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Dominare la Tigre -2- : la comunicazione del rischio in tempo di pandemia Covid-19 e suoi effetti sulla salute mentale. Le considerazioni  e i preziosi consigli dello psichiatra Giuseppe Auriemma.

 

Paura, ansia, angoscia, tristezza, disorientamento, rabbia, sono le emozioni che possono prevalere in questi giorni così difficili e carichi di distress emotivo. Gli eventi stressanti inoltre, secondo studi scientifici, favoriscono la comparsa di ulteriori eventi stressanti. I disagi imposti da evento disastroso potrebbero aggravarsi perché il disastro può innescare una sequenza di eventi che spingono l’esistenza di un individuo in una spirale verso il basso (Cheryl Koopmann, et al. APA 1997).

Cerchiamo di capire cosa succede e con quali emozioni dobbiamo confrontarci:

Panico, paura e ansia, angoscia, sono emozioni considerate come sinonimi in realtà vanno distinte.

La paura è un’emozione primaria e congenita, presente nel nostro repertorio genetico, è utile alla nostra sopravvivenza e ci avverte dell’esistenza di un pericolo. Essa è istintiva e svolge un ruolo importante per la nostra sopravvivenza mettendoci in grado di reagire, con attacco o fuga e prima ancora attiva la curiosità che ci spinge ad avvicinarci al pericolo, a fiutarlo, per riprendere eventualmente il controllo della situazione. Se il pericolo viene visto come incontrollabile, come potrebbe essere per un nemico insidioso, invisibile e imprevedibile, come il Coronavirus, allora la paura si trasforma in una forte attivazione emotiva che chiamiamo panico, la persona si blocca, impedita nel pensiero e nelle capacità di reagire.

Che fare? Gli esperti suggeriscono in questi casi di panico una semplice manovra quella della respirazione consapevole: fare respiri lunghi, pieni, eventualmente appoggiando la mano sul petto, per riattivare gli automatismi e poi la capacità di pensare.

Il più delle volte può generarsi uno stato di trepidazione continua e di disagio pervasivo di minaccia futura, oppure di attesa continua di un pericolo imminente, un’eccessiva preoccupazione che crea disagio insieme emoziono spiacevoli che chiamiamo ansia. Difficile reggere per molto tempo questa tensione, allerta e attesa, senza incorrere in un senso di ipocondria, intesa come tendenza a eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute percependo ogni minimo sintomo come un segnale inequivocabile di infezione da Coronavirus.

Il timore di ammalarsi, di perdere i propri cari, la possibilità reale di poter morire, sapere che persone a noi vicino sono decedute, genera un senso di angoscia e di pena, un senso di limite che fa crollare le nostre fatue certezze e illusioni. Simile all’ansia, l’angoscia è uno stato emotivo molto doloroso e oppressivo dalle cui cause la persona che ne soffre, Non è solo una condizione mentale, ma si manifesta nel corpo in vari modi. I sintomi fisici possono essere caratterizzati da vertigini, problemi digestivi, pressione al petto, tensione psichica e muscolare, tremori e insonnia. Inoltre, l’esperienza di angoscia può limitare oltre che gli obiettivi personali, le relazioni intime e sociali.

Un eccesso di allerta con comportamenti poco lucidi e controproducenti) può generare un quadro complesso di reazioni psicofisiche (con sintomi fisici, comportamentali, emozionale e cogniti) dovuto a un eccesso di compiti emotivi, cognitivi o sociali avvertiti come eccessivi dal soggetto. Questa risposta è denominata distress o stress negativo, acuto o cronico a seconda della durata degli stimolo-eventi che investono una persona. Tale condizione può comportare una diminuzione delle difese immunitarie.

come affrontare quindi questa emergenza da COVID-19, e addomesticare la “tigre” delle emozioni negative? Qualche esperto parla di ammaestrarle, come il cavaliere che addomestica la propria tigre standole in groppa. “la paura va accolta e assecondata perché si trasformi in coraggio”

alcuni consigli pratici:

  1. Limita l’esposizione alle notizie sull’epidemia di Covid-19
  2. Riconoscere e accettare l’incertezza, concentrandosi sulle attività svolte nel presente
  3. Accettare le circostanze che non possono essere modificate e concentrarsi su ciò che è possibile modificare
  4. Condividere le proprie emozioni e preoccupazioni, parlare con le persone che ti fanno star bene e sono rassicuranti
  5. Distrarsi dalle emozioni inutili rimanendo occupati mentalmente e fisicamente
  6. Non dire “questo è un momento difficile” ma questo è un momento difficile ma posso farcela”
  7. Mantenere una continuità, rispettando le regole comuni, con le proprie abitudini e routine
  8. Rispettare il più possibile un ritmo sonno veglia regolare
  9. Scegliere un’alimentazione sana e dedica del tempo alla cura del tuo corpo
  10. Fai attività fisica da camera o se possibile su un terrazzo.
  11. Mantienere un regolare contatto con le persone care
  12. Fare riferimento a un operatore sanitario, un professionista in casi in cui l’ansia e la paura prendono il sopravvento creando una condizione di disagio cronico.

La fase di isolamento, distanziamento e rarefazione sociale che stiamo vivendo è accettata con grande senso civico dalla stragrande maggioranza degli italiani, essa ha messo in moto un forte tentativo di identità sociale anche attraverso gli incontri dal balcone o sui social, un tentativo forte di sentirsi tutti in connessione. Finita l’emergenza dovremmo cercare di non disperdere questa consapevolezza, “che prossimità e solidarietà sono le risorse più importanti per vivere meglio”. L’esperienza del coronavirus ci mette di fronte al senso del limite. Non possiamo avere tutto, e  di legami solidali sono  il miglior rimedio per il diffuso narcisismo imperante.

 Dott. Giuseppe Auriemma

medico psichiatra, psicoterapeuta.