Mimmo Beneventano, poeta e medico comunista, fu ammazzato a 32 anni ad Ottaviano, il 7 novembre del 1980. I killer e i mandanti di quest’omicidio di mafia sono rimasti impuniti, sconosciuti. Cutolo e altri sei criminali furono assolti dai giudici e da allora non si è saputo più niente. Intanto i giovani, ma anche i meno giovani del posto, non sanno nemmeno chi fosse Beneventano. Ricordo quando con il cognato, Pasquale Raia, tentammo di far riaprire il caso. Prima, dalle pagine de Il Mattino, iniziammo a scrivere dello scempio edilizio nell’area di quella che all’epoca non era ancora il parco nazionale del Vesuvio. Pasquale in quel tempo era il responsabile territoriale di Legambiente e questo della speculazione è stato un tema sempre caro al leader comunista di Ottaviano, che negli anni Ottanta da consigliere comunale spesso denunciò fatti, circostanze e nomi del mattone facile all’ombra del Monte Somma, il versante settentrionale del Vesuvio su cui si abbarbica Ottaviano. Poi, sempre insieme con Pasquale Raia, erano gli anni Novanta, organizzammo una fiaccolata nel centro storico del paese, partendo proprio dalla casa di Mimmo, dalla strada in cui fu freddato dai killer subito dopo aver dato un ultimo saluto alla mamma e prima di aprire lo sportello della macchina per recarsi all’ospedale San Gennaro di Napoli, dove il consigliere comunale del PCI lavorava come medico. A quella fiaccolata però parteciparono poche persone. Cioè, per la verità una certa partecipazione ci fu. Ma non quella che ci si attendeva. Ottaviano ancora una volta aveva tradito il suo Mimmo. Il caso non fu riaperto dalla magistratura. Nel frattempo sono passati due decenni da quel tentativo fallito e la polvere dell’oblio sembra aver ricoperto per sempre questa storia. Di Mimmo infatti si continua a parlare sempre meno, troppo poco a Ottaviano e dintorni. L’unico, vero esempio umano, civile, politico di questa terra martoriata, insieme con Pasquale Cappuccio, avvocato e consigliere del PSI ammazzato nel 1978. Il ricordo di Mimmo , e di Pasquale, è stato rimosso dalla stessa gente e dalla sua classe politica vesuviana che continua, imperterrita, a tramandarsi il potere nell’oblio dei buoni esempi.



