Home Politica Ottaviano, il sindaco Capasso: «Sono andato oltre i partiti»

Ottaviano, il sindaco Capasso: «Sono andato oltre i partiti»

724
0
CONDIVIDI

Sono passati appena tre giorni dal voto, ora si attende la proclamazione di sindaco e consiglieri, la nomina dei nuovi assessori, l’insediamento del consiglio comunale. Capasso, da sindaco uscente riconfermato dalle urne, è già al lavoro. Gli abbiamo chiesto di commentare non solo il risultato, ma anche le accuse scatenatesi sui social dopo la vittoria e – nell’intervista che segue – il primo cittadino di Ottaviano, che non si sbottona sui nomi della futura giunta comunale, tiene a rivendicare la sua leadership. Non solo da guida di una coalizione vincente ma da amministratore vesuviano.

Sindaco, i suoi commenti a caldo sulla vittoria li abbiamo ascoltati. Da «Li abbiamo asfaltati» a «Onore agli sconfitti». Vuole dirci, invece, come si sente passati i fuochi d’artificio, la musica trionfale e i cortei di rito?

«Ho già ricominciato a lavorare, ma i festeggiamenti sono ancora da venire. Non ho potuto la volta scorsa e l’ho promesso ai cittadini dai palchi: nei prossimi giorni organizzeremo una grande festa in piazza per tutti i cittadini. E per tutti i bambini, naturalmente».

Dopo le accuse di strumentalizzazione, sembra che voglia provocare qualcuno tirando in ballo nuovamente i bambini.

«Non vedo perché non dovrei. Amo i bambini, loro amano me. Nessuno li ha strumentalizzati e le accuse fatte a loro, alle insegnanti, alle famiglie, erano davvero ridicole. Un sindaco lavora per migliorare il paese e renderlo vivibile per le nuove generazioni, sono loro – i bambini – che si ricorderanno di me e di come ho lavorato».

Non sono però le sole accuse rivolte alla sua coalizione: anche se non risultano denunce formali, sui social è facile trovare commenti e post che alludono – esplicitamente o con più giri di parole – a compravendite di voti.

«L’ho scritto ieri sulla mia pagina facebook e lo ripeto laddove non fosse chiaro: non consento a chicchessia di darmi lezioni di legalità. Su questo fronte, come sul rispetto delle regole, io e la mia maggioranza abbiamo la coscienza pulitissima. E poi basta con questi leoni da tastiera. Io sono una persona perbene, se sono certo – o soltanto sospetto – che sia stato commesso un reato vado in Procura o dai carabinieri. Se queste persone che accusano non conoscono la strada per arrivarci posso accompagnarli io. O prestar loro un tom tom».

Parliamo del risultato. Cinque anni fa i voti per la sua coalizione erano 9517, le sue preferenze si fermarono a 8.813. Stavolta lo scarto è pressoché minimo: 9518 le liste, 9384 i suoi voti.

«Basta saper leggere il dato politico. Chi sa farlo non farà fatica a capire che gli elettori hanno premiato il sindaco che ha lavorato per il territorio e non solo la coalizione che lo ha sostenuto. Del resto, gli ultimi cinque anni parlano per me. Mi sono battuto per Ottaviano e non solo, affrontando tematiche che interessavano l’intera area vesuviana: penso alla riapertura del cantiere della statale 268, ai condoni edilizi, alla ricerca di alternative al piano nazionale di evacuazione in caso di eruzione del Vesuvio. Spero seriamente che i partiti tengano conto – nella selezione della classe dirigente – di chi lavora per il territorio. Perché finora proprio questo aspetto è venuto a mancare e il fallimento di certe logiche è sotto gli occhi di tutti».

 Come sarà la sua nuova giunta?

«Per ora posso solo giurare sulla competenza dei futuri assessori, esattamente come è stato per gli uscenti».

Le sue priorità imminenti?

«La metanizzazione, il piano operativo comunale, stiamo anche lavorando sugli avanzi di amministrazione e immaginando grandi progetti per Ottaviano».

Intanto la festa per la sua vittoria. Quando?

«Non posso ancora confermare una data. Prestissimo, entro due settimane. Ma prima riunirò i candidati di tutte le liste in un momento conviviale. La loro coesione è una ricchezza che non va persa, dobbiamo tutti fare squadra. Non c’è alcuna differenza per me tra chi ha preso un voto o chi ne ha presi mille. Ciascuno ci ha messo la faccia».