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Nola: nella mostra “Segreta…Mente” Rosanna Iossa crea uno spazio misterico per le sue mitiche “korai”

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Al centro della mostra il libro d’arte “Il Folle Sogno”, pubblicato dalla stamperia “Il Laboratorio”, con un’acquaforte dell’artista e una poesia di Margherita Romano. Il progetto della Iossa è di coinvolgere tutti i sensi del visitatore, e di collocare il corteo delle sue kòrai all’interno di uno spazio misterico, che si configura grazie anche al concerto cromatico delle note chiare. Il fluido disegno sottolinea l’identità di ogni kòre, e induce a credere che si apra, per l’artista, una nuova stagione caratterizzata dal confronto con i colori e le forme della realtà.

All’esterno della sala dello “Spazio Amira”, in cui è allestita la mostra “Segreta…Mente” c’è il pane, c’è la cioccolata calda, si muovono le ombre trasparenti degli alberi e le nostre voci si svolgono lente intorno al peso delle parole: anche un banale “buonasera” suona profondo. Lo sguardo di Rosanna Iossa è vivo di un ardore in cui si fondono quella gioia e quell’asprezza che Alberto Savinio trovava negli occhi di tutti gli artisti che osservano i visitatori delle loro opere in mostra: la gioia per l’attenzione mostrata dagli ospiti, l’asprezza dettata dall’insopportabile pensiero che questa gente “estranea” si permetterà di giudicare le opere dell’arte. E poiché la Iossa ha voluto sollecitare tutti i sensi dei visitatori, il pavimento della sala è cosparso di fiocchi di lana, che, calpestati, pare che emettano un gemito. Insomma l’artista ha realizzato il geniale progetto di trasformare lo “spazio” espositivo nel “temenos”, nel “templum”, di un culto misterico, di predisporre la nostra percezione a “sentire” il sacro dell’evento, a capire, infine, che le “kòrai” non sono esposte, non ci aspettano come i personaggi di un quadro qualsiasi, ma si “manifestano”, come le divinità di ogni religione. I culti misterici prevedono una carta mistica: e la carta c’è: è il libro d’arte “Il Folle Sogno”, pubblicato dalla stamperia “Il Laboratorio” di Vittorio Avella e Antonio Sgambati con  un’acquaforte della Iossa e una poesia di Margherita Romano. La Romano dovrebbe arrendersi definitivamente al fascino, che lei forse ora giudica impudico, della “penna”, del verso, del racconto: poiché ha molto da dire, e sa dirlo nello splendore della parola.

I fiocchi di lana parlano non solo al tatto, ma anche agli occhi, perché contribuiscono a colorare l’atmosfera con una nota di morbido e caldo chiarore, che si congiunge, in un ben calcolato gioco di corrispondenze, con il color crema delle cornici, col bianco ingrigito della carta “Cordenons”: il risultato è che i quadri, allineati sul muro, risultano alla fine momenti di una sola grande opera, in cui si muove il coerente corteo delle kòrai, e i movimenti di ciascuna danno senso, prospettiva, profondità e simmetria ai movimenti di tutte le altre, e, nel darli, questi valori, contemporaneamente li condividono.

Le kòrai della mostra precedente mi sembrò – e lo scrissi – che accennassero intenzioni di movimenti “attraverso la suggestione dell’agire sospeso, dell’attimo “fermo” in cui la volontà e il pensiero riprendono totale possesso del corpo.”. Mi pare che le kòrai di “Segreta…Mente configurino e portino a termine i movimenti e che il profilo della loro forma “commenti” la risolutezza dei gesti delineandosi sul foglio con un tratto più netto rispetto al passato, e più complesso: le “vergini” di questa mostra fanno ancora parte di un corteo, ma sono padrone del loro spazio, sembrano fiere della loro identità e della loro funzione simbolica, aprono la dimensione mitica alla forza di una realtà che l’artista esprime affidando alla matita il compito non solo di disegnare, ma di commentare: e i commenti della matita, diceva Luigi Crisconio, sono definitivi. E sarebbe imperdonabile non sottolineare la fluidità e il rigore del disegno della Iossa, anche perché sono persuaso che l’artista “sappia” – una consapevolezza di mente e di cuore – di aver dato inizio, con questa mostra, a una nuova stagione della sua vicenda artistica. Credo, insomma, che Rosanna Iossa sia destinata ad andare oltre la neutralità metafisica dei toni chiari e dei riflessi metallici,  a portare le sue kòrai fuori dallo spazio del mito nei luoghi della realtà, che sono luoghi segnati dal colore. Ma le vie dell’arte sono infinite, e le kòrai di Rosanna sono solo all’inizio del loro mistico viaggio.