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Nelle città inquinate largo al biometano

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La fonte di energia  in crescita in Europa è in ritardo in Italia. Costruire impianti di produzione e incentivarne l’uso. 

Ci sono buone idee per l’ambiente, ma tardano ad affermarsi. Raccontiamo una vicenda tutta italiana. Nei giorni in cui si parla di una nuova strategia per energia e ambiente spunta l’interesse per una fonte poco inquinante, economicamente interessante: il biometano.  C’è voluto un meeting di Legambiente a Bologna per far conoscere potenzialità, ricchezze, ma anche rischi, di un combustibile così futuristico. In primo luogo la possibilità di avere nelle nostre inquinatissime città, il 10% di trasporti pubblici spinti da questo tipo di carburante. E in poco tempo. Se davvero dobbiamo guardare allo appuntamento-verità del 2020 senza l’ansia di biossido di carbonio e tumori, questa è una partita da giocare. Via, quindi, all’incentivazione della produzione da impianti di biogas e biomasse. Le città possono cambiare faccia con dietro migliaia di aziende agricole e cooperative pronte. In Europa ci siamo guadagnati il secondo posto dietro la Germania. Ma la legislazione italiana è lenta, macchinosa. A Bologna, Piero Gattoni, Presidente del Consorzio italiano biogas, ha raccontato di 1.200 impianti di produzione nelle aziende agricole, di investimenti per 4,5 miliardi di euro, di 2,5 miliardi di metri cubi di biometano prodotti  e 12.000 posti di lavoro. Da strofinarsi le mani, se non fosse che dall’estero ci vedono i parenti  poveri, se non proprio fessi, rispetto a questo grande ed avveniristico business. Le nostre campagne e i nostri allevamenti sono di qualità, nonostante le umiliazioni normative dell’Europa, ma i loro residui non vengono sfruttati. La disponibilità al pubblico di biometano è ristrettissima. Appena fuori dall’Italia, invece, in Gran Bretagna e Germania contiamo 185 e 80 impianti. Da noi, appena 6 e incredibilmente soltanto sperimentali. Combattiamo lo smog e l’inquinamento, ma restiamo dipendenti dal petrolio. Ci ha sollevato un pò sapere che cento siti produttivi hanno chiesto di allacciarsi alla rete dei metanodotti. Ma quando si sblocca tutto? Bisogna incentivare la costruzione di impianti utili nei quali utilizzare tonnellate di scarti agricoli. In ogni Regione, senza altri alibi, a ragion veduta quando abbiamo ripreso a discutere di nuova strategia per ambiente ed energia.

 

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