopoli, s’entra nell’abitato di Somma, e passandosi per le case dello Spirito Santo di Somma prosegue la medesima strada sulla destra, incontrandosi l’ abitato di Sant’ Anastasio fino al palagio del Duca della Castelluccia.”.
Il “giro” del confine procedeva lungo masserie e “ Casini” fino al “ Territorio del Presidente Figliola”, che oggi fa parte di San Sebastiano al Vesuvio, e da qui, volgendo verso la Masseria di Stefano Dati, toccava “l’abitato di San Jorio”, di San Giorgio a Cremano, e infine, sviluppandosi tra ville e osterie, “sboccava” al Regal Sito di Portici, da cui aveva preso “ cominciamento”. Insomma, il confine disegnato da Carlo coincide in alcuni tratti con quello del Parco Nazionale del Vesuvio. “ Nella sinistra dell’additato giro” non si poteva “assolutamente” cacciare, nemmeno nei giardini “murati “ di “Ville e Casini”: immagino le proteste silenziose dei nobili e dei ricchi borghesi proprietari. “Chiunque di qualsivoglia grado, o condizione, anche dell’ordine militare” venisse sorpreso armato di schioppo “ cui non abbia tolta la pietra del fucile” – la pietra focaia – o “con qualunque altro istrumento da caccia” sarebbe condannato, se povero, a un mese di carcere, “ se benestante”, a una multa di dieci ducati. Chi avesse dato la caccia, con lo schioppo “ o in altra maniera” “ a lepri, pernici, fagiani e starne”, sarebbe stato punito, “ se nobile”, con tre anni di carcere, se “ignobile”, con tre anni di “galea”, di lavoro forzato sulle navi da guerra. Lo schioppo poteva essere portato, “ anche con la pietra al fucile” solo lungo le strade che facevano da confine, “ purché affatto non se ne faccia uso, della quale così ristretta facoltà saranno ancora ammoniti i passanti dalle lapidi” “affisse ai lati delle strade suddette”: tra queste c’era la “lapide” incastrata nel muro della Chiesa di San Lorenzo.
Da giugno a novembre, “ a custodia dei frutti” e delle viti, i padroni delle masserie potevano tenere all’interno delle proprietà schioppi e anche cani, purché fossero cani “bastardi” e non “ bracchi”, “né da caccia”: ma da maggio a giugno, “ nel tempo della cova di lepri pernici e starne” i cani dovevano essere “ tenuti legati con catene di ferro, e negli altri mesi dell’anno restino sciolti, ma con i randelli pendenti dal collo, affinché, scorrendo per i territori non possano inseguire, e fugare, lepri pernici e starne”. “ Per il medesimo fine di non disturbare lepri, pernici e starne è vietato a ognuno non solo il tagliare l’erba nel luogo detto il Cantarone, e nel piano della Montagna di Somma, la quale erba è stata comprata da Sua Maestà, ma anche il mandar capre, o pecore, a pascolare nel sito boscoso della medesima Montagna.”.
Carlo III di Borbone diede a Napoli e all’Europa Pompei, Ercolano e il primo progetto di un catasto comunale che rispondesse ai nuovi principi dell’economia e dell’organizzazione sociale. E diede il “bando” del 1756, dettato certamente dalle ragioni del suo “innocente piacere”, ma anche da una illuminata cultura dell’ambiente.
Nel 1818 Ferdinando I confermò il decreto del padre che abbiamo indicato come Carlo III solo per ragioni pratiche. Questo grande re, finché fu re di Napoli, non fu “ terzo”, ma solo “ Carlo, per grazia di Dio, re delle Due Sicilie e di Gerusalemme”.



