Un medico di Bergamo ha sperimentato per primo il Tocilizumab, dice in TV il dott. Galli. E il dott. Ascierto gli risponde con un elegante e malizioso post, sottolineando il fatto che i medici napoletani hanno comunicato immediatamente a tutti i risultati positivi della loro sperimentazione. Gli articoli di alcuni giornali del Nord fanno capire che, sconfitto il virus, altre nubi nere si addenseranno non solo sull’economia, ma anche e soprattutto sul sistema politico e amministrativo.
Niente sarà come prima. E questo vale per tutti.
Non commenterò l’aspetto etico dell’attacco che l’altra sera, nel salotto della Berlinguer, il dott. Galli, dirigente sanitario dell’ospedale Sacco di Milano, ha sferrato contro il dott. Ascierto, oncologo del “Pascale” di Napoli. Non mi piacciono le prediche, soprattutto in questi momenti, nei quali, per fortuna, in ogni parte d’Italia tutti i medici stanno rispettando, nella forma e nella sostanza, il giuramento di Ippocrate, e molti medici in pensione hanno di nuovo indossato il camice e sono tornati negli ospedali. E un grazie va a tutto il personale delle strutture sanitarie. Ma credo che il dott. Galli abbia sbagliato, nel condurre il suo attacco, luogo, momento e manovra: insomma, si è dimostrato un mediocre stratega. “Non siete stati voi napoletani a sperimentare per primi il Tocilizumab, i primi sono stati i cinesi, e in Italia il primo è stato sicuramente il collega Rizzi a Bergamo. Diamo a Cesare quello che è di Cesare, e ai cinesi quello che è dei cinesi”. Il dott. Ascierto non ha risposto subito all’attacco milanese, e ha fatto bene: ha indotto il dott. Galli a credere di averlo sbaragliato. Anche Annibale, nelle prime tre ore della battaglia di Canne, fece in modo che i condottieri romani Lucio Emilio Paolo e Caio Terenzio Varrone si illudessero di aver vinto. E poi li schiacciò. La risposta del dott. Ascierto è arrivata il giorno dopo, ed è stata un documento notevole di quella elegante e sorridente malizia che fa parte del patrimonio culturale di Napoli. Il dott. Ascierto ha prima di tutto ringraziato i colleghi medici, poi ha affondato il colpo, con la levità di una carezza: “Non ci risulta che qualcuno lo stesse facendo in contemporanea e saperlo ci avrebbe peraltro aiutato. In questa fase, non è importante il primato. Quello che abbiamo fatto è comunicarlo a tutti affinché tutti fossero in grado di poterlo utilizzare, in un momento di grande difficoltà.”. Va bene, l’avete sperimentato prima voi, a Bergamo, il Tocilizumab, ma perché non l’avete comunicato anche a noi altri?: noi Napoletani l’abbiamo comunicato a tutti: e la parola “tutti” viene ripetuta due volte, perché anche chi non vuol capire capisca. Inoltre, dice il dott. Ascierto, “in pochi giorni siamo stati in grado di scrivere una bozza di protocollo per l’ “Agenzia Italiana del Farmaco” che ha avuto un riscontro positivo. Il nostro deve essere un gioco di squadra e la salute dei pazienti è la cosa che ci sta più a cuore.”.
Non mi risulta che il dott. Galli abbia commentato la risposta del dott. Ascierto. Dunque il suo attacco è stato uno “sparare a brenna”, cioè a crusca, cioè a vuoto: durante le esercitazioni i soldati borbonici usavano caricare con palle di crusca i cannoni. Non ho potuto fare a meno di andare a rileggere gli articoli che vennero “sparati” contro il Sud ai tempi del colera del ’73, a partire da quello di Indro Montanelli: il quale, avendo conosciuto i bassi di Napoli, si chiedeva meravigliato perché il vibrione non scegliesse la città come residenza permanente. Non ho potuto fare a meno di ammettere che ha ragione il sindaco di Napoli quando dice che se il virus fosse partito da Napoli, il primo decreto avrebbe autorizzato quelli del Nord a sparare a vista sui meridionali. L’attacco del dott. Galli me lo spiego oggi collegandolo al titolo della prima pagina di “Libero” “Il Nord si arrangia da solo” e alla lunga scia di commenti in cui i lettori del giornale hanno ripetuto tutto il repertorio di accuse al Sud, al governo, ai migranti, e hanno rinnovato la richiesta urgente di autonomia. Il Nord, dicono i giornalisti di “Libero”, viene salvato dai suoi imprenditori, e non dalla “bizzarra squadra” del premier Conte, composta da “burocrati screditati, scienziati appisolati ed economisti gretini”, seguaci di Greta. E scrive Alessandro Sallusti che a questo governo i provvedimenti utili glieli hanno dettati Fontana e Zaia, i governatori della Lombardia e del Veneto. Quando il virus verrà definitivamente sconfitto, sull’Italia si addenseranno le nere nuvole della crisi economica e della ripartizione dei fondi destinati a rimettere in moto la “macchina” e ad affrontare il problema angoscioso della disoccupazione. Saranno tempi duri, perché alcune regioni del Nord approfitteranno della confusione e della debolezza del sistema per calare “l’asso piglia tutto” o per realizzare il progetto dell’autonomia: o per fare entrambi i colpi. Credo che il Sud non si lascerà sorprendere: non sono pochi quelli che non riescono ancora a capire che nulla sarà come prima, e che in ciascuno di noi il dramma del virus sta delineando nuovi modi di vedere le cose, di “sentire”, di pensare. E di agire.
Accade sempre dopo le grandi guerre. E questa che stiamo combattendo lo è.

