Questione complessa. Oggi ancora depositata la sentenza.
Nella mani del giudice di Appello del tribunale di Napoli c’è la classica patata bollente. la magistratura deve valutare il ricorso per l’annullamento dei cinque licenziamenti di altrettanti operai del reparto logistico Fiat di Nola e per farlo si è presa dieci giorni di tempo a partire da ieri. La decisione, cioè se far tornare o meno al lavoro i licenziati, sarà resa nota entro il 30 settembre. Questo vuol dire che la sentenza potrebbe uscire in qualsiasi momento nell’ambito di questo periodo. Intanto da un lato i ricorrenti sostengono che aver esibito, il 5 giugno del 2014, un fantoccio raffigurante Marchionne impiccato a un patibolo davanti al reparto logistico di Nola sia stata una manifestazione del tutto non violenta ascrivibile al diritto di opinione e di critica, di poter fare satira anche in modo provocatoriamente molto serio, visto che in quelle settimane si erano suicidati due operai dello stesso reparto, Pino De Crescenzo e Maria Baratto, in cassa integrazione a zero ore da molti mesi, e che la manifestazione era scaturita proprio da queste due tragiche storie di emarginazione e solitudine operaia. L’azienda invece attraverso i suoi legali afferma che con quell’atto minaccioso e violento nei riguardi della persona fisica dell’ad Marchionne sia venuto meno il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente e che quel gesto è assimilabile alle intimidazioni che si consumarono negli anni di piombo del terrorismo politico. Due posizioni diametralmente opposte che nel frattempo è chiamata a valutare la magistratura del lavoro.



