Il Punto di Vista di Vittorio De Filippo su…la sicurezza ai tempi del Coronavirus

Notizie utili e informazioni da metabolizzare nell’intervento dell’avvocato Vittorio De Filippo il quale, più che fornire la sua opinione, ha deciso di ripercorrere punto per punto gli interventi legislativi da rammentare. 

Nelle ultime settimane numerosi sono stati gli interventi legislativi del Governo nazionale e di quelli regionali finalizzati ad emanare misure di contenimento e di gestione dell’emergenza epidemiologica COVID-19. Dato certo è che dal 9 marzo l’Italia intera è blindata da stringenti misure destinate al contrasto del virus.

Il D.P.C.M. 9 marzo 2020, dettando ulteriori disposizioni in attuazione del D.L. n. 6/2020, ha esteso, a tutta la penisola italiana e fino al 3 aprile 2020, le 18 misure già contemplate dal D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, inizialmente valide per talune province del Nord Italia.

Per quel che interessa in questa sede, la lettera a) dell’art. 1, D.P.C.M. 8 marzo 2020 ha imposto a tutti i cittadini il divieto di spostamento dalla propria dimora, salvo che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute; l’intento è chiaramente quello di prevenire ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Con direttiva dell’8.3.2020, il Ministero degli Interni ha sancito che il cittadino può dimostrare le esigenze lavorative, le situazioni di necessità ed i motivi di salute attraverso l’esibizione di un’autodichiarazione rilasciata ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000, secondo il modello ministeriale appositamente predisposto, da ultimo modificato in data 17.3.2020 (ora bisogna attestare anche di non essere in quarantena). Ancora più importante, la medesima direttiva ha, inoltre, precisato che, nel caso di posto di blocco, l’autodichiarazione può essere resa seduta stante dal cittadino utilizzando i moduli messi a disposizione dagli operatori delle Forze dell’Ordine; in tal modo si è evitato un ulteriore onere a carico dei cittadini di doversi premunire della relativa documentazione.

In caso di violazione del detto obbligo, l’art. 4 del DPCM 8 marzo, al II comma, ha stabilito che l’illecito è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, secondo cui: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione… di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”. Per completezza, va chiarito che i più gravi reati ipotizzabili potrebbero identificarsi in: “Resistenza a pubblico ufficiale” (art. 337 c.p.), per chi, nel fuggire dalle forze dell’ordine, resista alle stesse; Delitti colposi contro la salute pubblica (452 c.p.), che va a punire chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 (Reato di “Epidemia”) e 439 (Reato di “Avvelenamento di acque o di sostanze alimentari”) c.p..

È importante precisare che ai sensi del citato art. 4 sono sanzionati col reato contravvenzionale ex  art. 650 c.p. solo le violazioni degli “obblighi” contenuti nel suindicato D.P.C.M., rimanendo escluse quelle relative alle “raccomandazioni” ivi contemplate.

A titolo esemplificativo, dunque, non commette reato colui che si allontana giustificatamente dalla sua dimora privo dell’autodichiarazione, atteso che, ai sensi della direttiva del Ministero degli Interni, la stessa, in caso di fermo,  può essere resa seduta stante dal cittadino mediante la compilazione dei moduli messi a disposizione dagli operatori delle Forze dell’Ordine.

Per quel che concerne l’autodichiarazione da rendersi ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000, è lo stesso modello ministeriale a prevedere le possibili ipotesi di reato in cui potrebbe incorrere il cittadino. In particolare: art. 76 del DPR n. 445/2000, che invoca i reati di falso, anche commessi ai danni di pubblici ufficiali; art. 495 c.p. recante “Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”, il quale sanziona il fatto illecito con la la pena della reclusione da uno a sei anni.

Volendo anche in tal caso esemplificare, il cittadino che si allontana dalla sua dimora, residenza o domicilio, in assenza di comprovate giustificazioni, oltre a violare il precetto di cui all’art. 650 c.p. (salvo che il fatto non costituisca un più grave reato), potrebbe incorrere nell’ulteriore reato ex artt. 76 DPR 445/2000 e 495 c.p. qualora, al posto di blocco, rendesse al Pubblico ufficiale false dichiarazioni e/o attestazioni.

Situazione del tutto peculiare è, invece, quella che riguarda i cittadini della Regione Campania. Il Governatore, infatti, con ordinanza n. 15 del 13.3.2020 ha disposto ulteriori restrizioni, rispetto a quelle già gravi contemplate dai sopra menzionati D.P.C.M.; infatti, con decorrenza immediata e fino al 25.3.2020, è stato sancito che: “su tutto il territorio della Regione è fatto obbligo a tutti i cittadini di rimanere nelle proprie abitazioni”, salvo la sussistenza di comprovate giustificazioni (vedi D.P.C.M. 8/9 marzo 2020).

Secondi illustri giuristi, la predetta disposizione evidenzierebbe profili di illegittimità costituzionale, in quanto lederebbe il diritto alla libertà di circolazione, di cui all’art. 16 della Costituzione.

Ad ogni buon conto, la citata ordinanza regionale ha avuto, altresì, modo di precisare che:

  • “…sono considerate situazione di necessità quelle correlate ad esigenze primarie della persona…e degli animali affezione, per il tempo strettamente indispensabile e comunque in aree contigue alla propria residenza, domicilio o dimora”;
  • è consentita la presenza di un accompagnatore solo in specifici casi, quali: “spostamento per motivi di salute, ove lo stato di salute del paziente ne imponga la necessita”; “spostamenti per motivi di lavoro, purché si tratti di persone appartenenti allo stesso nucleo familiare in relazione al tragitto da/per il luogo di lavoro di uno di esse”.

Anche sotto il profilo sanzionatorio, il Governatore campano ha superato le disposizioni statali, prevedendo a carico dei trasgressori, oltre l’applicazione delle pene di cui al reato ex art. 650 c.p., anche la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni.

Con un successivo chiarimento (n. 6 del 14.3.2020), inoltre, il Presidente della Regione Campania ha precisato che: “L’attività  sportiva, ludica o ricreativa all’aperto in luoghi pubblici o aperti al pubblico non è compatibile con il contenuto dell’Ordinanza n. 15 del 13 marzo 2020”.

Anche sotto tale ultimo aspetto l’ordinanza regionale supera le disposizioni del D.P.C.M. 9 marzo 2020, ove all’art. 1, III comma, si autorizza la pratica sportiva svolta all’aperto “…a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro”.

Sta di fatto che il TAR Campania, con decreto cautelare reso il 18.3.2020, ha ritenuto legittima l’ordinanza n. 15 del 13.3.2020. Al momento, dunque, vietato in Campania fare sport in luoghi pubblici.

 

Sant’Anastasia, denunciata una persona con obbligo di firma che faceva jogging a chilometri da casa

Decine di persone fermate dagli agenti della polizia locale al comando di Pasquale Maione che sta stringendo la morsa sui controlli. Tutti i fermati sono stati finora trovati con la necessaria autocertificazione. Ma la gente è troppa e tra di loro ci sono i nuovi “furbetti” che non hanno ancora compreso l’importanza di rimanere in casa per l’emergenza da coronavirus.

C’è chi va a fare la spesa due volte al giorno, chi porta il cane a spasso in un altro quartiere, fidanzati che si danno appuntamento e amici che si riuniscono nelle case. Non va, ma intanto la Polizia Locale di Sant’Anastasia sta facendo la sua parte e ieri mattina una persona, tra l’altro con obbligo di firma dai carabinieri, è stata fermata mentre si dava allo jogging in tutt’altra zona della città.

Niente passeggiate e jogging: il Tar Campania dà ragione a De Luca

Il Tar Campania ha respinto il ricorso presentato contro l’ordinanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, con la quale viene fatto divieto, per contenere il contagio, di passeggiare e fare jogging.
Il Tar Campania, con il decreto cautelare monocratico depositato oggi, ha respinto l’istanza cautelare di sospensione dell’ordinanza del Presidente della Regione (del 13 marzo) e del Chiarimento (del 14 marzo) che non consentono, tra l’altro, l’attività sportiva all’aperto ritenendola non compatibile con esigenze sanitarie, perché visto “il rischio di contagio, ormai gravissimo sull’intero territorio regionale” e il fatto che i “dati che pervengono all’Unità di crisi istituita con Decreto del Presidente della Giunta regionale della Campania dimostrano che, nonostante le misure in precedenza adottate, i numeri di contagio sono in continua e forte crescita nella regione” va data “prevalenza alle misure approntate per la tutela della salute pubblica”.

Il dott. Galli “spara a brenna” contro il dott. Ascierto. Ma forse è solo l’inizio della “campagna d’autunno” del Lombardo-Veneto

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Un medico di Bergamo ha sperimentato per primo il Tocilizumab, dice in  TV il dott. Galli. E il dott. Ascierto gli risponde con un elegante e malizioso post, sottolineando il fatto che i medici napoletani hanno comunicato immediatamente a tutti i risultati positivi della loro sperimentazione. Gli articoli di alcuni giornali del Nord fanno capire che, sconfitto il virus, altre nubi nere si addenseranno non solo sull’economia, ma anche e soprattutto sul sistema politico e amministrativo.

Niente sarà come prima. E questo vale per tutti.

 

Non commenterò l’aspetto etico dell’attacco che l’altra sera, nel salotto della Berlinguer, il dott. Galli, dirigente sanitario dell’ospedale Sacco di Milano, ha sferrato contro il dott. Ascierto, oncologo del “Pascale” di Napoli. Non mi piacciono le prediche, soprattutto in questi momenti, nei quali, per fortuna, in ogni parte d’Italia tutti i medici stanno rispettando, nella forma e nella sostanza, il giuramento di Ippocrate, e molti medici in pensione hanno di nuovo indossato il camice e sono tornati negli ospedali.  E un grazie va a tutto il personale delle strutture sanitarie.  Ma credo che il dott. Galli abbia sbagliato, nel condurre il suo attacco, luogo, momento e manovra: insomma, si è dimostrato un mediocre stratega. “Non siete stati voi napoletani a sperimentare per primi il Tocilizumab, i primi sono stati i cinesi, e in Italia il primo è stato sicuramente il collega Rizzi a Bergamo. Diamo a Cesare quello che è di Cesare, e ai cinesi quello che è dei cinesi”. Il dott. Ascierto non ha risposto subito all’attacco milanese, e ha fatto bene: ha indotto il dott. Galli a credere di averlo sbaragliato. Anche Annibale, nelle prime tre ore della battaglia di Canne, fece in modo che i condottieri romani Lucio Emilio Paolo e Caio Terenzio Varrone si illudessero di aver vinto. E poi li schiacciò. La risposta del dott. Ascierto è arrivata il giorno dopo, ed è stata un documento notevole di quella elegante e sorridente malizia che fa parte del patrimonio culturale di Napoli. Il dott. Ascierto ha prima di tutto ringraziato i colleghi medici, poi ha affondato il colpo, con la levità di una carezza: “Non ci risulta che qualcuno lo stesse facendo in contemporanea e saperlo ci avrebbe peraltro aiutato. In questa fase, non è importante il primato. Quello che abbiamo fatto è comunicarlo a tutti affinché tutti fossero in grado di poterlo utilizzare, in un momento di grande difficoltà.”. Va bene, l’avete sperimentato prima voi, a Bergamo, il Tocilizumab, ma perché non l’avete comunicato anche a noi altri?: noi Napoletani l’abbiamo  comunicato a tutti: e la parola “tutti” viene ripetuta due volte, perché anche chi non vuol capire capisca. Inoltre, dice il dott. Ascierto, “in pochi giorni siamo stati in grado di scrivere una bozza di protocollo per l’ “Agenzia Italiana del Farmaco”  che ha avuto un riscontro positivo. Il nostro deve essere un gioco di squadra e la salute dei pazienti è la cosa che ci sta più a cuore.”.

Non mi risulta che il dott. Galli abbia commentato la risposta del dott. Ascierto. Dunque il suo attacco è stato uno “sparare a brenna”, cioè a crusca, cioè a vuoto: durante le esercitazioni i soldati borbonici usavano caricare con palle di crusca i cannoni. Non ho potuto fare a meno di andare a rileggere gli articoli che vennero “sparati” contro il Sud ai tempi del colera del ’73, a partire da quello di Indro Montanelli:  il quale, avendo conosciuto i bassi di Napoli, si chiedeva meravigliato perché il vibrione non scegliesse la città come residenza permanente. Non ho potuto fare a meno di ammettere che ha ragione il sindaco di Napoli quando dice che se il virus fosse partito da Napoli, il primo decreto avrebbe autorizzato quelli del Nord a sparare a vista sui meridionali. L’attacco del dott. Galli me lo spiego oggi collegandolo al titolo della prima pagina di “Libero”  “Il Nord si arrangia da solo” e alla lunga scia di commenti in cui i lettori del giornale hanno ripetuto tutto il repertorio di accuse al Sud, al governo, ai migranti, e hanno rinnovato la richiesta urgente di autonomia. Il Nord, dicono i giornalisti di “Libero”, viene salvato dai suoi imprenditori, e non dalla “bizzarra squadra” del premier Conte, composta da “burocrati screditati, scienziati appisolati ed economisti gretini”, seguaci di Greta. E scrive Alessandro Sallusti che a questo governo i provvedimenti utili glieli hanno dettati Fontana e Zaia, i governatori della Lombardia e del Veneto. Quando il virus verrà definitivamente sconfitto, sull’Italia si addenseranno le nere nuvole della crisi economica e della ripartizione dei fondi destinati a rimettere in moto la “macchina” e ad affrontare il problema angoscioso della disoccupazione. Saranno tempi duri, perché alcune regioni del Nord approfitteranno della confusione e della debolezza del sistema  per calare “l’asso piglia tutto” o per realizzare il progetto dell’autonomia: o per fare entrambi i colpi. Credo che il Sud non si lascerà sorprendere: non sono pochi quelli che non riescono ancora a capire che nulla sarà come prima, e che in ciascuno di noi il dramma del virus sta delineando nuovi modi di vedere le cose, di “sentire”, di pensare. E di agire.

Accade sempre dopo le grandi guerre. E questa che stiamo combattendo lo è.

Somma Vesuviana, il Royal dona 300 zeppole di San Giuseppe a forze dell’ordine e volontari

Un dono per chi si sta attivando per la sicurezza di tutti i cittadini. Il Bar Royal, al momento chiuso come tutte le attività simili, ha riaperto per un giorno il suo laboratorio dolciario per confezionare ben trecento zeppole, il dolce tipico della festa del papà.

Fritte e al forno, con crema e amarena d’ordinanza o in altri gusti. Il laboratorio del bar cittadino, il Royal, riapre per volontà del suo titolare che ha voluto trovare una maniera per ringraziare a modo suo tutti coloro che stanno collaborando con le autorità per uscire dall’emergenza coronavirus e tutelando il territorio.

Aisa, Corpo volontari di pronto intervento, protezione Civile Cobra 2,  forze dell’ordine e tutti  quanti sono impegnati sull’emergenza. Con la speranza di ricominciare quanto prima , insieme a tutti gli altri pasticcieri del territorio,  a preparare dolci tipici o squisiti dessert per tutti i cittadini sommesi,

 

   

Somma Vesuviana, la storia di Simona, studentessa Erasmus bloccata in Spagna ai tempi del Coronavirus

Tanti studenti italiani si trovano all’estero per lavoro o per studiare e tanti genitori in questo difficile momento vivono più che mai l’angoscia della lontananza. D’altra parte le ultime notizie dall’Europa non sono incoraggianti, i contagi si moltiplicano a ritmo vertiginoso e molti voli sono stati cancellati.  Il rimpatrio per tanti nostri giovani diventa sempre più difficile, se non impossibile, ma ci inorgogliscono per il loro spiccato senso di responsabilità, sono quelli che non vogliono correre da mamma e papà, quelli che preferiscono restare dove sono per evitare contagi, per non mettere a rischio la famiglia, quelli che sanno affrontare o per lo meno ci provano le situazione difficili. E di giovani studenti sommesi, che conosciamo personalmente e apprezziamo per maturità e responsabilità, ve ne sono davvero tanti. Hanno scelto di restare dove sono, in Europa. Come Simona Coppola. La storia che vi raccontiamo oggi è la sua.

 

Simona Coppola è di Somma Vesuviana, studentessa al quarto anno di Giurisprudenza alla Federico II.  É partita insieme ad un’altra studentessa il 30 gennaio per l’Erasmus in Spagna e avrebbero dovuto finire a giugno. Per il primo mese e mezzo le due studentesse, insieme a tanti altri studenti stranieri, hanno vissuto la nuova esperienza universitaria con spensieratezza e tranquillità, ma, da circa dieci giorni, stanno vivendo anche loro l’incubo del coronavirus.

«Tutti gli studenti italiani sono qui, la maggior parte degli studenti stranieri, invece, hanno preferito andarsene per non restare bloccati qui. Sono a Girona, un città molto tranquilla a circa 100 km da Barcellona. La Spagna viaggia, metaforicamente, con una settimana di ritardo circa rispetto all’emergenza coronavirus.  Io e i miei coinquilini da oggi siamo solo al quarto giorno di quarantena e ci hanno detto di chiuderci in casa. Fino a una settimana fa qui era tutto normale, tutto è stato sottovalutato. Addirittura quando noi studenti italiani abbiamo iniziato mettere in guardia gli altri, siamo stati presi in giro. Se noi uscivamo con le mascherine, qualcuno iniziava a tossirci in faccia: l’emergenza è stata sottovalutata in modo davvero assurdo… Ora qui all’ Erasmus ci sono molti studenti italiani, dalla Campania almeno sei, altri arrivano da Toscana, Sicilia, Liguria, Emilia Romagna e da zone che ora in Italia sono «rosse» – racconta Simona.

L’umore non è dei migliori, la situazione è difficile ma Simona, come tanti suoi amici e colleghi, sono giovani e ottimisti.

«Diciamo che qui in generale ce la stiamo vivendo abbastanza bene, in casa siamo cinque, tre italiani e due stranieri e anche loro si stanno rendendo conto della situazione. Il tempo tra di noi passa, abbiamo inventato mille attività: serate karaoke, serate teatrali, giornate di laboratori di cucina, facciamo gli gnocchi, le pizze. Sappiamo come passare il tempo, perché dobbiamo pur passarlo in qualche modo. Il problema più grande è che le Università ci hanno inviato diverse mail in cui ci dicono che c’è la possibilità di rientrare in Italia. Le strade sono due: o provvedere autonomamente a spostarsi e questo significa prendere voli con scali in tante altre capitali europee, poi prendere treni, bus e quindi fare molti cambi e questo non è per niente sicuro; oppure il modo più sicuro, diciamo istituzionale, per il rimpatrio: si tratterebbe di far in modo di essere rimpatriati con volo diretto Madrid – Italia».

Con il placet della Farnesina, naturalmente. Ma c’è un problema. «Il problema è che Madrid è lontanissima da qui, quasi otto ore di auto – spiega Simona –  arrivare a Madrid sarebbe già un grande viaggio della speranza per poi giungere non si sa poi dove in Italia. Considerando che la quarantena è la stessa qui come in Italia, anzi forse in Italia è peggio, e forse presto sarà così anche dove siamo ora… noi a questo punto, siccome non abbiamo abbastanza garanzie, preferiamo restare qui e farci questa quarantena forzata in casa uscendo solo ed esclusivamente per fare la spesa. Qui si vedono ancora molte persone in strada e non ci sono chissà quanti controlli come in Italia».

A Girona la situazione critica in verità sembra già rientrata nonostante ci siano stati alcuni positivi al Covid 19. Zero i contagi.

«I supermercati non pullulano di gente e non c’è molta merce, molto cibo.  È vero che li ricaricano più volte al giorno ma la gente qui è impazzita e va a fare la spesa addirittura con i trolley – racconta ancora Simona –  noi ci siamo organizzati in modo che esca uno solo di noi e compri cibo per tutti un paio di volte alla settimana. Non ci sentiamo molto tutelati perché Girona ha un aeroporto minore, dal quale si potrebbero organizzare voli verso determinate città italiane; per ora non se ne parla assolutamente. La soluzione che continua a circolare è una, il volo Madrid Italia, ma di studenti che vorrebbero rientrare ve ne sono 40 mila…improponibile un volo per tutti. Ci vorrà molto molto tempo. Non ci sono garanzie, non ci sono mezzi, iniziano a diffondersi anche notizie sbagliate e purtroppo so di studenti che stanno provvedendo a tornare in Italia con mezzi propri facendo anche due o tre giorni di viaggio che sia in nave, auto, in bus e mezzi vari. Diciamo che noi qui in casa siamo molto molto tranquilli, stiamo prendendo precauzioni già da un po’ di tempo. Basti pensare che ci siamo messi in auto quarantena quando lo ha fatto l’Italia, abbiamo preso misure precauzionali ancor prima che le prendesse il governo spagnolo. Stiamo qui, stiamo seguendo lezioni online, i docenti ci inviano materiali didattici e mail di supporto, ci confrontiamo a distanza, in chat. Sembra paradossale ma ci preoccupano più i nostri genitori che, sicuramente, sono pieni di angoscia nel saperci lontani in questo momento di emergenza. Sarebbe auspicabile un viaggio protetto, un ritorno a casa con le dovute misure di sicurezza. Altrimenti, restiamo qui».

Non è facile, no.  Non è facile per i giovani studenti lontani dai loro affetti, dalla propria terra, dai genitori, dalle loro case. Ma non si può non apprezzare la responsabilità di questi giovani che si sono dati regole ancor prima che fossero loro imposte, che capiscono come tornando in patria potrebbero creare problemi alle loro stesse famiglie, esporsi o esporre i loro cari a pericoli. Sono in terra straniera per apprendere, per imparare, per studiare. Oggi sono loro che potrebbero insegnare qualcosa ai tanti giovani che potrebbero stare comodamente sul divano di casa propria e invece continuano a uscire, a raggrupparsi, a trasgredire alle regole stabilite perché ciascuno di noi possa continuare, un domani ancora incerto, la vita di prima. Per dura che fosse.

 

 

Somma Vesuviana, terzo caso di Coronavirus, il sindaco ribadisce : “Dobbiamo stare a casa!”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal comune di Somma Vesuviana

 

“Il popolo sommese è eccezionale e gran parte sta rispondendo bene ma c’è una parte della popolazione come i ragazzi che se ne frega di quanto da settimane stiamo chiedendo. Chiedo ai familiari di questi ragazzi di aiutare le istituzioni a far comprendere ai loro figli che questo è il momento di stare a casa. Gli anziani hanno sicuramente bisogno di fare quattro passi a piedi ma purtroppo questo è il momento di non uscire. Vedo ancora tante auto in giro – ha dichiarato  Salvatore Di Sarno – soprattutto nelle periferie. Dobbiamo fare arrivare l’Esercito a Somma Vesuviana?? Io ho fatto la mia scelta precisa: non posso mettere a rischio la salute di chi lavora con me. Ho chiesto loro di lavorare da casa anche in questo periodo in cui li vorrei con me. Carabinieri, Polizia e Polizia Municipale stanno cercando di controllare tutte le zone della città e ci stiamo concentrando molto sulla periferia, ma non è facile perché il territorio è esteso. Personalmente sto facendo un giro costante della città. Mi hanno detto che lungo la zona alta di Somma, dunque sulla Montagna in località Castello abbiamo ancora coppie che escono insieme. NON VA BENE QUESTO IN QUESTO MOMENTO!! Poi non affolliamo le Farmacie per cose inutili che possono essere acquistate anche dopo. Non usciamo in due per andare a fare la spesa. NON SI PUO’ FARE. Mi hanno detto di persone che vanno nelle case per fare i parrucchieri, i barbieri, le estetiste. NON SI PUO’ FARE, NON VA BENE!! CHI FA QUESTO NON RISPETTA L’ALTRO. Tutti dobbiamo fare un grande ed importante sacrificio. NON VOGLIO ARRIVARE A SCELTE DRASTICHE: STO PENSANDO DI CHIUDERE TUTTO. Dobbiamo far arrivare l’Esercito a Somma Vesuviana? Ora basta: DOBBIAMO STARE A CASA!!”.

Il grande cuore di Somma Vesuviana

“Ringrazio i tanti imprenditori che stanno dando una grande mano. Ad esempio l’azienda che produce pasti per le scuole, ora chiuse, ha donato prodotti a chi ne avesse bisogno. In questo momento – ha concluso Di Sarno – c’è tanta gente che non potendo lavorare non guadagna. Abbiamo imprenditori che hanno donato mascherine che consegneremo ai malati e agli anziani. Ci sono persone che oltre a pensare all’epidemia devono continuare a lottare contro malattie che sicuramente non vanno in vacanza. Aiutiamoci! Siamo forti e solo insieme, nel rispetto degli altri ne usciremo e ne dobbiamo uscire in fretta. Grazie!”.

Volla, emergenza Covid 19: intensificati i controlli su tutto il territorio:raffica di denunce

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dalla Polizia Locale di Volla.

Nella sola giornata di ieri il personale della Polizia Locale di Volla agli ordini del Ten. Col. Dott. G. Formisano ha controllato altre 49 persone e altri 48 esercizi commerciali al fine di verificare il rispetto della chiusura mentre nella sola mattinata di oggi denunciate 5 persone alla Procura della Repubblica per violazione del DPCM 8 e 9 marzo 2020 nonché ordinanza del Presidente della Giunta Regione Campania n. 15 del 13.03.2020.

L’inottemperanza a tali norme comporta la violazione dell’articolo 650 del codice penale che prevede:

“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro“, nonché la sanzione accessoria della sospensione dell’ attività.

Inoltre l’ordinanza n. 15 del 13.03.2020 del Presidente della Giunta Regionale della Campania prevede: “la trasgressione degli obblighi alla presente ordinanza comporta, altresì, per l’esposizione al rischio di contagio del trasgressore, l’obbligo di segnalazione al competente dipartimento di prevenzione dell’ASL e l’obbligo immediato per il trasgressore medesimo di osservare la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario, mantenendo lo stato di isolamento per 14 giorni, con divieto di contatti sociali e di rimanere raggiungibile per ogni eventuale attività di sorveglianza

 Qualcuno, in particolare, perché da fuori comune veniva a Volla per comprare dei prodotti non si comprende ancora che anche la spesa deve essere effettuata nel posto più vicino al proprio domicilio e che bisogna ridurre le uscite a comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute. Inoltre la stessa spesa non deve essere fatta tutti i giorni, si fa la scorta per una settimana e nel contempo si resta a casa.

 Inoltre nonostante che i controlli per il coronavirus stiano assorbendo quasi tutte le ore del personale della Polizia Locale  non si abbassa la guardia per le altre attività:

  • Contravvenzionate due attività commerciali per occupazione suolo pubblico senza autorizzazione;
  • Fatto rimuovere su segnalazione della Polizia Locale deposito di containers su suolo agricolo a seguito ordinanza di rimozione e contestuale diffida ad adempiere.
  • Richiesta al Suap di emissione di diffida alla rimozione nei confronti di un altro deposito di containers sempre su zona agricola;

 

 

Test all’ospedale di Nola, Iovino (M5S): ““Risultato importante nel contrasto alla diffusione del contagio”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal deputato M5S Luigi Iovino

 “Un importante passo avanti è stato conseguito nella lotta senza sosta a questa drammatica emergenza sanitaria. Grazie alle richieste incessanti di sindaci e amministratori del comprensorio Nolano, sarà presto attivo all’ospedale Santa Maria delle Grazie un laboratorio per le analisi dei tamponi per le diagnosi di casi di contagio da Covid-19. Un provvedimento fondamentale che, oltre ad alleggerire l’ospedale Cotugno oramai inflazionato, consentirà di abbassare i tempi di risposta e di diagnosi, contribuendo a ridurre sensibilmente la diffusione del contagio”. Così il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Iovino.

“Ogni azione di questo tipo – sottolinea il parlamentare – fornisce un importante aiuto a tutti i medici, gli infermieri e gli operatori impegnati in prima linea nel contenere l’emergenza. Donne e uomini straordinari, veri e propri eroi del nostro tempo, che non smetteremo mai di ringraziare”.

Sant’Anastasia, Alfonso Di Fraia e Ciro Pavone: «Se necessario, si ricorra all’Esercito»

Alfonso Di Fraia e Ciro Pavone

Non basta il pur valente lavoro delle forze dell’ordine per i controlli sul territorio anastasiano dove, nonostante due positivi al Covid-19, ci sono ancora persone che non rispettano le regole, una in particolare: uscire di casa solo e soltanto in caso di vera necessità. Ecco perché i portavoce di due movimenti cittadini fino a poco tempo fa avversari ma ora uniti, almeno in questa circostanza, per l’interesse della comunità, hanno scritto al commissario prefettizio del comune di Sant’Anastasia Stefania Rodà, al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e al Prefetto di Napoli, Marco Valentini. Alfonso di Fraia (Cuore Anastasiano) e Ciro Pavone (siAmo Anastasiani) chiedono, in sostanza, maggiori e più serrati controlli.

«La diffusione del Covid-19 ha spinto il Governo e la Regione ad attuare drastiche misure in materia di sicurezza pubblica.  I provvedimenti succitati – peraltro coercitivi finanche delle libertà individuali e collettive – si sono resi necessari onde circoscrivere il virus e limitarne l’impatto epidemico.  Ad oggi – comunemente, sia per le Istituzioni sanitarie sia per le Istituzioni di governo – resta intesa la priorità assoluta: il contenimento del contagio pare attualmente l’unico modo per bloccare gli effetti dell’infezione e garantire il progressivo ritorno alla normalità» – premettono nella missiva inviata via pec Di Fraia e Pavone.

«A Sant’Anastasia – purtroppo – nonostante le nuove disposizioni di Legge e gli appelli delle Istituzioni “a restare a casa”, persistono atteggiamenti di pericolo per la salute pubblica da parte di frange ben definite di cittadini, incuranti delle regole imposteci e dei nuovi dispositivi varati in relazione all’emergenza Coronavirus e propriamente attuati onde evitare un contagio di massa, insostenibile per le nostre strutture sanitarie» – proseguono i portavoce di Cuore Anastasiano e sìAmo Anastasiani, rendendo poi onore al grande impegno profuso in questi giorni dal comando di polizia locale guidato dal comandante Pasquale Maione e dalla Protezione Civile, costantemente in allerta per dare supporto ai cittadini.

 

«Ma tutto ciò – continuano Di Fraia e Pavone –  stando alle segnalazioni pervenuteci pare non basti e pertanto risulta necessario un incremento dell’azione di sorveglianza sull’intera area, affinché tutti rispettino i dispositivi di Legge in vigore e – così – venga maggiormente garantita la sicurezza della salute pubblica in questo momento così difficile. A tal proposito chiediamo all’Ente un impegno straordinario affinché ci sia un maggiore controllo del territorio e una più efficace azione di sorveglianza dei varchi di accesso al perimetro territoriale, onde consentire la corretta osservanza delle disposizioni contenute nel pacchetto normativo “io resto a casa”, approvato per contrastare la grande emergenza sanitaria che affligge l’intero Paese».

Inoltre, nella missiva indirizzata a Prefetto, Governatore e commissario, si chiede «uno sforzo poderoso per aumentare i livelli di sensibilizzazione della collettività, attraverso una campagna d’informazione utile a sottolineare che restare a casa ora più che mai risulta fondamentale per le nostre stesse vite. Se necessario  si faccia presente agli Enti sovraordinati delle difficoltà operative per dare luogo – come da comunicato firmato dallo stesso governatore Vincenzo De Luca – ad un rafforzamento della barriera di sicurezza, tramite l’ausilio di tutte le Forze di Polizia riconosciute nel nostro Paese, della Protezione Civile e – infine – nel caso in cui si paventasse tale possibilità – di ricorrere anche all’aiuto strategico dell’Esercito per procedere alla militarizzazione del nostro territorio».