Quattro giovani con un progetto importante che mira a riprendere la cura dei terreni incolti, esaltare i prodotti tipici della terra vesuviana e in particolare «l’oro rosso»: il pomodoro del piennolo.
Ci sono ancora giovani che scelgono di tornare alla terra, di trarre da essa lo sprone per imprese che riportano alle origini, alle tradizioni, che hanno il profumo delle cose buone e genuine. Ci sono ancora questi giovani e esempio ne sono Raffaele Romano (archeologo), Danilo Stavola (dottore in giurisprudenza), Claudia Gherardelli (fotografa), Laura Ippolito (interior design). Sono amici, sono in quattro e pur con background differenti hanno qualcosa in comune: la passione per il loro territorio vesuviano e per la terra dove abitano, Pollena Trocchia. Ed è Raffaele Romano a raccontare il loro progetto.
Come nasce il vostro progetto che vi riporta a lavorare la terra, come si faceva un tempo?
«L’idea nasce in primis dal fatto di dimostrare e far capire, specie ai giovani, che non tutto è perduto in periodi di crisi e che dalla terra si può rinascere, non a caso la nostra associazione si chiama ‘Le ali della terra’. Prendiamo i terreni incolti e li mettiamo a coltura con prodotti tipici del nostro territorio, prediligendo il pomodoro del piennolo del Vesuvio (anche se noi amiamo e preferiamo chiamarlo del Monte Somma) sia rosso che giallo, e che abbiamo chiamato Cultur Piennolo»
Ci racconti come si articola il lavoro?
«Il nome ed il logo del nostro prodotto dice tutto riguardo il nostro progetto, perché oltre a coltivare, raccogliere, creare il piennolo e venderlo (infatti la filiera la chiudiamo tutta noi) vogliamo far conoscere le bellezze storico, archeologiche e artistiche della nostra terra. Infatti negli stand che addobbiamo, mettiamo sempre foto degli scavi di Pollena, foto della montagna, guide turistiche del nostro paese, perché crediamo che un turista debba innamorarsi di un luogo non solo con la vista, ma anche assaporandone i cibi e sentendone i profumi».
Chi vi ha aiutati nel lavoro pratico?
«Nella coltivazione così come nella trasformazione del prodotto ci siamo avvalsi dell’aiuto di agronomi, che hanno analizzato il terreno (che si trova a Pollena Trocchia) ma soprattutto e ci teniamo a dirlo, per fortuna, abbiamo avuto come maestri alcuni contadini del luogo, che ci hanno insegnato le tecniche, i gesti, i segreti di una coltivazione del pomodoro del piennolo antica e tradizionale. Oggi la tecnologia ha distrutto il rapporto con il passato e noi vogliamo ricrearlo e conservarlo per il futuro, infatti abbiamo in cantiere per l’anno prossimo di creare degli orti didattici per le scuole dove appunto vorremmo mostrare la nostra storia e il tipo di coltivazione che adoperiamo. I canali di vendita e promozione sono quelli di Facebook ed Instagram ‘Cultur Piennolo’ dove carichiamo le foto proprio per documentare ciò che facciamo»
La vostra è una coltivazione tradizionale e naturale?
«È una coltivazione sostenibile, dove non utilizziamo pesticidi ma coccinelle, dove non usiamo fertilizzanti ma i Bombi per un’impollinazione naturale»
A settembre parteciperete ad una popolare kermesse ad Anacapri per la seconda volta…
«Sì, il Comune di Anacapri è stato colpito dal nostro progetto e quando abbiamo chiesto di ripartecipare all’evento, anche quest’anno, hanno detto di si, offrendoci addirittura stand ed alloggio nei locali comunali. Lì, oltre al piennolo, porteremo immagini di Pollena Trocchia, guide turistiche del nostro territorio, il libro di Ambrogino Caracciolo ristampato quest’anno dalla Proloco. Insomma vorremmo essere ambasciatori della nostra terra, oltre che del Cultur Piennolo».



