Santa Maria a Castello, manifestazione di interesse per l’ex convento: quale futuro per uno dei luoghi simbolo del territorio?

Dal finanziamento da 200 mila euro (perso) per la riqualificazione all’abbandono della sede storica: la nuova manifestazione di interesse del Comune riapre il dibattito sul destino della struttura adiacente al santuario di Santa Maria a Castello, che per  dieci anni  ha ospitato il Museo Etnostorico delle Genti Campane.
La recente manifestazione di interesse pubblicata dal Comune di Somma Vesuviana per la concessione in uso gratuito dell’ex convento di Santa Maria delle Grazie a Castello rappresenta un passaggio importante per il recupero e la valorizzazione di un immobile storico che, negli anni, è stato più volte indicato come possibile polo culturale, turistico e identitario della città.
Una prospettiva che inevitabilmente richiama alla memoria il percorso del Museo Etnostorico, fondato e diretto da Biagio Esposito, nato con l’obiettivo di raccogliere, conservare e valorizzare testimonianze della cultura popolare campana.
Il museo aprì ufficialmente al pubblico nell’aprile del 2011 nei locali di via Santa Maria a Castello, accanto al santuario della frazione collinare. Fin dalla sua inaugurazione si caratterizzò per una ricca raccolta di strumenti musicali, arredi, documenti storici, oggetti della civiltà contadina e reperti legati agli antichi mestieri, diventando negli anni un punto di riferimento per studiosi, scuole, associazioni e appassionati delle tradizioni popolari.
La struttura contribuì a mantenere viva la memoria storica del territorio, promuovendo attività culturali e percorsi didattici finalizzati alla conoscenza delle radici sociali e antropologiche dell’area vesuviana.
Un momento particolarmente significativo sembrò arrivare nel 2021, quando fu annunciato il progetto “Il Parco tra i Cittadini”, finanziato attraverso il GAL Vesuvio con un contributo di circa 200 mila euro destinato alla riqualificazione del Museo Etnostorico e dell’area di Santa Maria a Castello. L’intervento prevedeva il miglioramento degli spazi espositivi, attività laboratoriali, iniziative educative e percorsi di valorizzazione ambientale e culturale collegati al Parco Nazionale del Vesuvio.
Quel progetto avrebbe dovuto rappresentare un importante salto di qualità per il museo e per l’intero comparto turistico-culturale della zona collinare. Tuttavia, gli sviluppi successivi non hanno seguito le aspettative generate dall’annuncio del finanziamento che, purtroppo, è andato perduto.
Nel novembre 2023 Biagio Esposito comunicò che il Museo Etnostorico era stato costretto a lasciare la propria sede storica. Nella nota inviata alla stampa, Esposito dichiarò ““Negligenze burocratiche e amministrative, non certo addebitabili al Museo, ci hanno fatto perdere il finanziamento di 200mila euro che sarebbe servito a rendere più moderna ed efficiente la sede di via Santa Maria a Castello di Somma Vesuviana. La nostra attività proseguirà altrove”.
Una notizia che suscitò sorpresa e amarezza tra quanti avevano seguito negli anni la crescita della struttura e delle sue attività. Attorno alle ragioni che hanno condotto il Museo Etnostorico a lasciare la propria sede si sono sviluppate nel tempo interpretazioni differenti. Se da una parte è stata evidenziata la mancata concretizzazione di interventi di sostegno e riqualificazione annunciati negli anni precedenti, dall’altra alcuni osservatori locali hanno richiamato l’attenzione anche su aspetti organizzativi e gestionali dell’iniziativa. Elementi che contribuiscono a delineare una vicenda complessa e articolata, difficilmente riconducibile a una sola causa.
Al di là delle diverse letture, resta il dato oggettivo di una struttura lasciata da oltre due anni al degrado e all’abbandono ( vedi foto in appendice)
Oggi la manifestazione di interesse per l’ex convento di Santa Maria delle Grazie apre una nuova fase. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è individuare soggetti capaci di utilizzare e valorizzare una struttura di grande pregio storico e architettonico, restituendola alla piena fruizione della collettività.
Intanto, in tanti  si chiedono se, vista la stretta connessione tra l’ex convento e il santuario, una gestione affidata a don Francesco Feola possa garantire continuità ai servizi e alle attività che gravitano attorno a questo luogo particolarmente caro alla comunità locale. Un’ipotesi che trova consenso tra quanti riconoscono l’impegno profuso in questi anni  dal rettore del santuario nella tutela delle tradizioni religiose e nella cura degli spazi circostanti.
Tuttavia, al di là di chi sarà chiamato a gestire la struttura, il vero nodo resta un altro. L’esperienza del Museo Etnostorico dimostra che la sola disponibilità di un immobile non è sufficiente a garantirne il rilancio. Senza finanziamenti adeguati, progettualità concrete, sostegno istituzionale e investimenti destinati alla manutenzione e alla promozione delle attività, anche il miglior progetto rischia di restare sulla carta.
L’ex convento di Santa Maria delle Grazie rappresenta certamente una risorsa preziosa per il territorio, ma il suo futuro non potrà dipendere esclusivamente dal nome del gestore. Per trasformare questo bene in un autentico motore di sviluppo culturale, turistico e sociale serviranno risorse economiche, una visione condivisa e un impegno costante nel tempo. In assenza di questi elementi, il rischio è che la struttura continui a rimanere un contenitore di grande valore storico ma incapace di produrre benefici concreti per la comunità e per il rilancio dell’intera area di  Santa Maria a Castello.

Nola, prova a ottenere un finanziamento con documenti falsi: arrestato

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Un tentativo di ottenere un finanziamento attraverso l’utilizzo di documenti falsi si è concluso con l’arresto di un uomo di 71 anni a Nola. L’operazione è stata condotta dagli agenti della Polizia di Stato, che hanno fermato il sospettato dopo la segnalazione di un commerciante.

L’episodio si è verificato nel pomeriggio di ieri durante un servizio di controllo del territorio svolto dagli agenti del Commissariato di Nola. I poliziotti, mentre transitavano nei pressi di un’attività commerciale cittadina, sono stati avvicinati dal titolare del negozio, il quale ha riferito di nutrire forti dubbi sulla documentazione presentata da un cliente intenzionato ad acquistare alcuni dispositivi elettronici attraverso una pratica di finanziamento.

Secondo quanto ricostruito, il soggetto avrebbe fornito documenti ritenuti sospetti nel tentativo di ottenere il via libera all’operazione economica. Gli agenti hanno quindi deciso di effettuare un controllo immediato.

Durante le procedure di identificazione, l’uomo avrebbe esibito una carta d’identità risultata successivamente contraffatta. Gli accertamenti svolti sul posto hanno consentito di verificare l’assenza degli elementi di sicurezza previsti dalla normativa, confermando così i sospetti degli investigatori.

Il 71enne, già noto alle forze dell’ordine e con precedenti anche per fatti analoghi, è stato arrestato con le accuse di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, falsa attestazione a pubblico ufficiale e contraffazione del sigillo dello Stato.

L’intervento ha consentito di bloccare sul nascere un presunto tentativo di frode che avrebbe potuto causare un danno economico all’esercente e alla società finanziaria coinvolta nella pratica.

L’uomo è stato quindi accompagnato negli uffici di polizia per le formalità di rito e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Simula un incidente per ottenere denaro, fallisce il colpo: denunciato ad Acerra

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Ha tentato di mettere in scena un falso incidente stradale per ottenere un risarcimento immediato, ma il piano è saltato quando la vittima si è rivelata essere un appartenente alla Polizia di Stato. È quanto accaduto nei giorni scorsi lungo la SS162, dove un uomo è stato denunciato per una serie di reati, tra cui tentata truffa e guida senza patente.

La vicenda si è verificata mentre un agente della Sezione Polizia Stradale di Napoli, fuori servizio, stava percorrendo la strada in direzione Acerra. Durante il tragitto, il poliziotto ha superato un veicolo che procedeva lentamente.

Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori, il conducente dell’altra auto avrebbe inscenato la classica “truffa dello specchietto”. Prima avrebbe lanciato un oggetto contro la vettura del sorpassante, poi avrebbe provocato un lieve contatto tra i due mezzi, cercando di attribuire all’altro automobilista la responsabilità del presunto incidente.

Dopo aver costretto il conducente a fermarsi, l’uomo avrebbe richiesto il pagamento immediato di 300 euro per evitare ulteriori conseguenze e chiudere la questione sul posto.

La richiesta, però, non ha avuto l’effetto sperato. L’agente, intuendo il tentativo di raggiro, si è qualificato come poliziotto. A quel punto il presunto responsabile si è dato alla fuga, cercando di far perdere le proprie tracce.

L’episodio ha dato il via agli accertamenti della Polizia di Stato, che in breve tempo è riuscita a risalire all’identità dell’uomo. Le verifiche hanno inoltre evidenziato che il soggetto era privo della patente di guida e che la stessa violazione risultava già reiterata nel corso degli ultimi due anni.

Al termine delle attività investigative, per il presunto autore della vicenda è scattata la denuncia.

Vorraro ucciso e fatto sparire per un debito di 250mila euro: la trappola degli ex soci

Dietro la misteriosa scomparsa di Francesco Vorraro potrebbe nascondersi una vicenda fatta di investimenti, denaro affidato da terzi e rapporti economici deteriorati. È questa la pista che gli investigatori stanno seguendo dopo il fermo di quattro persone ritenute coinvolte nel presunto sequestro dell’imprenditore, svanito nel nulla lo scorso 9 febbraio.

Secondo la ricostruzione emersa dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Vorraro avrebbe gestito consistenti somme di denaro provenienti da alcuni investitori privati. La cifra emersa dalle indagini si attesterebbe sui 250mila euro. Parte di queste risorse sarebbe stata destinata ad attività commerciali e operazioni di import-export con società attive nell’Est Europa, attraverso un sistema di compravendite e trasferimenti economici che oggi è al centro degli accertamenti.

Gli inquirenti ipotizzano che proprio la gestione di questi capitali possa aver generato tensioni e contrasti. Vorraro avrebbe accumulato una situazione debitoria nei confronti di diversi soggetti che gli avevano affidato denaro, aspettandosi rendimenti o la restituzione delle somme investite. Tra questi figurerebbero anche persone finite successivamente sotto la lente della magistratura.

L’ipotesi investigativa è che il 9 febbraio l’imprenditore sia stato attirato a un incontro con alcuni ex soci o conoscenti. Da quel momento sarebbe stato condotto in una zona isolata, dove sarebbe stato interrogato e costretto a fornire informazioni sui movimenti di denaro, sulle attività economiche gestite e sull’ubicazione delle somme investite.

Gli investigatori ritengono che l’obiettivo iniziale fosse quello di recuperare il denaro ritenuto perduto. La morte dell’uomo, tuttavia, non sarebbe stata prevista nel piano originario ma sarebbe sopraggiunta durante o dopo il sequestro. Una circostanza che resta ancora tutta da chiarire.

Il corpo di Vorraro non è mai stato ritrovato. Proprio per questo il procedimento resta incentrato su una presunta lupara bianca, mentre proseguono le ricerche in terreni e aree rurali del Vesuviano alla ricerca di elementi che possano confermare definitivamente la ricostruzione accusatoria.

San Giuseppe Vesuviano, si dimette il vicesindaco Borriello: scossone nella maggioranza

 

L’annuncio durante il Consiglio comunale convocato d’urgenza. La decisione arriva in settimane segnate dalle polemiche sugli esposti anonimi

Le dimissioni sono arrivate nel momento forse più delicato per l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Sepe. Nel corso del Consiglio comunale convocato con carattere d’urgenza, il vicesindaco Antonio Borriello ha annunciato la propria decisione di lasciare l’incarico, aprendo una nuova fase politica all’interno della maggioranza.

La scelta, che da giorni veniva data come possibile negli ambienti politici cittadini, si è concretizzata direttamente in aula, sorprendendo parte dei consiglieri e dei presenti. Un passaggio che modifica gli equilibri dell’esecutivo e che costringerà ora il sindaco a una riorganizzazione della giunta e delle deleghe.

Le dimissioni maturano in un clima politico particolarmente teso. Nelle ultime settimane, infatti, il dibattito cittadino è stato alimentato da una serie di esposti anonimi inviati a istituzioni e forze dell’ordine, documenti che hanno acceso l’attenzione su vicende amministrative e politiche locali.

Tra gli argomenti finiti al centro delle indiscrezioni vi era anche un riferimento a una festa privata riconducibile a un familiare dell’ex vicesindaco, alla quale – secondo quanto riportato negli esposti – avrebbero partecipato persone legate ad ambienti della criminalità organizzata. Circostanze che, allo stato, non risultano oggetto di contestazioni giudiziarie nei confronti di Borriello e che restano nell’ambito delle segnalazioni anonime circolate nelle scorse settimane.

Proprio per questo motivo, la vicenda ha assunto soprattutto una dimensione politica, contribuendo ad alimentare il confronto all’interno della città e a generare interrogativi sul futuro degli equilibri amministrativi.

Al momento non sono state rese note dichiarazioni dettagliate sulle motivazioni che hanno portato Borriello a lasciare l’incarico. Resta però evidente che le dimissioni arrivano in una fase complessa per la maggioranza, chiamata ora a gestire le conseguenze politiche di una decisione che segna uno dei passaggi più significativi dall’insediamento dell’amministrazione Sepe.

Nelle prossime ore si attende una presa di posizione ufficiale del sindaco e della maggioranza, mentre negli ambienti politici locali è già iniziata la riflessione sul nome che potrebbe raccogliere l’eredità dell’ormai ex vicesindaco.

Per San Giuseppe Vesuviano si apre una delicata fase, destinata a incidere sugli equilibri interni dell’amministrazione e sul dibattito politico cittadino.

Voto venduto a 20 euro, veleni sul ballottaggio: spuntano gli audio

 

POMPEI – Nuovi elementi finiscono al vaglio della Procura di Torre Annunziata nell’ambito dell’inchiesta sulle recenti elezioni amministrative di Pompei. Come riportato da Il Mattino, agli atti dell’indagine sono stati acquisiti alcuni file audio contenuti in una pen drive recapitata agli inquirenti insieme a una lettera anonima nella quale vengono descritti presunti episodi di compravendita di voti e attività riconducibili a possibili forme di corruzione elettorale.

 

Tra i messaggi vocali consegnati alla magistratura ce n’è uno particolarmente delicato. Una donna racconta di aver assistito alla consegna di 20 euro a un elettore che avrebbe dichiarato di non aver ancora votato. Secondo il contenuto dell’audio, il destinatario del denaro sarebbe stato invitato a esprimere precise preferenze sulla scheda elettorale.

 

La documentazione sarà ora esaminata dagli investigatori che dovranno verificarne autenticità, provenienza e attendibilità. L’inchiesta era già stata aperta nei giorni successivi al primo turno delle amministrative dopo alcuni controlli effettuati dalle forze dell’ordine all’interno dei seggi.

 

Al centro degli accertamenti vi sono tre episodi distinti di elettori sorpresi ad aver fotografato la propria scheda elettorale. In due casi, secondo quanto emerso, le immagini avrebbero mostrato la preferenza per la stessa candidata. Circostanza che ha spinto la Procura ad approfondire la vicenda per comprendere se si sia trattato di semplici violazioni delle norme sulla segretezza del voto oppure di comportamenti collegati a un possibile sistema di controllo delle preferenze espresse dagli elettori.

 

I cellulari sequestrati sono stati affidati ai consulenti incaricati delle analisi tecniche. Secondo quanto riferito da Il Mattino, su uno dei dispositivi sarebbero stati individuati anche appunti e riferimenti a presunti compensi economici che variavano da 20 a 50 euro per voto.

 

Le verifiche proseguono nel massimo riserbo. Al momento non risultano contestazioni definitive e sarà l’attività investigativa a stabilire se dietro gli episodi segnalati si nasconda un vero sistema di voto di scambio oppure singole condotte prive di rilevanza penale.

Pollena Trocchia, ampliamento cimitero comunale: al via la fase di concessione di quanto realizzato

Riceviamo dal Comune di Pollena Trocchia e pubblichiamo
Cimitero comunale, al via la fase di concessione di loculi, ossarietti e suoli per cappelle nell’ambito dell’ultimo ampliamento del cimitero comunale di Pollena Trocchia. Con l’esclusione dei soli loculi appartenenti al blocco N, già assegnati tramite sorteggio pubblico proprio come tutti gli altri, ma che saranno consegnati solo a seguito della loro piena ultimazione, tutti gli altri loculi, gli ossarietti e i suoli per cappelle sono pronti per essere ufficialmente dati in concessione ai partecipanti all’apposito bando attraverso la firma del contratto.
Poco meno del 90% di quanto realizzato, dunque, pronto per essere consegnato subito. «Lo diciamo con chiarezza e senza nasconderci: siamo estremamente rammaricati per il ritardo accumulato in questi mesi, per quanto non dipendente dalla nostra volontà e responsabilità, e ancor più perché alcuni dei partecipanti al bando dovranno continuare ad attendere prima di firmare la concessione. Dopo il sorteggio pubblico per identificare loculi e ossarietti prenotati da ciascun partecipante al bando pubblico in maniera trasparente, era intenzione di questa Amministrazione comunale procedere quanto prima con la definitiva assegnazione degli stessi. Purtroppo, però, non sempre quanto programmato e desiderato si realizza nei tempi previsti. Abbiamo atteso per consegnare loculi, ossarietti e suoli per cappelle tutti insieme, ma dato il ritardo che dovrà ancora scontare il blocco N abbiamo deciso di cominciare la procedura di firma delle concessioni escludendo quest’ultimo»
hanno spiegato Carlo Esposito, sindaco del comune di Pollena Trocchia, e Ilenia Terracciano, assessore al cimitero. «Il motivo di questa differenziazione risiede nel mancato deposito presso il Genio Civile dei calcoli per i gettiti per la realizzazione del solo Blocco N. I tecnici incaricati della procedura hanno già da tempo provveduto a sanare questa mancanza, tuttavia la regolarizzazione, necessaria per il proseguimento dei lavori a quello che è l’unico blocco dell’ampliamento ancora non ultimato, prevede dei passaggi e delle tempistiche che devono essere rispettate e non possono in alcun modo essere velocizzati» hanno proseguito sindaco e assessore. «In un primo momento abbiamo aspettato per una consegna unitaria e complessiva, ma il prolungarsi dell’attesa ci ha spinto a prendere l’attuale decisione, che non significa che per l’ultimazione del blocco N l’attesa sarà necessariamente ancora lunga, ma non avendo certezze in merito si è provveduto a una consegna parziale del cantiere per cominciare a mettere la parola fine a questa vicenda. Il ritardo accumulato non deve e non può offuscare quello che è un grande risultato raggiunto, che risponde a una fondamentale esigenza dei nostri concittadini» hanno concluso Carlo Esposito e Ilenia Terracciano.

Scuola Calcio Mariglianella, torneo di Montesilvano: è medaglia d’argento per i piccoli del 2018

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Riceviamo una lettera dai genitori dei piccoli campioni della categoria 2018 e pubblichiamo

 

*MARIGLIANELLA* – Come genitori dei bambini della *categoria 2018* della Scuola Calcio Mariglianella, vogliamo esprimere tutto il nostro orgoglio per la straordinaria avventura vissuta al torneo di Montesilvano (PE) tenutosi dal 30 maggio al 2 giugno; un evento prestigioso organizzato dalla nostra stessa società e a cui abbiamo potuto prendere parte grazie al suo immenso impegno.

Al loro esordio assoluto, i nostri piccoli atleti hanno conquistato un meritatissimo secondo posto al termine di una cavalcata entusiasmante: dopo aver affrontato le quattro sfide del girone B, i bambini si sono guadagnati l’accesso all’atto conclusivo della manifestazione, conquistando il secondo gradino del podio al termine di un match spettacolare chiuso sul punteggio di 4 a 3.

Vederli in campo è stata la nostra vittoria più grande: determinati e instancabili, hanno mostrato un rigore tattico e una tecnica sorprendenti, ma soprattutto un senso di responsabilità e di rispetto straordinari.

Se oggi siamo così fieri di loro, del loro obiettivo raggiunto e di come hanno espresso lo spirito di squadra, è grazie al lavoro eccezionale svolto giorno dopo giorno dallo staff tecnico e dall’intera Scuola Calcio Mariglianella.

Questo torneo ha confermato una cosa importante: il lavoro svolto durante l’anno va ben oltre l’aspetto puramente calcistico. L’insegnamento della Scuola Calcio Mariglianella si basa su una vera e propria crescita educativa, dove i valori del rispetto reciproco e della responsabilità formano i bambini prima come persone e poi come atleti. Tutto ciò è possibile solo grazie al lavoro quotidiano dei Mister e di una macchina organizzativa societaria impeccabile.

Per questa ragione, uniti come un’unica famiglia, vogliamo esprimere la nostra più profonda gratitudine innanzitutto a MISTER MATTEO PORCARO che ha guidato il gruppo con dedizione, professionalità, tenacia ed immenso amore, a MISTER FERDINANDO IOSSA che ha preziosamente sostenuto i bimbi lungo tutto l’anno e a tutte le colonne portanti di una realtà che mette l’anima per il futuro dei ragazzi del paese I MISTER GIOVANNI CUCCA, FRANCO CUCCA, ALDO PAPA, ANTONIO VACCA, ROSARIO SCARCELLI E ANTONIO LUCINO.

Un ringraziamento particolare per il supporto umano alla signora Maria, che ha accompagnato i nostri piccoli con amore e supporto materno.

Il nostro desiderio è che questa scuola calcio continui a essere un valore aggiunto per Mariglianella, alimentando quel senso di comunità e quel percorso di crescita fondamentale per i nostri figli.

Grazie di cuore a tutti.

I genitori dei piccoli campioni della categoria 2018

 

 

La cura dell’altro, l’antidoto a una società sempre più ripiegata su se stessa

Non è difficile notare la bulimica e irrefrenabile voglia di pensare a se stessi, alla cura (quasi maniacale) del proprio corpo, al soddisfacimento di ogni possibile o impossibile desiderio. L’ “altro” sta diventando una categoria insopportabile, un peso da scrollarsi di dosso, perché limitante della mia affermazione personale. Non si tratta di semplice e riduttivo egoismo, ma di un vero e proprio cambio di paradigma culturale. Qui non si tratta di ergersi e affermarsi al di sopra degli altri, ma di una totale negazione della dignità dell’altro rispetto alla mia vita e alle mie voglie.

 

 

Non è semplice analisi apocalittica, ma uno spaccato di questa umanità che sta ricucendosi addosso un vestito dal quale ha stracciato buona parte della stoffa ritenuta vecchia (basti pensare ai valori cristiani) e sul quale la toppa che sta ricucendo è talmente inadatta alla realtà dell’umano che finirà prima o poi per lacerare definitivamente questo bel vestito che è frutto di una tradizione culturale e sociale.

Da diversi giorni ormai penso ad una caratteristica dell’umanità che sta vacillando: la dimensione della cura.

Qui non si tratta di attenzioni mediche. Il prendersi cura dell’altro è una qualità che nobilita e qualifica l’umano molto più di tante conquiste tecnologiche e scientifiche. Si gioca molto del presente e (probabilmente) del futuro di un mondo in continua lacerazione. Dopo la naturale deriva dei continenti, oggi assistiamo all’innaturale deriva della compassione e della cura.

Al di là del credo religioso, credo che la parabola evangelica del buon samaritano sia emblematica per ricondurre nella giusta direzione lo smarrimento attuale.

Proprio quest’immagine potente di Gesù può aiutarci nella riflessione comune sul cammino bello e faticoso che è la vita. In questo scritto voglio azzardare alcune caratteristiche della “cura” che potrebbero aiutare la riflessione.

La cura – ovvero – sguardo di compassione

La prima caratteristica, già evidenziata prima, della cura è lo sguardo di compassione. Non è la riduttiva “pena che mi fa” l’altro in difficoltà, ma la mia capacità di entrare in empatia con la sofferenza di chi mi sta accanto. Avvicinarsi al “dolore” dell’altro nasce dalla domanda cruciale “e se fosse capitato a me?”. Mettersi nei panni e nei sentimenti di un mio compagno di viaggio è il primo passo per uscire della comfort zone che mi sono creato per non aver fastidi da nessuno.

La cura – ovvero – l’esserci senza “se” e senza “ma”

Il secondo aspetto della cura dell’altro è la capacità di farsi prossimo senza calcolo. Il samaritano, nel vedere a terra il povero disgraziato assalito dai briganti, non si è chiesto chi fosse, cosa avesse combinato. Non ha pensato ad un eventuale compromissione, ma si è avvicinato senza pronunciare parole, ma compiendo gesti: versare vino per sterilizzare e olio per cicatrizzare. L’esserci per l’altro è una condizione esistenziale, non un teorema filosofico astratto. La cura parte dalla presenza, molte volte salutare proprio perché vissuta in assenza di parole vuote e inutili.

La cura -ovvero – la verità nelle relazioni

La terza caratteristica della persona capace di prendersi cura dell’altro è la verità nel rapporto. Non si nasconde mai la verità nel rapporto verso l’altro, ma si costruisce un vero e solido legame solo attraverso la sincera onestà della relazione. Non si può nascondere qualcosa per paura di ritorsioni, non si può celarsi dietro una maschera di buonismo. A volte anche la correzione fraterna è segno della cura. L’altro non è uno strumento che serve al mio scopo, per cui è strumentale al mio egoismo,

ma è un “tu” che aiuta la mia crescita nella relazione.

La cura – ovvero – la gratuità del bene

Oggi ogni cosa ha un prezzo, persino le relazioni tra di noi possono diventare convenienti. Quando sopraggiunge un interesse, allora la cura si trasforma in baratto per cui al mio interessamento deve corrispondere un guadagno (non necessariamente economico). Il samaritano addirittura deve rimetterci dei soldi nel suo compromettersi con l’aggredito: lo porta in una locanda e paga vitto e alloggio al malcapitato. Quell’uomo mezzo morto a terra non solo viene salvato, viene “curato”. Non prende da quell’uomo, ma dà tutto quello che può per rendersi realmente prossimo. La gratuità del bene è sorella alla verità nella cura dell’altro. L’attenzione disinteressata crea rapporti liberi.

La cura – ovvero – una visione, non un bisogno

Ultimo elemento, nella dimensione della cura, è la capacità di rispondere ad una visione, non al soddisfacimento di un bisogno.

Il buon samaritano non risponde all’emergenza causata da quell’uomo ferito, ma si china verso di lui perché è la sua visione del mondo che lo avvicina al malcapitato. La vera cura dell’altro non nasce dalla risposta ad un bisogno, seppur importante, dell’altro. La dimensione emergenziale delle relazioni svilisce la relazione stessa. La cura invece nasce da una visione della vita che fa della prossimità uno stile, un comportamento stabile, che definisce la personalità di chi sa realmente che significa vivere la compassione fraterna e riconoscere la cura come piena realizzazione dell’umanità.

 

Se proprio dovessimo trovare una modalità di bellezza per salvare questo mondo malato di intelligenza artificiale e di deficienza naturale, credo che la “cura dell’altro” sia un aspetto importante dell’umanità bella e interessante che può sopravvivere al tempo dell’egocentrica visione dell’uomo.

Confronto internazionale su Intelligenza Artificiale, verità e dialogo tra le civiltà. con Lombardi e l’Ambasciatore

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Si è svolta negli Emirati Arabi Uniti la 3ª Conferenza Internazionale sul Dialogo delle Civiltà e la Tolleranza (IDCT 2026), promossa dall’Emirates Scholar Center for Research and Studies (ESCRS) insieme alla Casa della Famiglia Abramitica, all’Associazione dei Giornalisti degli Emirati, alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e a numerose organizzazioni pubbliche e private provenienti da decine di Paesi.

L’iniziativa, inserita nell’ambito dell’Anno della Famiglia 2026 proclamato dagli Emirati Arabi Uniti, ha riunito esponenti istituzionali, accademici, leader religiosi, innovatori e rappresentanti della società civile per discutere le sfide poste dall’intelligenza artificiale, dai nuovi media e dalle profonde trasformazioni che stanno interessando le comunità e le famiglie in tutto il mondo.
Tra gli interventi di maggiore rilievo quello di George Guido Lombardi, Presidente del Republican Liberty Caucus ed ex consigliere del Presidente Donald Trump, che ha affrontato uno dei temi più delicati dell’era digitale: il rapporto tra intelligenza artificiale, verità ed etica.

Nel suo intervento, Lombardi ha sostenuto la teoria della natura relazionale della verità, affermando che la verità non debba essere considerata come un’entità assoluta e indipendente, ma come il risultato di una relazione tra un’affermazione e un fatto oggettivamente verificabile. Secondo questa visione, la verità emerge dall’allineamento tra percezione e realtà e si configura come una relazione dinamica tra ciò che viene affermato e ciò che può essere dimostrato.

Lombardi ha inoltre evidenziato come questo principio sia particolarmente importante nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. In assenza di una corretta comprensione della relazione tra fatti, significati e realtà condivisa, il rischio è quello di sviluppare sistemi artificiali incapaci di distinguere adeguatamente tra realtà, interpretazione e manipolazione dell’informazione.
Nel corso della sua relazione, il relatore ha sottolineato che la verità non coincide semplicemente con l’accuratezza di un’affermazione, ma rappresenta la corretta relazione tra persone, significati, fatti e mondo vissuto. Una riflessione che si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulla necessità di garantire uno sviluppo dell’intelligenza artificiale fondato su principi etici, trasparenza e responsabilità.

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Alla conferenza ha partecipato anche l’Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, Lorenzo Fanara, la cui presenza ha confermato l’attenzione delle istituzioni italiane verso i temi del dialogo interculturale, della cooperazione internazionale e della governance delle nuove tecnologie.
La conferenza ha rappresentato ancora una volta un importante momento di confronto tra culture, religioni, istituzioni e mondo accademico, consolidando il ruolo di Abu Dhabi come centro internazionale di riferimento per la promozione della tolleranza, della convivenza pacifica e della cooperazione tra i popoli nell’era digitale.