«Quando a giugno mi cosparsi di benzina sotto casa di Di Maio e fui ricoverato in ospedale il vicepremier mi venne a trovare nel pronto soccorso e mentre stavo sul letto mi disse che avrebbe fatto di tutto per noi operai licenziati dalla Fiat e che non saremmo rimasti soli. Poi mi diede quello che disse essere il suo numero di telefono personale. Intanto noi lo abbiamo chiamato molte volte a quel numero ma non ci ha mai risposto. Era un numero fasullo. Evidentemente si tratta di uno specchietto per le allodole che tutti i politici usano quando si devono liberare di qualcuno». Mimmo Mignano, l’operaio della Fiat licenziato cinque mesi e mezzo fa in via definitiva insieme ad altri quattro colleghi per aver manifestato contro Marchionne, è molto arrabbiato con Luigi Di Maio. Arrabbiato e deluso. «Grazie a una sentenza ingiusta della Cassazione, che ha ribaltato il verdetto della Corte d’Appello di Napoli, ora io e i miei compagni ci ritroviamo senza soldi e senza posto, con una montagna di debiti. La Fiat ci ha pure intimato di riavere indietro gli stipendi che ci ha erogato dopo la sentenza dell’Appello, a noi favorevole, altrimenti ci porterà via anche quel poco che ci resta. Nel frattempo il vicepremier ci aveva promesso un aiuto. Ma sono state parole al vento. Poi siamo andati a manifestare a Roma, due mesi fa, per protestare contro un governo che in realtà nulla sta facendo e vuole fare per chi sta male. In quell’occasione ci siamo asserragliati sul tetto di un palazzo, dove salì in segno di solidarietà il parlamentare dei Cinque Stelle, Gianluigi Paragone, il giornalista. Paragone ci disse che tutti i parlamentari dei Cinque Stelle si sarebbero autotassati per noi cinque licenziati fino a quando non sarebbe arrivato il reddito di cittadinanza. E’ stata un’altra bugia. Abbiamo solo rimediato un Daspo di due anni dalla questura di Roma mentre un nostro compagno licenziato, Massimo Napolitano, per la disperazione ha preso un aereo per Londra nel tentativo di trovare un lavoro, a quasi sessant’anni. Domani saremo in presidio davanti all’Itis di Pomigliano, dov’è atteso Di Maio, per manifestare tutto il nostro dissenso a lui e a quella banda di opportunisti al governo».



