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Pensare alla vita degli anziani

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La proposta di un viaggio, insieme con gli anziani, nella tecnologia per usarla e, forse, umanizzarla. 

Pensare alla vita degli anziani, ad una diversa normalità e completezza delle loro giornate, al necessario equilibrio fra incombenze quotidiane, momenti di relax ed impegni di relazione che allontanino solitudine e depressione. Ecco, al centro della nostra riflessione su come affrontare consapevolmente e senza infingimenti il tema della qualità della vita delle persone anziane ci deve essere l’attenzione per tutti i loro bisogni, a partire da quello affettivo e relazionale.

“L’abitudine di amare”, il felice titolo di un libro di un po’ di anni fa, quell’esercizio naturale ed incessante dell’animo umano che lo accompagna per tutti i suoi giorni, nutrendolo del più benefico dei balsami. Abituati come siamo ad amare, tutte le relazioni filiali, familiari ed amicali rappresentano il più funzionale degli stimoli vitali. Dunque, nella prospettiva dell’invecchiamento attivo, largo ai legami ed a tutti i ponti possibili col mondo di fuori.

Ma fuori di che? Fuori delle mura domestiche che abitualmente viviamo, che costituiscono i confini della nostra privacy, che compongono il puzzle della nostra confortevole intimità ma che possono rischiare di diventare un’angusta prigione qualora si presenti – ed è il punto di maggiore criticità della condizione anziana – l’eventualità della non autosufficienza a vivere da soli.

La popolazione anziana del nostro Paese cresce ogni anno e dobbiamo salutare come frutto del nostro benessere generale il progressivo allungamento della vita. Ecco perché la sua qualità, generazione dopo generazione, diventa centrale nella nostra strategia di sostegno. E se il suo livello è certamente legato alla salute ed alla serenità alimentate dalla forza dei legami affettivi, è altrettanto vero che agli stessi obiettivi concorre quel grado di autonomia cui sono finalizzati i presidi tecnologici destinati proprio a supplire ai problemi che possono presentarsi.

Ed ecco che i nostri anziani, già da oggi destinati a divenire centenari e ultracentenari, si incontrano con l’innovazione tecnologica. Gli anziani, secondo un radicato luogo comune, ostili al progresso e restii al cambiamento, possono e devono diventare i migliori fruitori delle tecnologie. E con la loro umanità orientare e umanizzare la ricerca tecnologica. Forse, solo loro possono garantire l’innovazione tecnologica al servizio dell’innovazione sociale, un orizzonte nuovo e in evoluzione che inventa e progetta sistemi impensabili fino a qualche anno fa. La tecnica come mezzo e non come fine.

Dopo qualche sperimentazione, penso a una ricerca sul tema, da presentare secondo un criterio logico, periodicamente, nella nostra rubrica. Con il filo conduttore della qualità della vita dell’anziano. Sia che parliamo di assistenza domiciliare, da quella integrata a quella tele assistita. Sia di smart home, soprattutto nella versione di abitazione amica dell’anziano. O ancora di smart City, città “intelligente”.  Una città vero e proprio incubatore di innovazione nel campo della mobilità, dello sviluppo sostenibile, del risparmio energetico e della digitalizzazione. Una smart City che non può prescindere dai prossimi orizzonti demografici. Che non può non pensare anche a nuove, possibili forme di residenzialità dedicate a persone con disabilità.

Ci porremo alcuni interrogativi, che già sono affiorati solo accennando ai temi, sul rapporto fra tecnologia e qualità della vita, fra la città “intelligente”, l’innovazione sociale e lo sviluppo delle comunità.

Arrivederci alla prossima tappa!