Sant’Anastasia, Alfonso Di Fraia e Ciro Pavone: «Se necessario, si ricorra all’Esercito»

Alfonso Di Fraia e Ciro Pavone

Non basta il pur valente lavoro delle forze dell’ordine per i controlli sul territorio anastasiano dove, nonostante due positivi al Covid-19, ci sono ancora persone che non rispettano le regole, una in particolare: uscire di casa solo e soltanto in caso di vera necessità. Ecco perché i portavoce di due movimenti cittadini fino a poco tempo fa avversari ma ora uniti, almeno in questa circostanza, per l’interesse della comunità, hanno scritto al commissario prefettizio del comune di Sant’Anastasia Stefania Rodà, al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e al Prefetto di Napoli, Marco Valentini. Alfonso di Fraia (Cuore Anastasiano) e Ciro Pavone (siAmo Anastasiani) chiedono, in sostanza, maggiori e più serrati controlli.

«La diffusione del Covid-19 ha spinto il Governo e la Regione ad attuare drastiche misure in materia di sicurezza pubblica.  I provvedimenti succitati – peraltro coercitivi finanche delle libertà individuali e collettive – si sono resi necessari onde circoscrivere il virus e limitarne l’impatto epidemico.  Ad oggi – comunemente, sia per le Istituzioni sanitarie sia per le Istituzioni di governo – resta intesa la priorità assoluta: il contenimento del contagio pare attualmente l’unico modo per bloccare gli effetti dell’infezione e garantire il progressivo ritorno alla normalità» – premettono nella missiva inviata via pec Di Fraia e Pavone.

«A Sant’Anastasia – purtroppo – nonostante le nuove disposizioni di Legge e gli appelli delle Istituzioni “a restare a casa”, persistono atteggiamenti di pericolo per la salute pubblica da parte di frange ben definite di cittadini, incuranti delle regole imposteci e dei nuovi dispositivi varati in relazione all’emergenza Coronavirus e propriamente attuati onde evitare un contagio di massa, insostenibile per le nostre strutture sanitarie» – proseguono i portavoce di Cuore Anastasiano e sìAmo Anastasiani, rendendo poi onore al grande impegno profuso in questi giorni dal comando di polizia locale guidato dal comandante Pasquale Maione e dalla Protezione Civile, costantemente in allerta per dare supporto ai cittadini.

 

«Ma tutto ciò – continuano Di Fraia e Pavone –  stando alle segnalazioni pervenuteci pare non basti e pertanto risulta necessario un incremento dell’azione di sorveglianza sull’intera area, affinché tutti rispettino i dispositivi di Legge in vigore e – così – venga maggiormente garantita la sicurezza della salute pubblica in questo momento così difficile. A tal proposito chiediamo all’Ente un impegno straordinario affinché ci sia un maggiore controllo del territorio e una più efficace azione di sorveglianza dei varchi di accesso al perimetro territoriale, onde consentire la corretta osservanza delle disposizioni contenute nel pacchetto normativo “io resto a casa”, approvato per contrastare la grande emergenza sanitaria che affligge l’intero Paese».

Inoltre, nella missiva indirizzata a Prefetto, Governatore e commissario, si chiede «uno sforzo poderoso per aumentare i livelli di sensibilizzazione della collettività, attraverso una campagna d’informazione utile a sottolineare che restare a casa ora più che mai risulta fondamentale per le nostre stesse vite. Se necessario  si faccia presente agli Enti sovraordinati delle difficoltà operative per dare luogo – come da comunicato firmato dallo stesso governatore Vincenzo De Luca – ad un rafforzamento della barriera di sicurezza, tramite l’ausilio di tutte le Forze di Polizia riconosciute nel nostro Paese, della Protezione Civile e – infine – nel caso in cui si paventasse tale possibilità – di ricorrere anche all’aiuto strategico dell’Esercito per procedere alla militarizzazione del nostro territorio».

Marigliano, in tempo di pandemia i sacerdoti organizzano una preghiera collettiva per la città

In tempi così duri per la società, solitamente anche alla Chiesa è richiesto uno sforzo ulteriore di vicinanza alle persone, con iniziative tese a rinforzare il senso della comunità: per chi crede, anche e soprattutto attraverso la preghiera.

Per questo motivo i religiosi mariglianesi hanno organizzato un momento di raccoglimento che, pur vissuto da lontano, vuole essere collettivo: venerdì 20 marzo, a partire dalle ore 10:45, all’interno della Collegiata Chiesa “Santa Maria delle Grazie” avrà luogo l’adorazione eucaristica che coinvolgerà, oltre ai presbiteri della città, anche il sindaco Antonio Carpino. Alle 11, poi, avrà inizio la preghiera rivolta ai santi patroni di Marigliano: san Sebastiano, san Vito e san Rocco, da sempre considerati potenti intercessori contri le pandemie. Per chi non lo sapesse, infatti, san Sebastiano e san Rocco vengono invocati e raffigurati a protezione contro la peste sia in pale d’altare che in affreschi collocati nei cimiteri, ma anche nella dedicazione di numerose chiese. Questo perché l’agiografia sostiene che san Sebastiano sopravvisse alle frecce (perse le vita successivamente, per fustigazione) e san Rocco sopravvisse alla peste, il che li rese di conseguenza i simboli dei salvati da una morte che generava piaghe o ferite, analoga appunto alla peste.

Tempi nuovi, emergenze antiche, vecchi rimedi? Intanto i rappresentanti delle parrocchie presenti e attive sul territorio comunale, insieme alla massima carica della politica mariglianese, il primo cittadino, si riuniscono in preghiera per invocare l’intercessione dei santi patroni in questi giorni di profonde difficoltà, spirituali, emotive, sociali, sanitarie ed economiche.

“Unisciti spiritualmente alla nostra preghiera”, afferma il messaggio evidenziato sulla locandina. Sì, perché la prima raccomandazione è quella di restare a casa: non c’è bisogno di recarsi fisicamente in chiesa per partecipare al momento di raccoglimento, questo per tutelare la salute di tutti ed evitare complicazioni da contagio. Lo rimarca anche don Lino D’Onofrio, parroco della Collegiata, che ha scelto di non organizzare live streaming e dirette Facebook delle funzioni: “In questa fase così delicata evitiamo ridondanze e cerchiamo di richiamare l’attenzione all’essenziale, che come sappiamo è invisibile agli occhi”.

Dopo 76 anni, dunque, si torna a san Sebastiano per invocare protezione e salvezza. Era il 18 marzo del 1944 quando il Vesuvio eruttò per l’ultima volta. Oltre diecimila persone furono costrette all’evacuazione e solo la direzione dei venti preservò la città di Napoli dalla nuvola di cenere e lapilli. Una voce di popolo che si rincorre da tempo immemore racconta che oltre un secolo fa la statua di san Sebastiano (realizzata da Domenico Di Pinto) contribuì con le sue braccia alzate a fermare la cenere del Vesuvio durante l’eruzione del 1913: quell’anno però non si registrò alcuna attività sul vulcano partenopeo, il cui cratere fu invece letteralmente riempito dall’attività stromboliana di luglio.
Oggi il vulcano è monitorato h24 dall’Osservatorio Vesuviano, ma a quanto pare le persone non disdegnano un’occhiata guardinga in più dal cielo: eppure quaggiù sono proprio le persone che oggi possono fare tantissimo contro l’espansione del contagio da COVID-19. Si resta a casa e si prega e ci si sostiene a distanza, per sentirsi parte di qualcosa che ci appartiene sempre e comunque: la nostra comunità.

Sant’Anastasia, sicurezza alimentare: denunciati due fratelli titolari di un mini-market

I carabinieri della locale Stazione insieme a quelli del Nucleo Anti Sofisticazione di Napoli hanno controllato una rivendita di generi alimentari della zona.

I militari hanno accertato gravi carenze igienico-sanitarie e pessime condizioni strutturali del deposito.

Ai titolari – due fratelli di 53 e 51 anni originari di Sant’Anastasia – sono state contestate sanzioni per un ammontare di circa 2mila euro. i due depositi, per un totale di 350 metri quadrati, sono stati chiusi.

Coronavirus, igienizzanti senza autorizzazioni ministeriali: sequestri e denunce

La Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio per l’emergenza COVID-19, ha sequestrato, all’interno di una profumeria di Arzano , 773 confezioni di igienizzante spray per mani, poste in vendita senza l’indicazione delle previste autorizzazioni ministeriali.
Tramite l’analisi della documentazione contabile, è stata ricostruita l’intera rete di vendita: una fabbrica di Frattamaggiore (Napoli) aveva convertito l’originaria attività di produzione di saponi e detersivi in quella di disinfettanti.
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di ulteriori 1500 litri di composto liquido destinato al confezionamento di circa 20.000 flaconi di igienizzante, nonché migliaia di etichette riportanti le diciture ingannevoli. Le titolari del negozio di Arzano e della fabbrica di Frattamaggiore sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria per il reato di frode nell’esercizio del commercio e rischiano fino a 2 anni di reclusione o la multa fino a 2.065 euro.

Sant’Anastasia, gli autodemolitori d’Italia si stringono al presidente Gifuni per la perdita della cara mamma

L’ufficio di Presidenza, il Consiglio Direttivo e la Segreteria della CAR – confederazione autodemolitori riuniti – si stringe al dolore che ha colpito il presidente Alfonso Gifuni per la perdita della cara mamma, Rosa Sannino Gifuni.

Il messaggio di cordoglio che ci è pervenuto dall’ufficio di presidenza della CAR e che volentieri pubblichiamo porta le firme del vicepresidente Monica Bonaglia, del consulente responsabile dell’amministrativo e delle comunicazioni Alfonso Di Fraia, del consulente legale Giuseppe Pettenati, del consulente tributario Tony De Laurentis e di tutto il consiglio direttivo:  Enzo Anzil, Roldano Venturin, Luigi Cirillo, Roberto Zampa, Roberta Ceruti, Andrea Passanti, Enzo Pepe, Riccardo Brutti, Giuseppe Nasca, Carolina Gualtieri, Virginia Prosapio, Raffaele e Carmelo Nisticò, Luca Pomili, Mauro Idini, Benedetto belvedere, Francesco Sanfilippo, Giovanni Meniconi, Ernesto Montemurrro.

Marigliano, l’associazione dei commercianti chiede misure di contrasto efficaci contro l’emergenza Coronavirus

Soffre in maniera indicibile il commercio in città, già alle prese con una crisi di sistema che dura da troppo tempo e rende ormai insostenibile l’attività di imprenditori, esercenti e liberi professionisti.

Il 5 marzo scorso M.I.A. Confcommercio ha inoltrato all’amministrazione comunale di Marigliano una richiesta ufficiale affinché essa dia “un segno tangibile delle misure economiche che intende attivare a favore di tutti i commercianti, delle Partite IVA, di quelle famiglie che stanno affrontando con ansia una duplice preoccupazione: il rischio del contagio e quello di perdere definitivamente la propria attività e con essa quel futuro di serenità per le proprie famiglie”. Secondo Domenico Tomo, presidente dell’associazione Marigliano Imprenditori Associati, di cui fanno parte molte attività commerciali aperte in città, “in questo momento drammatico gli interessi dell’amministrazione devono coincidere assolutamente con quelli delle attività produttive del territorio, attraverso scelte forti e coraggiose che possano concretizzarsi con procedure pratiche e veloci. Speriamo di poter riaprire, prima o poi”.

 

L’associazione sostanzialmente chiede l’immediata sospensione di tutti i tributi per il settore non domestico: inoltre, nel documento inviato al primo cittadino, all’assessore alle finanze e al segretario generale, si auspica anche la convocazione di un tavolo tecnico che possa far fronte a un’emergenza che non è solo sanitaria ma anche e soprattutto sociale ed economica. Era attesa una comunicazione ufficiale del sindaco Carpino ed è arrivata ieri sera, nel corso della consueta diretta streaming. Annunciata per i prossimi giorni una delibera che pare confermare le voci di corridoio: la giunta comunale vuole accogliere e sostenere le istanze dei commercianti ed è pronta ad allungare i termini dei pagamenti e finanche a sospendere i tributi, probabilmente annullandone alcuni.

Nel frattempo sui social si moltiplicano gli appelli alla coesione e alla solidarietà, invitando cittadini e potenziali acquirenti a non ignorare il momento di difficoltà vissuto dagli esercenti, soprattutto quando l’emergenza sarà passata, le serrande rialzeranno e, paradossalmente, avrà inizio la crisi vera e propria. Viviana Sbreglia di Biribimbo 0-16 ha scritto: “Se vi fa impressione vedere il vostro paese deserto e con le saracinesche dei negozi abbassati, ricordatevene quando la quarantena sarà finita perché se non sarete voi ad aiutare i commercianti della vostra città quelle serrande non si alzeranno più e vivrete in una città spettrale per sempre. Sono i piccoli negozi che tengono viva la città, penso che ora più che mai ve ne stiate rendendo conto. Ricordatevi di ciò che stanno perdendo in questi giorni e dei sacrifici che faranno quando riapriranno. Non vi fate prendere dallo shopping inutile online perché in quarantena le cose futili non vi occorrono, piuttosto tenetevi quei soldi in tasca per spenderli quando uscirete di casa. A nome di tutti i commercianti, grazie”.

A Napoli l’acqua zuffregna di Santa Lucia guariva tutti i mali, anche quelli provocati dalla “Malora di Chiaia”

La “Malora di Chiaia”, l’origine dell’espressione  e le testimonianze di Villari e di Mastriani. L’acqua sulfurea, “zuffregna”, di Santa Lucia, e l’articolo pubblicato da E. Bidera nel 1857. Il commercio dell’acqua, le “voci” dei venditori, l’acquaiuolo di R. Viviani, e i significati metaforici della “mommara”, l’orcio di creta in cui l’acqua veniva trasportata.La festa in onore della Madonna della Catena e una strana abitudine dei Luciani.

 

Prima che Ferdinando II e gli ingegneri dell’ “Istituto di Incoraggiamento” avviassero risolutamente l’organica realizzazione del sistema fognario di Napoli, tutti i problemi maleodoranti dell’ igiene della città erano riassunti nell’espressione la “Malora di Chiaia” e nell’ immagine di “vecchia stregaccia” che a questa “Malora” diedero il teatro popolare e, nel romanzo “I Vermi”, Francesco Mastriani: “orribile e mostruosa la faccia”, e “gli occhi erano due fossi orlati di rosso: la cornea, la pupilla, tutto era perduto tra le caccole e gli afflussi sanguigni. Nel mezzo di quei bulbi schifosi un punto di luce d’inferno rilevava la ferocia della megera”. Già i viceré spagnoli accusavano gli abitanti del quartiere Chiaia di aver “generato” questo mostro, perché, come spiegarono prima il Galiani, e poi Pasquale Villari nelle “Lettere meridionali”, le case del quartiere erano “edificate tutte al livello del mare”, e poiché non c’era sufficiente “caduta”, non era stato possibile costruire “chiaviche e condotti sotterranei”: perciò, scriveva il Villari, “alla fine di Chiaia c’era un luogo, in cui al cader della sera, si andava a versare nel mare “ l’immondizia tutta, di ogni tipo: le stesse cose aveva scritto, tre secoli prima, il viceré marchese di Mondejar.

I Napoletani combattevano i guai prodotti dalla Malora e ogni malattia, eccezion fatta delle “infezioni del rene”, con l’acqua sulfurea – l’acqua zurfegna – della sorgente “che sta a Santa Lucia, in un misterioso oscuro grottone, tempio salutare di migliaia di persone.”. Emmanuele Bidera scrisse, per l’antologia di Francesco de Bourcard, un vivace ritratto della “vendita dell’acqua” che i Luciani gestivano come “privativa”, e “con tale lucro” vivevano tutto l’anno: era una “vendita” ininterrotta: “si fa dagli uomini da un’ora di notte sino al mezzodì, quindi dalle donne sino al ritorno dell’ora accennata.”. Sull’ “amenissima riviera” di Santa Lucia arrivano “nobili e plebei” : li aspettano le venditrici, giovani e vecchie, e mostrano ai clienti i bicchieri colmi dell’acqua che spumeggia “come sciampagna”. Ogni cliente sceglie la venditrice che “più gli aggrada”: ma nei giorni seguenti sempre a lei si deve rivolgere, per non “essere scortese”: del resto, se si rivolgesse ad un’altra, questa lo allontanerebbe, non farebbe uno sgarbo alla collega: è “una costumanza” del quartiere, che tutti rispettano: chi la “infrange” scatena “risse sanguinose”. L’acqua si trasportava in mommare, gli orci di creta – solo di creta, e mai d’argilla – che ricavavano il loro nome dal tardo latino “bombyla” e ispirarono pittori e scultori, anche perché consentivano allusioni maliziose, come nel quadro di Vincenzo Caprile: per analogia, il termine indicava anche il seno sostanzioso delle donne, e in alcuni scrittori, come in Viviani, che citeremo, anche la testa, “’a capa” di chi è travagliato da problemi che non riesce a risolvere.  Mommare e mommarelle piene di acqua zurfegna venivano portate di notte, sulle barche, fino a Portici e a Torre del Greco, e, su carri, anche a Capua, e anche a Madonna dell’Arco. Tutta la famiglia, dice Bidera, partecipava al viaggio dei carri: anche la “vecchia madre”, che sta seduta “come in trono sopra le mmommare, tenendo un nipotino sulle ginocchia come Iside che porta Horus nel seno; e tutti cantano canzoni d’amore con prolungata e noiosa cantilena”. Una cantilena era anche la voce dei venditori che giravano per i vicoli della città:chi vo vèvere, che è fredda fredda! Uh, la tengo annevata …Vattenne, mmalora de Chiaia, co mmico nce pierde lo tiempo.”

Dice il Bidera che i Luciani venditori di acqua zuffregna l’ultima domenica di agosto celebravano una “festa speciosa” in onore della Madonna della Catena: durante il rito “si tuffano in acqua, e nel secolo scorso vi gettavano a forza chiunque a quell’ora si trovasse passando per la riviera.”

Ma le sofferenze dell’amore non trovavano rimedio nell’acqua di Santa Lucia. Inutilmente l’acquaiuolo di Raffaele Viviani lancia la sua “voce”: la donna che lo ha lasciato non sente, non si affaccia, dorme: ma è sango dint’’ e vvene, / acqua zurfegna, o che ? Lui lo ammette: pe’ chesta capa sciacqua / aggio perduto ‘a mummera. Egli sta lì, ad aspettare inutilmente, da due ore: e intanto l’acqua zurfegna, che lui garantisce fredda fredda, si riscalda, certo mo vullarà.  A quel punto l’acquaiuolo perde la pazienza, m’’o joco stu purtone / nun passo cchiù pe’ ccà.

Ma lo giura ogni mattina…

 

Sant’Anastasia, lutto per la famiglia Gifuni

Rosa Sannino Gifuni

È mancata questa notte, mercoledì 18 marzo, la signora Rosa Sannino. Novant’anni compiuti lo scorso 20 febbraio, era vedova di Vincenzo Gifuni.

 

Una vita per la famiglia, la signora Rosa era mamma di quattro figli: Teresa e gli imprenditori Alfonso, Carmine e Ferdinando Gifuni, titolari della Gif.Fer, azienda di autodemolizioni in via Pomigliano a Sant’Anastasia.

Il direttore e tutta la redazione del Mediano.it si stringono ad Alfonso, presidente della Confederazione Autodemolitori Riuniti, presidente del Lions Club Castello di Cisterna Vesuvio Nord e già consigliere comunale a Sant’Anastasia, a sua moglie Luisa Esposito, titolare dell’Atelier Gifuni di Sant’Anastasia, ai figli Vincenzo e Alba.

L’intera famiglia della signora Rosa aveva appena fatto in tempo, era metà febbraio scorso, a festeggiare i suoi 90 anni. Il cordoglio di tutti noi al figlio Carmine, con la moglie Antonietta Passariello e i figli Vincenzo, Nunzio e Rossella; al figlio Ferdinando e a sua moglie Anna Allocca con i figli Emanuela, Daniela e Pietro; alla figlia Teresa e al marito Carmine Romano con i figli Vincenzo e Matteo.

Gli affetti non muoiono mai, il ricordo delle persone care vive per sempre nei cuori di chi le ha amate, più forte di qualsiasi abbraccio, più importante di ogni parola. Anche se, come in queste surreali circostanze che tutti stiamo vivendo, non si può dare loro l’ultimo saluto.

 

 

 

 

FCA Pomigliano, primo contagiato nella grande fabbrica: è un operaio. Ricoverato in ospedale


Primo contagiato da Coronavirus nella fabbrica più grande del Mezzogiorno, la FCA di Pomigliano, 4500 addetti più altri 500 dell’indotto. Si tratta di un operaio, un addetto del reparto qualità e metrologia, un reparto che supporta le attività della linea di produzione della Panda, la vettura più venduta in Italia. Nel frattempo da Torino l’azienda conferma: “si, c’è un caso in qualità-metrologia a Pomigliano”. E ora la paura fa novanta da queste parti anche perché questa notizia stava serpeggiando da giorni. Proprio la settimana scorsa c’era stato uno sciopero spontaneo sulla catena di montaggio, il primo dopo dieci anni di riorganizzazione attuata dallo scomparso ex ad del gruppo, Sergio Marchionne. L’astensione era stata messa in atto a causa dalla paura su una possibile diffusione del contagio. Quindi FCA ha deciso domenica sera, per tutelare i suoi lavoratori, di sospendere le attività fino al 27 marzo in tutti i principali impianti, Pomigliano, Cassino, Melfi, Mirafiori e Grugliasco. Altri impianti sono stati chiusi fino al 20 marzo. Ma la catena di montaggio di Pomigliano si era fermata già mercoledi 11 marzo. Preoccupazioni su preoccupazioni. Accanto alla FCA c’è l’Avio Aero, stabilimento aeronautico che conta 1100 addetti più altri 700 dell’indotto. Qui ci sono due contagiati. L’impianto ha riaperto oggi.

Sant’Anastasia, esponenti politici di schieramenti diversi uniti per l’emergenza Coronavirus

Nasce a Sant’Anastasia un gruppo di «collaborazione sociale». Si chiama «Emergenza Covid 19 – Uniti per l’emergenza» e ne fanno parte esponenti politici di segno opposto. Hanno già stilato una «scaletta» di proposte per fronteggiare la situazione surreale che tutta Italia sta vivendo ma che a Sant’Anastasia si sente particolarmente per l’assenza di un’amministrazione comunale che informi passo passo i cittadini come stanno facendo i sindaci dei paesi limitrofi. Negli ultimi giorni la commissaria prefettizia Stefania Rodà sembra star cambiando passo sul fronte dell’informazione, sia pure con laconiche e istituzionali comunicazioni indirizzate alla stampa. Ma i rappresentanti politici che si stanno coordinando, ovviamente dalle proprie case, tramite messaggeria istantanea, pretendono di più e non hanno voluto che comparissero i propri nomi, né le sigle, per evitare facili sospetti di strumentalizzazione dell’emergenza. Al momento, il filo conduttore è rendersi utili alla comunità.

«Alcuni rappresentanti politici del territorio si sono uniti, superando le loro differenze, per offrire ai propri cittadini il sostegno necessario in un evento così drammatico che sta colpendo tutto il mondo. Abbiamo deciso di porre al primo posto il bene collettivo. Restare uniti, adesso, è la più alta dimostrazione di maturità, nonché responsabilità, che possa esistere. Vogliamo aiutare e non strumentalizzare. Per questo abbiamo deciso di muoverci collegialmente e senza sigle di partito. Una sola entità al servizio della comunità» – fanno sapere.

 

Il gruppo ha già inviato una richiesta ufficiale (tramite posta elettronica certificata) al commissario prefettizio e la stessa è stata inoltrata anche al viceprefetto e al presidente Vincenzo De Luca. «Abbiamo battuto tutte le strade possibili – dicono –  per garantire la migliore tutela ai nostri cittadini. Il gruppo chiede un maggior impegno delle forze di polizia nella loro opera di controllo del territorio. Vanno assolutamente bloccati e sanzionati con priorità i cittadini che stazionano in strada senza le necessarie urgenze previste dal decreto».

«Chiediamo inoltre – proseguono –  un report quotidiano o in alternativa almeno settimanale sull’evolversi della situazione. In modo tale da fornire un quadro reale di quel che sta accadendo. Su quali comportamenti e nuove strategie adottare, di giorno in giorno, per contrastare l’infezione. Potrebbe essere utile, citiamo degli esempi, una macchina dotata di megafono che possa girare sul territorio anastasiano invitando i cittadini a non uscire dalle loro abitazioni Oppure, o in parallelo, la diffusione di manifesti volantini con le indicazioni da seguire».