La Cgil: « Cancellati salari e diritti ». La Cisl: « Speculano sui drammi umani ».
A un anno dal licenziamento è stato trovato l’accordo per il ritorno al lavoro, entro la fine del 2017, dei 215 centralinisti finiti in mobilità e un tempo dislocati negli uffici del call center Gepin di Casavatore. Si tratta del più grande disastro occupazionale messo a segno a Napoli e provincia nel 2016. Ora però questa pagina buia pare sia stata cancellata. L’intesa è stata sottoscritta dopo molte ore di trattativa stamattina, all’alba, al ministero dello Sviluppo Economico. Ma ci sono ombre. L’accordo infatti non è stato firmato dalla Slc Cgil a causa del dimezzamento dei salari, dell’azzeramento degli scatti di anzianità, dei demansionamenti, dell’attuale assenza di una sede operativa a Napoli e, in particolare, del mancato inserimento nel patto dell’articolo 18, la norma dello Statuto dei lavoratori che tutela il dipendente dal licenziamento senza giusta causa. Una volta trasferiti alla nuova società, la System House, che ha vinto l’appalto di Poste Italiane, gli addetti non potranno infatti essere protetti dalla norma statutaria che invece li proteggeva quando si trovavano alle dipendenze della Gepin. Si ripete quindi in fotocopia quanto già successo nel settembre dell’anno scorso. Anche in quel caso c’era stato l’accordo separato finalizzato alla riassunzione in un’azienda che però poi è stata costretta a rinunciare perché la System House aveva nel frattempo vinto un ricorso al Tar. Si è resa dunque necessaria una seconda trattativa, con System House appunto, allo scopo di riassumere i giovani e meno giovani ex Gepin che avevano perso il lavoro. E il nuovo accordo è stato partorito stamane. Prevede che inizialmente i dipendenti, a partire dal 30 settembre, vengano inquadrati tutti a quattro ore. C’è però l’impegno in base al quale gradualmente « saranno incrementati sia i contratti che i profili professionali man mano che aumenteranno i volumi della commessa Poste ». Inoltre per i lavoratori che resteranno senza indennità di mobilità a partire da luglio è stata promessa dall’assessore regionale al Lavoro, Sonia Palmeri, la copertura attraverso l’erogazione fino al 30 settembre di un ammortizzatore sociale, l’ “APU”. C’è infine la possibilità, per coloro che non intendono perdere i soldi della mobilità garantiti fino alla fine di quest’anno, di essere assunti a dicembre. Pesa però la questione dell’articolo 18, la cui assenza rende la posizione dei lavoratori molto più debole che in precedenza. In sede di trattativa il responsabile di System House, l’ingegner Agostino Silipo, si è detto favorevole alla reintroduzione della norma statutaria ma ha anche dichiarato che comunque avrebbe dovuto ascoltare il parere degli altri componenti del suo consorzio di riferimento. Si vedrà. Sta di fatto che la Slc Cgil resta molto preoccupata. « E’ inaccettabile – dichiara Osvaldo Barba, segretario della Slc Cgil di Napoli – che in una sede come quella del ministero, alla presenza del governo nazionale e delle istituzione regionali rappresentate dagli assessori al Lavoro dei territori coinvolti, venga stipulato un accordo che scarica pesantemente sui lavoratori e sulle loro famiglie tutte le problematiche relative ai cambi di appalto, alla mancata applicazione delle clausole sociali, alle gare al massimo ribasso ». L’organizzazione di categoria della Cgil punta l’indice anche contro la Gepin, ritenuta responsabile di questo disastro e del successivo abbandono al loro destino dei lavoratori. « Riteniamo che System House – aggiunge Barba – subentrata all’ultimo momento in questa vertenza debba produrre, così come richiesto da SLC, un atto formale a tutela dei lavoratori in cui si metta per iscritto il mantenimento dell’articolo 18. Inoltre quest’ azienda che non ha sede sul territorio di Napoli deve comunicare ai lavoratori ed al sindacato dove intende svolgere le sue attività e obbligatoriamente mantenere il vincolo della territorialità della commessa che deve essere lavorata sull’area metropolitana di Napoli ». Si profila un nuovo tavolo di confronto in sede di verifica dell’accordo. « La riapertura della trattativa – puntualizza però il segretario della Slc partenopea – così come richiesto da SLC al ministero, deve produrre necessariamente da parte di System House l’ aumento del numero di ore da assegnare ai lavoratori per attribuire loro un salario più dignitoso ». Del tutto diversa la posizione della Fistel. Giuseppe Di Marzo, segretario regionale del sindacato di categoria della Cisl, stigmatizza il comportamento della Slc Cgil. « Abbiamo fatto l’impossibile – commenta – per riuscire a trovare dopo tanti mesi di iniziative ed incontri una soluzione che oggi annunciamo con enorme soddisfazione ma che purtroppo non è stata condivisa da tutti poiché permangono ancora organizzazioni sindacali che sui drammi umani fanno ideologia e politica ». E Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl della Campania, aggiunge che « bisogna però sottolineare gli sforzi compiuti dalla viceministro Teresa Bellanova e dall’assessore regionale al Lavoro Sonia Palmeri, che ha garantito gli ammortizzatori sociali a coloro che resteranno privi di coperture da luglio a settembre ».








