Intervista col prof. Silvano Forcillo su origini e causa del fenomeno delle baby gang.
Silvano Forcillo (foto) è psicologo, sociologo, apprezzato psicoterapeuta rogersiano e facilitatore di gruppi d”incontro. È presidente dell”Aspu, Associazione per lo sviluppo del potenziale umano, che si dedica allo studio della Persona, del comportamento umano e dei modelli educativi e formativi.
Tra le iniziative promosse dall”Aspu vi è il corso di Genitori Efficaci, il cui scopo è aiutare i genitori ad ascoltare i figli ed evitare comportamenti che incutano timore e provochino timidezza o aggressività. Il prof. Forcillo e l”Aspu, sono dunque osservatorio privilegiato per un approfondimento sulle ultime violente vicende che hanno visto al centro giovani, ragazzi, minoreni, accomunati dall”appartenenza ad una baby gang.
Prof. Forcillo, la cronaca ci regala un quotidiano diario di malefatte compiute da giovanissimi ragazzi e ragazze, che, forti dell”appartenenza ad una gang, offendono e picchiano ignari passanti. Ma ci sono anche situazioni estreme, come quella degli assassini di una guardia giurata, uccisa nell”agosto scorso per mano di giovani di 20 anni con già alle spalle una lunga carriera criminale.
I giovani protagonisti di queste storie, sono solo espressione del fallimento dei loro genitori o c”è anche dell”altro?
“Sicuramente il fenomeno è molto più vasto e può essere visto da diversi punti di vista. È chiaro che quello più immediatamente utile è sicuramente quello psicologico. Ma c”è di mezzo sicuramente anche il punto di vista sociologico e soprattutto culturale, quello con cui si deve guardare a questo triste fenomeno. Intanto, c”è una crisi tremenda e un abbattimento dei valori educativi e di sistemi educativi oramai sorpassati. Fino ad adesso noi abbiamo creduto che il metodo autoritario e quello repressivo fossero la causa di questi momenti di crisi della gestione educativa familiare e soprattutto dello sbando di questi giovani. Il modello educativo più grave che in questo momento sta dando fastidio, che rende protagonisti negativi i ragazzi e i loro genitori incapaci ad intervenire, è proprio quello che oggi chiamiamo “metodo educativo incoerente”. Incoerente non nel senso che l”adulto pensa una cosa e ne fa un”altra, o nel senso che l”adulto dice e poi non fa. Incoerente è quel sistema educativo che vede l”adulto (sia esso genitore o docente) chiedere al figlio, ai giovani, di fare, di comportarsi in un modo nel quale lo stesso adulto non crede più. L”adulto non ha più nè mordente, nè iniziative, nè ideali, nè valori da proporre. Il “branco”, quindi, non ha più riferimenti valoriali. Che anche l”adulto non ha più perchè non ha mezzi, strumenti e strategie da adottare. E poi, il genitore non ha ancor ben chiaro un fenomeno gravissimo: una volta che il ragazzo esce dalla famiglia e viene “preso” dal branco, la famiglia non ha potere sul branco. Il branco, infatti, propone modelli, valori, che sono gli unici modelli a cui in questo momento i giovani sentono di ispirarsi. Quindi, l”aggressività, la violenza, non sono solo manifestazioni di potere, di disorientamento, ma neanche solamente smarrimento genitoriale.
Aggressività, violenza, la sopraffazione, l”emozione atta a rendere negativa la persona e a creare fastidio, è solamente il segnale di una cosa molto più grave: è il fatto che questi giovani non hanno un”alternativa, un modello, niente da imitare, o a cui riferirsi; cioè, non hanno più un confine e delle regole dettate. E per confini si intendono confini valoriali, educativi, affettivi, di rispetto della persona. Manca cioè proprio il modello genitoriale. Il ragazzo, indipendentemente da quello che fa, non è altro che un sintomo, il malato è l”adulto; la malattia sono i sistemi educativi che ormai sono superati e non proposti in maniera innovativa e moderna. Ecco perchè il branco dà più sicurezza: l”unione fa la forza, l”unione che non è più unione per fare il bene ma per divertirsi; un divertirsi in senso smodato, non più serio e intelligente, ma improntato al”edonismo. Cioè, vivere emozionandosi, facendo cose di cui le conseguenze non hanno valore, non hanno importanza. Si fanno cose senza pensare al danno che si crea al”altro; non c”è più la persona, non c”è più la conseguenza, non c”è più la paura del dopo. Esiste solamente il momento “piacevole” dell”istante fine a sè stesso. A tutto questo, l”adulto, i genitori, non sanno nè proporre forme diverse di divertimento e di interessi, non sanno più proporsi come orientamento valoriale, esistenziale, culturale, politico, sociale, lavorativo. C”è una carenza forte di orientamento che le scuole, le famiglie, le istituzioni, non sanno offrire”.
L”eccessiva presenza di queste baby gang sono la testimonianza dell”assenza delle Istituzioni. L”ancora di questi giovani dovrebbero essere i genitori, Pèrò, spesso, nella famiglia c”è un corto circuito. In questi casi, bisogna sperare in qualcosa o bisogna lasciar perdere perchè non c”è più nulla da fare?
“No, assolutamente non è vero che non c”è più nulla da fare e bisogna ancora non tanto sperare ma darsi da fare. Al momento cosa succede? Succede una cosa molto grave. La maggior parte degli adulti, dei genitori, sono occupati a sopravvivere.
Sono occupati e preoccupati di portare avanti un”esistenza dell”immediato, nel garantire la sopravvivenza. E questo cosa comporta? Che non si ha nè il coraggio nè la voglia, ma soprattutto neanche l”amore e la disponibilità e la consapevolezza di dare qualcosa al figlio che non sia solo la sicurezza materiale. Perchè ormai, a questo si è ridotti. A garantire la sicurezza temporale, materiale. Non c”è più la voglia di mandare avanti e di dare la sicurezza affettiva. Ci si preoccupa per i figli, ci si preoccupa di dare ai figli ancora qualcosa che però poi si riduce solamente a tutto ciò che è materialistico, immediato e funzionale per l”immediato.
Quindi, non è che non c”è più una via di speranza, c”è solamente da rimettersi in gioco. Detto più concretamente, c”è da ritrovare il tempo: per gli affetti, per la cura, per il dialogo, per lo stare insieme, ma soprattutto per dare certezza non del materiale ma certezza dei sentimenti, dell”emotività, del sentire, del sentirsi e del condividere. In famiglia non si condivide niente, c”è solamente il pensare, il dovere e il fare. E a guardare bene, sono gli stessi concetti del sistema economico attuale, ma anche di quello politico, per i quali dobbiamo solo essere utenti terminali, usufruitori, consumatori. Il resto non ha più importanza. Le emozioni sono state fregate e vietate. Per tornare alla domanda, rispondo che sì, c”è ancora da fare qualcosa. Ma i genitori dovrebbero andare a scuola dell”alfabetizzazione emotiva. Dovrebbero essere formati.
Addirittura, secondo me, ci vorrebbero i punti sulla patente anche per fare i genitori e toglierli a coloro a coloro che non hanno nè più voglia, nè più tempo, nè più entusiasmo, nè più amore da dare ai propri figli. I giovani, prodotto di questi genitori, non sanno esprimere emozioni, non sanno darsi emozioni, per farlo hanno bisogno solo di fare del male, di tediare, di esagerare, di creare problemi. Questi ragazzi non sanno stare con sè stessi, devono stare sempre occupati, o devono chattare, o col telefonino, o a vedere film, partite, ma non riescono a stare un solo secondo soli con sè stessi. E quindi hanno bisogno solo di essere nevriticamente frettolosi, operativi.
È indubbio che questi sintomi sono la rappresentazione del fallimento dei modelli educativi proposti dalla scuola, dalla famiglia, dalla religione, dalla chiesa. Oramai, i sistemi valoriali sono fallimentari dappertutto, perchè ci si propone solamente di dire cosa fare, o come comportarsi. Niente, nessuno, nè la politica, nè la scuola, nè la religione, nè l”educazione, insegna a come essere e a come sentire e rispettare la persona umana. C”è bisogno di nuovi modelli educativi che partano dalla persona, dal bisogno di sentire che ciò che ho messo al mondo come figlio è il mio pezzo di immortalità, è ciò che continua di me e che un valore deve avere. Bisogna quindi, riverificare il rapporto del sentire e del mettersi in condivisione con l”altro”.
È così che si inverte la tendenza?
“Più che invertire la tendenza, consentimi, è il ritornare alle origini. È come se fossimo andati troppo avanti ma oltre quello che siamo capaci di vivere e contenere. Naturalmente, ritornare alle origini non significa ritornare alle tradizioni, ma significa tornare al modo in cui si è persona, al modo con cui si nasce. Si nasce con il cuore, è attorno al cuore che si è formato tutto e si nasce con una cognitività che deve crescere supportata dall”affettività “.
Prof. la cronaca ci regala situazioni nelle quali genitori e parenti aggrediscono la polizia per sottrarre i figli (spesso minorenni) dall”arresto perchè colpevoli di aver compiuto rapine e violenze. In questo incredibile sottosopra, per rimettere le cose nel loro ordine naturale occorrono psicologi, sociologi o politici?
“Dal punto di vista culturale, questa è una domanda molto importante. Bisogna avere proprio quelle figure lì: il sociologo, lo psicologo, il mediatore, l”assistente sociale, l”educatore, il counselor. Forse il politico e il poliziotto sono meno importanti. Bisogna convincersi di una cosa: oggi esiste l”adolescenza, il minore, il deviante, il pericolo, il problema. Cioè, esistono situazioni e problemi che giustificano la presenza di queste figure. Il poliziotto e il politico sono figure di sempre e che addirittura non hanno più validità. Il poliziotto, ad esempio, è visto solamente come uno che deve garantire uno Stato che non funziona, ecco perciò viene preso di mira. Gli esempi che hai citato nella domanda sono l”esatta conseguenza di quanto ho detto. Questi genitori solo nel momento del pericolo si rendono conto di mantenere il proprio possesso egoistico-amoroso, anche se i loro figli hanno sbagliato e vanno puniti. Invece no. Questi figli, pur se hanno sbagliato, vanno difesi comunque, anche contro le istituzioni. Perchè? Perchè non sono più le istituzioni il punto di riferimento per garantire il benessere”.
Esiste la possibilità di prevenzione contro i fenomeni delle baby gang?
“Sì. Però intanto bisogna smetterla col pensare che solo la Scuola è il luogo di prevenzione. Con questo modo di pensare abbiamo fatto diventare la scuola ricettacolo di tutto. La scuola deve occuparsi di droga, devianza, abuso, educazione stradale e civica, etc. Cioè, qui abbiamo buttato tutto nella scuola perchè è il sistema più facile e conveniente economicamente. Ma su tutto quello il docente non è preparato. Ma tu pensa che il ragazzo che finisce la scuola media e va alle superiori (quindi, dai 14 anni in poi), si trova ad avere a che fare con docenti che non hanno nessuna conoscenza di psicologia, sociologia e pedagogia. E queste mancanze esistono proprio in un periodo della vita del ragazzo che presuppongono conoscenze psicologiche, sociologiche, biologiche e pedagogiche, per aiutare questo giovane e quindi prevenire. Il problema è che nella scuola ci sono docenti che conoscono la loro materia ma non sono per niente di aiuto in quanto orientatori di questi ragazzi. In questo momento storico, poi, è addirittura superfluo parlare di prevenzione, perchè i tagli e le sforbiciate nel mondo della scuola portano con sè tanta insicurezza”.
(Fonte foto: ilmediano.it)
IL GENITORE EFFICACE
Silvano Forcillo entra a far parte della schiera dei collaboratori de ilmediano.it. Il professore curerà una rubrica quindicinale nella quale, da par suo, analizzerà la famiglia che, pur restando il primo ambiente in cui inizia lo sviluppo umano, sta attraversando senza dubbio una crisi abbastanza seria, circondata da problematiche interne (il ruolo dei genitori non più legati ai tradizionali stereotipi), ed esterne (unioni civili, coppie di fatto, famiglie allargate, matrimoni misti tra aderenti a diverse convinzioni religiose, tra quelle più evidenti).
La rubrica rappresenta un ulteriore tassello di un progetto, tra gli altri, che questo giornale si è prefisso fin dall”inizio: capire fino in fondo fenomeni e prassi giovanili, analizzando i comportamenti dei ragazzi (giovani e adolescenti) nel contesto scolastico, in quello sociale e nell”ambito familiare.
Naturalmente, Silvano Forcillo non disdegnerà di commentare anche situazioni e fatti lontani dal tema principale della rubrica, ma che per le loro caratteristiche meriteranno analisi e ragionamento.