Covid 19. Ente parco Vesuvio, l’appello a rimanere in casa durante le festività Pasquali

Il Presidente Casillo: “spero che presto potremmo ritornare a frequentare i meravigliosi sentieri e le bellezze del Parco, ma adesso bisogna continuare a restare a casa”.

 In occasione delle festività della Santa Pasqua, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ribadisce la necessità che tutta la cittadinanza osservi le disposizioni di legge, adottate a livello nazionale e regionale, per contrastare l’emergenza Covid-19.

Com’è noto, è fatto divieto di assembramenti e di spostamenti, se non per motivi di necessità; tali restrizioni valgono, ovviamente, anche per le aree verdi ricomprese nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio. Per i trasgressori sono previste sanzioni e denunce penali. Per scoraggiare tali iniziative, i Carabinieri Forestali intensificheranno i controlli e la vigilanza sul territorio nei giorni di Pasqua e Pasquetta.

“Spero che presto ritorneremo a frequentare i meravigliosi sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio e a godere delle bellezze del nostro territorio – dichiara Agostino Casillo, Presidente del Parco del Vesuvio – ma adesso bisogna continuare a restare a casa e rispettare le regole imposte dai provvedimenti del Governo e della Regione Campania.

Stiamo lavorando per farci trovare preparati ad offrire a tutti nuove opportunità di fruizione una volta che tutto sarà finito. Soprattutto i sentieri recentemente inaugurati – aggiunge Casillo – daranno la possibilità di godere della natura in serenità.

Una cosa importante, anche restando a casa, però possiamo farla – conclude il Presidente – ovvero acquistare e consumare le eccellenze enogastronomiche prodotte nel Parco Nazionale del Vesuvio così da aiutare le aziende del territorio, che oggi stanno vivendo un momento di grande difficoltà”

Somma Vesuviana: viola la quarantena e si fa visitare in uno studio medico. Ora è positivo al Covid – 19

In tempo di corona virus, ti aspetti che le persone siano attente e in grado di recepire i tanti messaggi che arrivano da ogni dove: dal sindaco, dalle autorità sanitarie, dai vip, dai familiari. E invece no. Ancora in alcuni prevalgono il menefreghismo, l’egoismo, gli istinti più primitivi, il colpevole silenzio. E così, è accaduto che questi comportamenti hanno provocato la chiusura di sue studi medici: uno a Rione Trieste e uno a via Roma.

Cosa è successo? Nella giornata di martedì 7 aprile un assistito ha chiesto una visita specialistica presso lo studio di Rione Trieste perché lamentava un dolore al petto. Accompagnato dalla figlia, è stato assistito ma entrambi hanno taciuto di essere in quarantena e, per il padre, di essere in attesa di risposta di tampone per sospetto covid 19.

Nel frattempo, lo specialista ha prestato la sua attività anche presso lo studio medico associato di via Roma, fino a ieri pomeriggio (mercoledì 8 aprile), nel quale c’erano anche l’infermiere e la segretaria e dove è stato informato della positività del paziente che si era fatto assistere a Rione Trieste. Pare che nello studio, tuttavia, non ci fossero pazienti in attesa né che siano stati ricevuti in precedenza.

Quali le conseguenze? Ora, gli studi medici coinvolti resteranno chiusi giovedì e venerdì (9 e 10 aprile) per la sanificazione; medico e il personale parasanitario dovranno essere sottoposti a tampone e, nel caso fossero positivi, fermarsi e isolarsi in quarantena: sperando che tutto vada bene.

E quel signore e la figlia? In questo caso parliamo di violazione della quarantena, una fattispecie prevista e adeguatamente regolata. Chi ha febbre, tosse o altri sintomi collegati al Covid-19 non deve muoversi da casa per alcun motivo. Può contattare il proprio medico di base o i numeri verdi segnalati dal ministero della Salute e mettersi in quarantena. Non rispettando questo iter, oltre ad aver violato l’articolo 650 del codice penale, rischia un processo per lesioni o tentate lesioni volontarie. Lo stesso discorso vale anche per chi sa di aver contratto il virus ma non lo dice a nessuno. Mettendo a rischio la salute di chi lo circonda, può essere imputato dal tentativo di lesioni fino all’omicidio volontario, quando si viene a contatto con soggetti fragili causandone la morte.

Tra i due reati c’è però una sfumatura di senso giuridico abbastanza importante. Chi sospetta di aver contratto il virus senza averne certezza ma non prende precauzioni per evitare di infettare persone anziane, immunodepresse o comunque a rischio, commette un dolo eventuale. Con la sua condotta, cioè, accetta l’eventualità di poter contagiare altre persone, provocando lesioni o causandone le morte. In tale circostanza, la pena di reclusione non è inferiore ai 21 anni.

Nel secondo caso, quando il positivo sa di esserlo ma non lo dice a nessuno, s’incorre nel dolo diretto. La persona sa benissimo che potrebbe mettere a rischio altre persone, ma non fa nulla per evitarlo (proprio come nel caso delle persone sieropositive che sanno di esserlo e non avvisano il partner né adottano precauzioni). Si applicano, in questo caso, gli stessi principi giuridici relativi ai casi della trasmissione di Hiv e si può arrivare anche a una condanna di omicidio volontario.

Superare la paura e l’ansia in tempo di pandemia Covid-19, i consigli dell’esperto

Dominare la Tigre -2- : la comunicazione del rischio in tempo di pandemia Covid-19 e suoi effetti sulla salute mentale. Le considerazioni  e i preziosi consigli dello psichiatra Giuseppe Auriemma.

 

Paura, ansia, angoscia, tristezza, disorientamento, rabbia, sono le emozioni che possono prevalere in questi giorni così difficili e carichi di distress emotivo. Gli eventi stressanti inoltre, secondo studi scientifici, favoriscono la comparsa di ulteriori eventi stressanti. I disagi imposti da evento disastroso potrebbero aggravarsi perché il disastro può innescare una sequenza di eventi che spingono l’esistenza di un individuo in una spirale verso il basso (Cheryl Koopmann, et al. APA 1997).

Cerchiamo di capire cosa succede e con quali emozioni dobbiamo confrontarci:

Panico, paura e ansia, angoscia, sono emozioni considerate come sinonimi in realtà vanno distinte.

La paura è un’emozione primaria e congenita, presente nel nostro repertorio genetico, è utile alla nostra sopravvivenza e ci avverte dell’esistenza di un pericolo. Essa è istintiva e svolge un ruolo importante per la nostra sopravvivenza mettendoci in grado di reagire, con attacco o fuga e prima ancora attiva la curiosità che ci spinge ad avvicinarci al pericolo, a fiutarlo, per riprendere eventualmente il controllo della situazione. Se il pericolo viene visto come incontrollabile, come potrebbe essere per un nemico insidioso, invisibile e imprevedibile, come il Coronavirus, allora la paura si trasforma in una forte attivazione emotiva che chiamiamo panico, la persona si blocca, impedita nel pensiero e nelle capacità di reagire.

Che fare? Gli esperti suggeriscono in questi casi di panico una semplice manovra quella della respirazione consapevole: fare respiri lunghi, pieni, eventualmente appoggiando la mano sul petto, per riattivare gli automatismi e poi la capacità di pensare.

Il più delle volte può generarsi uno stato di trepidazione continua e di disagio pervasivo di minaccia futura, oppure di attesa continua di un pericolo imminente, un’eccessiva preoccupazione che crea disagio insieme emoziono spiacevoli che chiamiamo ansia. Difficile reggere per molto tempo questa tensione, allerta e attesa, senza incorrere in un senso di ipocondria, intesa come tendenza a eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute percependo ogni minimo sintomo come un segnale inequivocabile di infezione da Coronavirus.

Il timore di ammalarsi, di perdere i propri cari, la possibilità reale di poter morire, sapere che persone a noi vicino sono decedute, genera un senso di angoscia e di pena, un senso di limite che fa crollare le nostre fatue certezze e illusioni. Simile all’ansia, l’angoscia è uno stato emotivo molto doloroso e oppressivo dalle cui cause la persona che ne soffre, Non è solo una condizione mentale, ma si manifesta nel corpo in vari modi. I sintomi fisici possono essere caratterizzati da vertigini, problemi digestivi, pressione al petto, tensione psichica e muscolare, tremori e insonnia. Inoltre, l’esperienza di angoscia può limitare oltre che gli obiettivi personali, le relazioni intime e sociali.

Un eccesso di allerta con comportamenti poco lucidi e controproducenti) può generare un quadro complesso di reazioni psicofisiche (con sintomi fisici, comportamentali, emozionale e cogniti) dovuto a un eccesso di compiti emotivi, cognitivi o sociali avvertiti come eccessivi dal soggetto. Questa risposta è denominata distress o stress negativo, acuto o cronico a seconda della durata degli stimolo-eventi che investono una persona. Tale condizione può comportare una diminuzione delle difese immunitarie.

come affrontare quindi questa emergenza da COVID-19, e addomesticare la “tigre” delle emozioni negative? Qualche esperto parla di ammaestrarle, come il cavaliere che addomestica la propria tigre standole in groppa. “la paura va accolta e assecondata perché si trasformi in coraggio”

alcuni consigli pratici:

  1. Limita l’esposizione alle notizie sull’epidemia di Covid-19
  2. Riconoscere e accettare l’incertezza, concentrandosi sulle attività svolte nel presente
  3. Accettare le circostanze che non possono essere modificate e concentrarsi su ciò che è possibile modificare
  4. Condividere le proprie emozioni e preoccupazioni, parlare con le persone che ti fanno star bene e sono rassicuranti
  5. Distrarsi dalle emozioni inutili rimanendo occupati mentalmente e fisicamente
  6. Non dire “questo è un momento difficile” ma questo è un momento difficile ma posso farcela”
  7. Mantenere una continuità, rispettando le regole comuni, con le proprie abitudini e routine
  8. Rispettare il più possibile un ritmo sonno veglia regolare
  9. Scegliere un’alimentazione sana e dedica del tempo alla cura del tuo corpo
  10. Fai attività fisica da camera o se possibile su un terrazzo.
  11. Mantienere un regolare contatto con le persone care
  12. Fare riferimento a un operatore sanitario, un professionista in casi in cui l’ansia e la paura prendono il sopravvento creando una condizione di disagio cronico.

La fase di isolamento, distanziamento e rarefazione sociale che stiamo vivendo è accettata con grande senso civico dalla stragrande maggioranza degli italiani, essa ha messo in moto un forte tentativo di identità sociale anche attraverso gli incontri dal balcone o sui social, un tentativo forte di sentirsi tutti in connessione. Finita l’emergenza dovremmo cercare di non disperdere questa consapevolezza, “che prossimità e solidarietà sono le risorse più importanti per vivere meglio”. L’esperienza del coronavirus ci mette di fronte al senso del limite. Non possiamo avere tutto, e  di legami solidali sono  il miglior rimedio per il diffuso narcisismo imperante.

 Dott. Giuseppe Auriemma

medico psichiatra, psicoterapeuta.

 

Somma Vesuviana, la Processione a distanza ma vicina a tutti

Manca poco all’iniziativa “Processione virtuale” promossa dall’Associazione musicale e culturale Antonio Seraponte. I giovani e giovanissimi della Banda Musicale, diretti dal Maestro Mauro Seraponte, stanno provando  a distanza da settimane e hanno accolto con particolare entusiasmo l’idea della processione virtuale. Domani, Venerdì  Santo, alle ore 19 e 15 in punto, ora in cui usciva la statua della  Madonna con il Cristo Morto  dalla storica chiesa Collegiata,  30 musicisti suoneranno da 30 punti diversi  il Dolores di Giovanni Orsomando. Di seguito il racconto  di come è nata  l’iniziativa a cura di Ciro  Seraponte, fratello del compianto maestro Antonio.

 

“Quando si ama una Città, si ama la sua cultura, la sua storia e si amano soprattutto le tradizioni. Quando ci siamo resi conto che la storica Processione del Venerdì Santo non si sarebbe svolta, ci siamo attivati per essere vicino ai cittadini e ci siamo prodigati per organizzare un evento che accomunasse tutti nella fede e nella tradizione. Abbiamo pensato di fare uscire la Madonna e il Cristo Morto in maniera virtuale. Prima di mettere mano, abbiamo chiesto un parere sia alle Istituzioni civili e sia a quelle religiose. Da entrambe abbiamo avuto un consenso pieno e siamo passati all’opera. Non nascondiamo le difficoltà oggettive che abbiamo incontrato, non essendo avvezzi in questo campo. Abbiamo sentito uno per uno tutti i componenti della Banda Musicale e ci siamo cimentati in un’avventura tutta nuova per noi. I ragazzi hanno fin da subito accettato la sfida e si sono messi al lavoro con la guida sapiente del M. Mauro Seraponte. Abbiamo subito capito che non era facile, ma il desiderio di regalare alla città un evento straordinario è stato più grande di noi. Suonare in una Banda non è come suonare da soli. Ma suonare a distanza come se si stesse tutti insieme è stata davvero dura. Ci siamo riusciti? A voi la risposta. Ma quando il Maestro Mauro Seraponte ha completata la sua straordinaria direzione a distanza, ci è sembrato visibilmente commosso. Ci auguriamo – conclude emozionato Ciro Seraponte- che questo lavoro sia di gradimento per tutti e che insieme possiamo goderci le emozioni di una Processione che è amata e sentita da tutti noi”.

La processione  virtuale può essere seguita dalla pagina dell’Associazione Antonio Seraponte. Domani, Venerdì Santo, sulle struggenti note del Dolores, i Sommesi saranno si distanti ma più uniti che mai in una sola preghiera.

(fonte foto: rete internet)

Quando via Toledo era la via dello “struscio”: le pagine della Serao e i versi di Viviani

Lo “struscio” da rito di “penitenza” a evento profano: la visita ai “sepolcri” delle sette chiese. L’abito nero delle “signore borghesi” descritto dalla Serao, e l’abbigliamento delle donne non ancora maritate: lo sfortunato “struscio” di Titina in una poesia di Viviani. La zuppa di cozze nei “bassi” trasformati per tre giorni in trattorie. Le “statuette” scolpite nel lardo. I caffè  in cui si ristoravano durante lo “struscio” i “galanti” della “Belle ‘Epoque”. Lo splendore di via Toledo sotto la pioggia nel quadro di Carlo Brancaccio.

 

Nel pomeriggio del Giovedì Santo,scrive Matilde Serao in un libro pubblicato nel 1902, le carrozze lasciano via Toledo al sereno passeggio dei Napoletani impegnati nel rito dello “struscio”, che fu, all’origine, un pellegrinaggio attraverso le sette chiese, “ ‘e sette chiesielle” tra Largo Mercatello, oggi Piazza Dante, e Largo di Palazzo, oggi Piazza Plebiscito: Spirito Santo, San Nicola alla Carità, San Liborio alla Pignasecca, Madonna delle Grazie, Santa Brigida, San Ferdinando, San Francesco di Paola. Alla fine del Settecento la crisi dello spirito religioso e la fiacchezza della gente fecero sì che il numero delle chiese e dei “sepolcri” da visitare si riducesse a cinque o a tre, e inutilmente Ferdinando II cercò di salvare il carattere “sacro” di una passeggiata che di anno in anno diventava sempre più un rito profano. Dopo l’unità d’Italia, il rito perse la forza di attrazione, ma la riacquistò dopo il 1880, fino a diventare un evento significativo della “Belle ‘Epoque” napoletana, un evento che si prolungava dal Giovedì Santo al Sabato Santo. “La parola “struscio” – scrive la Serao – ha un’origine tutta musicale, perché viene dal fruscio che fanno i piedi mollemente smossi e le gonne seriche delle donne: alcuni dicono che “struscio” o “strascino” venga dalla lentezza della passeggiata: altri dallo strascico che prima avevano i vestiti neri, indossati sempre dalle signore, nella Settimana Santa”. Ai tempi della Serao, lo strascico non si usava più, ma il “vestito nero di faille” – un tessuto di seta a trama grossa – restava un abito assai elegante e “molte buone signore borghesi” aspettavano la settimana di Pasqua per farne sfoggio. Tra l’altro, il nero dell’abito conferiva ancora una nota religiosa alla visita “ dei “sepolcri” nelle sette chiese, come è prescritto, o in cinque chiese, o in tre, o in una”. “Un umile segno di penitenza “sarebbe stato il velo nero “: ma le signore preferivano i cappelli, e “quelle che hanno orecchini di brillanti e di perle, li mettono”. Le ragazze indossavano “il vestito di mezza stagione, per lo più chiaro, perché le ragazze di Napoli non amano i colori scuri, essendo naturalmente allegre.”. Avrebbero indossato l’abito nero di faille dopo aver contratto matrimonio: e lo “struscio” serviva anche per trovare il “giovane elegante” che avrebbe donato ad esse l’anello nuziale e l’abito nero. I “galanti” della borghesia e della nobiltà durante la passeggiata dei tre giorni non portavano né cilindro, né bombetta, ma la “paglietta”, più adatta alla scappellata con cui essi rendevano omaggio alle signore. Anche Titina, a cui Raffaele Viviani dedicò la poesia “’O struscio”, faceva la passeggiata per cercare marito, che però “ nun trova maie”. E la madre, vedendo che anche lo “struscio” di quell’anno “ se n’è ghiuto / senza truvà chill’atu Ggiesucristo”, si avvicinava alla figlia e la esortava a tornare a casa: “ Titinè’, a mammà,/ ccà cunzumammo ‘e scarpe”, e Titina, triste, ribatteva: “L’ho veduto. / E me l’hai detto pure un anno fa.”.

Allo “struscio” non mancò mai il corredo dei venditori di ciambelle, di fette di tortano e di quarti di casatiello: e in alcuni bassi della Pignasecca e dei Quartieri Spagnoli trasformati per l’occasione in taverne gli “struscianti” andavano ad assaggiare, in nome della tradizione, la zuppa di cozze, anche quando, sollecitate dai proprietari dei ristoranti che pagavano le tasse, le autorità cittadine cercarono di bloccare quelle “tavole” illegali con avvisi che nessuno leggeva e rispettava. Scrive la Serao che dal giovedì al sabato tutte le botteghe di via Toledo, “grandi e piccole, ricche e poverelle” risplendevano di luci ed esponevano salami, formaggi e “statuette” fatte con il lardo. I “galantuomini” si fermavano a gustare i dolci al cioccolato e alla crema in uno dei molti caffè che si aprivano tra Piazza Dante, Viale Toledo e Piazza Municipio: al “ Gambrinus”, al “Caffè Europa”, al “Caffè dell’Incoronata”, famoso per il guanto enorme, collocato accanto all’insegna, che il proprietario muoveva dall’interno, con una corda, creando l’effetto di una mano che invitava i passanti a entrare. Se i giorni dello “struscio” erano allietati dai segni della primavera e invitavano a consumare gelati, i “galanti” si fermavano al “Caffè Corfinio”, frequentato dalla Serao, da Eduardo Scarfoglio e da Ferdinando Russo, che era un cliente assiduo anche delle birrerie di quella che oggi è Piazza Municipio, la “Birreria di Strasburgo” e la “Birreria Monaco”.

Acerra, un’altra persona positiva al Covid-19.

Scoperto un circolo ricreativo dalla polizia municipale, denunciata la proprietaria.Per evitare assembramenti, attivo il servizio “prenota la spesa”

Il dipartimento di prevenzione dell’Asl Napoli 2 Nord ha comunicato la positività di un altro cittadino residente ad Acerra al Covid-19: le persone risultate positive in città salgono a 12, più un cittadino acerrano isolato presso il Comune di Sant’Anastasia.

Durante le quotidiane operazioni di controllo della Polizia municipale relative alle  individuato un altro circolo ricreativo all’interno di un’abitazione privata, ancora frequentato da persone, in particolari ragazzi, che pertanto favorivano assembramenti. Sanzionata la proprietaria dell’abitazione.

In applicazione delle eccezionali misure tese a contenere la diffusione del contagio, per evitare disagi e assembramenti, per eliminare o ridurre le file agli ingressi degli esercizi commerciali l’Amministrazione comunale ha anche promosso una ricognizione degli esercenti commerciali operanti sul territorio, che hanno attivato il servizio di “prenotazione e ritiro della spesa”. Consultando l’elenco completo sul sito del Comune www.comune.acerra.na.it o dall’applicazione gratuita comunicacity si possono trovare i recapiti degli esercizi commerciali che fanno prenotare la spesa, ed è possibile scegliere il negozio, prenotare la spesa e concordare il giorno e l’ora del ritiro.

Somma Vesuviana, l’ invito del sindaco a seguire la Processione Virtuale del Venerdì Santo

 

Di seguito l’invito e  le indicazioni del sindaco a seguire la Processione Virtuale del Venerdì Santo.

 

” Sarà il momento in cui dobbiamo esserci, tutti. Saremo con la Madonna uniti nel dolore perché dopo la morte la luce c’è. Alle ore 19 e 15 esattamente quando usciva la Madonna con il Cristo Morto dalla Collegiata, usciamo fuori ai balconi ed alle terrazze ed accendiamo tutti un lumino. E’ un appello che rivolgo a tutti i cittadini ma in particolare a coloro i quali abitano lungo il percorso storico della Processione: via Piccioli, San Giovanni de Matha, via Margherita, via Canonico Feola, via Gobetti, via Turati, via Amendola, via Gramsci, via Casaraia, Cappella del Purgatorio a Mercato Vecchio, via Roma, via San Pietro, via Formosi, via Botteghe, via Collegiata.
Alle 19 e 15 lumini accesi ai balconi ed alle terrazze, cantiamo tutti insieme la marcia Dolores di Giovanni Orsomando, il tradizionale brano che accompagnava il Cristo Morto e alle 19 e 15 in diretta social tutti i sommesi potranno ascoltare e vedere in video in diretta i 30 musicisti che insieme da 30 postazioni diverse, dalle loro case, suoneranno la Marcia di Orsomando sotto la direzione del maestro Mauro Seraponte. Sono giovani musicisti della nostra terra che non vogliono lasciarci in solitudine ma vogliono invece unirsi alla città in un grande abbraccio di amore. Ringrazio l’associazione “Antonio Seraponte” nata in ricordo di un grande maestro di musica e grande cittadino di Somma Vesuviana.
La diretta della Marcia alle ore 19 e 15 sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/Associazione-Culturale-Musicale-Antonio-Seraponte-287562964628689/
Alle ore 19 e 15 la diretta sarà anche su Radio Antenna Uno e per questo ringrazio il prof. Pietro Di Palma.

Alle ore 17 l’inizio del rito liturgico a porte chiuse con diretta dalla Collegiata, presieduto da Padre Giuseppe D’Agostino, ascolteremo anche i canti tradizionali del Venerdì Santo sommese. Questa diretta sarà non solo sulla mia pagina Facebook ma anche su
https://www.facebook.com/Chiesa-San-Pietro-Apostolo-in-Santa-Maria-Maggiore-Collegiata-1710446959077063/

Il mio invito è : accendere un lumino ai balconi, alle terrazze, cantare alle 19 e 15 il Dolores e partecipare alle dirette.

Inoltre chiedo a chi vuole e può di inviarmi foto e video, già da adesso delle passate processioni. Venerdì pubblicherò tutto sulla mia pagina Facebook.

Il Coronavirus non fermerà i nostri valori.

Il vostro sindaco.

Salvatore Di Sarno.

Mariglianella: Covid 19, dall’emergenza sanitaria a quella sociale ed economica

In Italia l’epidemia di Covid 19 oltre alla grave problematica sanitaria sta producendo anche una forte crisi del sistema produttivo e la paralisi dei mezzi di sostentamento economico delle famiglie che hanno visto dissolversi occupazioni lavorative con maggiore e tragico aggravio delle condizioni di chi viveva con lavoro precario e totalmente a nero.

Dal punto di vista sanitario a Mariglianella non si registrano cittadini contagiati da Covid 19. Ci sono stati 33 cittadini in isolamento fiduciario, di cui 25 provenienti da altre regioni e 8 che hanno avuto contatti con contagiati non residenti. Ad oggi, in 32 hanno assolto l’obbligo dell’isolamento mentre solo uno lo completerà nei prossimi giorni. Tutti risultano essere in buona salute.
Il Sindaco, Felice Di Maiolo, ha constatato che «le conseguenze economiche della diffusione del virus si sono dispiegate più duramente sulle fasce deboli della popolazione minando la stabilità di tante famiglie che improvvisamente si sono trovate senza lavoro e in condizioni di bisogno».
Immediata è stata l’attivazione dell’Amministrazione Comunale che attraverso i vari uffici e servizi comunali ha messo in campo un’articolata mitigazione delle problematiche sociali ed economiche.
Pertanto continua il sostegno alimentare, assicurato a 181 nuclei familiari, che così come è stato fatto lo scorso 12 marzo verrà garantito anche per la programmata data del prossimo 9 aprile. Mentre, grazie alla disponibilità e alla generosità dei commercianti e dei cittadini è stata attivata la “Spesa sospesa” presso tutti gli esercizi commerciali di generi alimentari dove ognuno può contribuire a lasciare qualcosa dei propri acquisti alle famiglie bisognose.
E’ stato velocemente attivato il progetto “Solidarietà alimentare” come previsto nell’Ordinanza del Capo della Protezione Civile, dopo averlo condiviso con l’intero Consiglio Comunale, sui principi ed i criteri di accesso al beneficio. E’ stato anche aperto il conto corrente dedicato “Emergenza Covid 19-Mariglianella ti aiuta” cercando di sollecitare la disponibilità di chiunque voglia donare e aiutare i fratelli bisognosi. E’ stata chiesta una integrazione straordinaria di 72 famiglie al Banco Alimentare per servire ulteriori nuclei familiari che avevano necessità, e appena ricevuta la disponibilità sono stati distribuirli i sostegni alimentari.
Gli amministratori comunali coadiuvati dalla Protezione Civile e da alcuni dipendenti comunali sotto la guida del responsabile del servizio, hanno personalmente preparato i pacchi, al fine di consentire la consegna immediata, nella giornata di sabato, prima della Domenica delle Palme. Ma le richieste di aiuto sono tantissime e gli stessi amministratori comunali si sono attivati, a titolo personale, prendendo ognuno il corrispettivo della propria indennità di funzione riscosso per il mese di marzo e devolvendolo sotto forma di “Buoni spesa” distribuiti attraverso i Servizi Sociali ed il Parroco di Mariglianella, Don Ginetto De Simone, in modo da consentire in tempi rapidi ed immediati la
consegna ai bisognosi.
Prosegue pure il controllo del territorio, di mattina e di pomeriggio, per cui in questi giorni sono state fatte più di 1200 verifiche dai Vigili Urbani, oltre ai controlli fatti dai Carabinieri. Così come vanno avanti gli interventi di igienizzazione settimanale delle strade pubbliche e private con la ditta che gestisce il servizio di igiene urbana, così come è stata emanata l’ordinanza sindacale per l’igienizzazione dei condomini. E’ stata molto apprezzata dai cittadini over 65, disabili e ammalati, la consegna a domicilio delle mascherine chirurgiche. Gli stessi continuano ad usufruire della consegna presso le proprie abitazioni dei beni di prima necessità da parte degli addetti comunali.
Per la gestione della stressante situazione emotiva e psicologica che stiamo attraversando è stato attivato il servizio psicologico on line. Ogni esaustiva informazione è possibile avere mediante accesso al sito istituzionale all’indirizzo web: http://www.comune.mariglianella.na.it/

Somma Vesuviana, la spesa «frazionata» si può fare o no?

Il diktat del governo nello stato attuale di emergenza sanitaria da Covid -19 è chiarissimo: uscire meno possibile, cercare di non far la spesa tutti i giorni e limitarsi invece a un paio di volte la settimana, meglio se una sola. Non tutti seguono queste indicazioni e allegramente muniti di autocertificazioni vanno un giorno a comprare il pane fresco, l’altro ad acquistare il latte e poi magari gli vien voglia di carciofini sott’olio per la pizza, ammesso che siano riusciti a trovare il lievito. Sono comportamenti senz’altro da deprecare ma è davvero possibile quanto diffuso con note stampa dal sindaco di Somma Vesuviana? Cioè è legittimo che la Polizia Locale possa multare un cittadino che esce dal supermercato o da un negozio di alimentari con meno di cinque prodotti? No, non lo è.

Non lo è in virtù del fatto che pur sottolineando, anche oggi ancora una volta, in note stampa la disposizione, non vi è a supporto della stessa un’ordinanza. Dice, la nota stampa del sindaco Di Sarno: «Ricordo a tutti che sono multati coloro i quali si recano di frequente al supermercato per la spesa frazionata. Intendo precisare che, per “spesa frazionata” si definisce l’acquisto di pochi alimenti, inferiori a 5, non compresi nei freschi di giornata”.  Le intenzioni sono ottime, chiariamo. Ma un’amministrazione comunale deve agire nei paletti consentiti dalla norma e anche se vi fosse un’ordinanza, o se il sindaco decidesse di firmarla oggi stesso, sarebbe facilmente impugnabile perché senza alcun fondamento giuridico.

Al momento non sono state elevate sanzioni ed esisterebbe soltanto un’indicazione data alla Polizia Locale. Un dispositivo, magari un «ordine di servizio», diciamo così. Tale da mettere gli agenti di polizia locale in estrema difficoltà di fronte ad un cittadino che un poco poco conosca i suoi diritti. Diritti che per ora sono estremamente limitati, vista l’emergenza sanitaria. Ed il sindaco ha ragione a dire che non si dovrebbe uscire per comprare solo il pane. Ma come la mettiamo con coloro i quali hanno anche i soldi in tasca «frazionati»? Coloro i quali si possono permettere di comprare sì e no il necessario che magari ammonta a due o tre prodotti? Ah, già. Ci sono i pacchi. Dei quali però non tutti vogliono o possono usufruire. Per cui, ben fa il primo cittadino a dire che al supermercato o far la spesa si deve andare il meno possibile, ma per dettare legge su ciò che le persone devono comprare un amministratore comunale deve avere dalla sua la normativa. Non l’aria fritta.

Per evitare problemi a chi le multe dovrebbe farle, e per convincere i cittadini a tenere un comportamento che tuteli sé stessi e gli altri, ci sono numerose soluzioni. Una è quella adottata da vari sindaci, tra cui per esempio quello di Angri, in provincia di Salerno: ingresso consentito nei negozi di alimentari e nei supermercati una sola volta alla settimana e in ordine alfabetico. Ma è, appunto solo un esempio.

Per inciso, il sindaco ha ragione anche su un’altra cosa: restate a casa.

Pomigliano d’Arco, Coronavirus: un conto corrente per le donazioni

Riceviamo e Pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Pomigliano D’Arco.

 

Una raccolta fondi per fronteggiare al meglio l’emergenza Coronavirus: l’amministrazione comunale ha messo a disposizione un conto corrente aperto alla filiale di Intesa Sanpaolo Spa di via Savona 1, a Pomigliano d’Arco. I donatori che vogliano contribuire al fondo di solidarietà potranno effettuare un bonifico all’IBAN IT38 B030 6940 0741 0000 0300 026 intestato a «Comune di Pomigliano d’Arco – BIC/SWIFT: BCITITMM». Nella causale dei versamenti, i donatori devono indicare la dicituraCOVID-19 DONAZIONE.

 «Stiamo agendo a 360 gradi e in queste settimane più che mai la nostra si è dimostrata una grande comunità – dice l’assessore alle politiche sociali, Mattia De Cicco – il conto corrente per la raccolta fondi è una ulteriore strada per chi abbia la possibilità di mostrare solidarietà verso i cittadini pomiglianesi che si trovano oggi in condizioni di disagio per lo stop delle attività dovuto all’emergenza. Stiamo distribuendo buoni spesa e pacchi alimentari, il fondo è un paracadute che servirà a colmare ulteriori ed eventuali falle, agendo sempre e soltanto dopo la valutazione, caso per caso, dei Servizi Sociali del Comune. Pomigliano ha l’opportunità di mostrare ancora il suo grande cuore».