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Notizie utili e informazioni da metabolizzare nell’intervento dell’avvocato Vittorio De Filippo il quale, più che fornire la sua opinione, ha deciso di ripercorrere punto per punto gli interventi legislativi da rammentare. 

Nelle ultime settimane numerosi sono stati gli interventi legislativi del Governo nazionale e di quelli regionali finalizzati ad emanare misure di contenimento e di gestione dell’emergenza epidemiologica COVID-19. Dato certo è che dal 9 marzo l’Italia intera è blindata da stringenti misure destinate al contrasto del virus.

Il D.P.C.M. 9 marzo 2020, dettando ulteriori disposizioni in attuazione del D.L. n. 6/2020, ha esteso, a tutta la penisola italiana e fino al 3 aprile 2020, le 18 misure già contemplate dal D.P.C.M. 8 marzo 2020, art. 1, inizialmente valide per talune province del Nord Italia.

Per quel che interessa in questa sede, la lettera a) dell’art. 1, D.P.C.M. 8 marzo 2020 ha imposto a tutti i cittadini il divieto di spostamento dalla propria dimora, salvo che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute; l’intento è chiaramente quello di prevenire ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Con direttiva dell’8.3.2020, il Ministero degli Interni ha sancito che il cittadino può dimostrare le esigenze lavorative, le situazioni di necessità ed i motivi di salute attraverso l’esibizione di un’autodichiarazione rilasciata ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000, secondo il modello ministeriale appositamente predisposto, da ultimo modificato in data 17.3.2020 (ora bisogna attestare anche di non essere in quarantena). Ancora più importante, la medesima direttiva ha, inoltre, precisato che, nel caso di posto di blocco, l’autodichiarazione può essere resa seduta stante dal cittadino utilizzando i moduli messi a disposizione dagli operatori delle Forze dell’Ordine; in tal modo si è evitato un ulteriore onere a carico dei cittadini di doversi premunire della relativa documentazione.

In caso di violazione del detto obbligo, l’art. 4 del DPCM 8 marzo, al II comma, ha stabilito che l’illecito è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, secondo cui: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione… di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro”. Per completezza, va chiarito che i più gravi reati ipotizzabili potrebbero identificarsi in: “Resistenza a pubblico ufficiale” (art. 337 c.p.), per chi, nel fuggire dalle forze dell’ordine, resista alle stesse; Delitti colposi contro la salute pubblica (452 c.p.), che va a punire chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 (Reato di “Epidemia”) e 439 (Reato di “Avvelenamento di acque o di sostanze alimentari”) c.p..

È importante precisare che ai sensi del citato art. 4 sono sanzionati col reato contravvenzionale ex  art. 650 c.p. solo le violazioni degli “obblighi” contenuti nel suindicato D.P.C.M., rimanendo escluse quelle relative alle “raccomandazioni” ivi contemplate.

A titolo esemplificativo, dunque, non commette reato colui che si allontana giustificatamente dalla sua dimora privo dell’autodichiarazione, atteso che, ai sensi della direttiva del Ministero degli Interni, la stessa, in caso di fermo,  può essere resa seduta stante dal cittadino mediante la compilazione dei moduli messi a disposizione dagli operatori delle Forze dell’Ordine.

Per quel che concerne l’autodichiarazione da rendersi ai sensi degli artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000, è lo stesso modello ministeriale a prevedere le possibili ipotesi di reato in cui potrebbe incorrere il cittadino. In particolare: art. 76 del DPR n. 445/2000, che invoca i reati di falso, anche commessi ai danni di pubblici ufficiali; art. 495 c.p. recante “Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri”, il quale sanziona il fatto illecito con la la pena della reclusione da uno a sei anni.

Volendo anche in tal caso esemplificare, il cittadino che si allontana dalla sua dimora, residenza o domicilio, in assenza di comprovate giustificazioni, oltre a violare il precetto di cui all’art. 650 c.p. (salvo che il fatto non costituisca un più grave reato), potrebbe incorrere nell’ulteriore reato ex artt. 76 DPR 445/2000 e 495 c.p. qualora, al posto di blocco, rendesse al Pubblico ufficiale false dichiarazioni e/o attestazioni.

Situazione del tutto peculiare è, invece, quella che riguarda i cittadini della Regione Campania. Il Governatore, infatti, con ordinanza n. 15 del 13.3.2020 ha disposto ulteriori restrizioni, rispetto a quelle già gravi contemplate dai sopra menzionati D.P.C.M.; infatti, con decorrenza immediata e fino al 25.3.2020, è stato sancito che: “su tutto il territorio della Regione è fatto obbligo a tutti i cittadini di rimanere nelle proprie abitazioni”, salvo la sussistenza di comprovate giustificazioni (vedi D.P.C.M. 8/9 marzo 2020).

Secondi illustri giuristi, la predetta disposizione evidenzierebbe profili di illegittimità costituzionale, in quanto lederebbe il diritto alla libertà di circolazione, di cui all’art. 16 della Costituzione.

Ad ogni buon conto, la citata ordinanza regionale ha avuto, altresì, modo di precisare che:

  • “…sono considerate situazione di necessità quelle correlate ad esigenze primarie della persona…e degli animali affezione, per il tempo strettamente indispensabile e comunque in aree contigue alla propria residenza, domicilio o dimora”;
  • è consentita la presenza di un accompagnatore solo in specifici casi, quali: “spostamento per motivi di salute, ove lo stato di salute del paziente ne imponga la necessita”; “spostamenti per motivi di lavoro, purché si tratti di persone appartenenti allo stesso nucleo familiare in relazione al tragitto da/per il luogo di lavoro di uno di esse”.

Anche sotto il profilo sanzionatorio, il Governatore campano ha superato le disposizioni statali, prevedendo a carico dei trasgressori, oltre l’applicazione delle pene di cui al reato ex art. 650 c.p., anche la permanenza domiciliare con isolamento fiduciario per 14 giorni.

Con un successivo chiarimento (n. 6 del 14.3.2020), inoltre, il Presidente della Regione Campania ha precisato che: “L’attività  sportiva, ludica o ricreativa all’aperto in luoghi pubblici o aperti al pubblico non è compatibile con il contenuto dell’Ordinanza n. 15 del 13 marzo 2020”.

Anche sotto tale ultimo aspetto l’ordinanza regionale supera le disposizioni del D.P.C.M. 9 marzo 2020, ove all’art. 1, III comma, si autorizza la pratica sportiva svolta all’aperto “…a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro”.

Sta di fatto che il TAR Campania, con decreto cautelare reso il 18.3.2020, ha ritenuto legittima l’ordinanza n. 15 del 13.3.2020. Al momento, dunque, vietato in Campania fare sport in luoghi pubblici.