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Le ricette di Biagio: maccheroni con la ricotta. Il piatto più detestato dai Futuristi

La lingua Napoletana chiama metaforicamente “ricotta” chi non ha una solida personalità, chi è molle e dice di sì a tutti, e a tutto si adatta: “sì’ na ricotta” i Napoletani lo dicono ai “farinelli” e ai “purpettari”. E il “ ricottaro” è colui che procura il sesso a pagamento, è l’agente delle donne facili. Marinetti e i Futuristi dichiararono guerra ai maccheroni – la guerra venne dichiarata in un ristorante napoletano – e disprezzarono la ricotta. Si erano comportati, in qualche circostanza, da “ricotte”?

 

Ingredienti: gr.400 maccheroni, 1kg. di pomodori pelati, 200 gr. di ricotta di pecora, olio, sale, basilico, parmigiano reggiano, mezza cipolla. Fate imbiondire la cipolla affettata in un tegame con l’olio, versate i pomodori, salate, lasciate cuocere per circa un’ora a fuoco lento e prima di spegnere aggiungere qualche foglia di basilico. Intanto lessate al dente la pasta e in una zuppiera stemperate la ricotta con un mestolo di acqua di cottura della pasta. Infine aggiungente i maccheroni, mescolate e unite il resto del sugo. (L ’immagine del piatto viene dal sito “Fatto in casa da Benedetta “e la ricetta dal sito “Cookaround”).

 

Anche Igino Tarchetti non amava i maccheroni. Un suo notevole racconto – Un suicidio all’inglese – si apre con la scena del protagonista, il capitano Gubart, che nella sala da pranzo dell’albergo Diomede a Pompei – l’ostessa era una delle amanti del brigante Pilone – sta divorando beccacce allo spiedo. Il capitano, che per certi versi è Tarchetti stesso, incomincia a intessere con il Vesuvio un silenzioso colloquio, fatto di solitarie arrampicate e di lunghe meditazioni e di copiose libagioni di vino alicante. Infine, vinto dalla disperazione per un amore non corrisposto, egli si uccide lanciandosi nel cratere del vulcano. Tarchetti ha colto perfettamente le intime corrispondenze che si intrecciano nello spirito delle cose: uno che tra le rovine di Pompei divora beccacce allo spiedo e tra le rocce del Vesuvio si ubriaca con vino spagnolo è un suicida credibile; se avesse mangiato maccheroni e bevuto lacrima e falanghina, non si sarebbe ucciso, e men che mai per il no di una donna. Poi ci fu l’attacco dei Futuristi, il più duro, condotto dal loro capo in persona, Filippo Tommaso Marinetti, che tra il 1930 e il 1932 elaborò, con Luigi Colombo Fillia, teoria e ricette della cucina futurista. Ma prima di costruire il nuovo, Marinetti tentò di demolire la tradizione, e, dunque, i maccheroni, che ne erano il simbolo supremo. La guerra ai maccheroni il Marinetti venne a dichiararla proprio a Napoli, in una delle osterie più famose, i Due leoni. Mentre i camerieri correvano tra i tavoli a piazzare davanti ai clienti affamati piatti di pastasciutta e bottiglie di Gragnano e di Recupoil capo dei futuristi lanciò l’anatema contro i maccheroni, dichiarandoli nemici mortali della modernità dinamica, della velocità fascista, della rivoluzione permanente, e accusandoli di produrre lentezza di spirito, banalità, scetticismo, e corpi troppo floridi e pance prominenti e volumi di adipe (immagine in appendice). Contro il piatto di maccheroni venivano schierati le audaci aereovivande della cucina futurista, e cioè portate di frutta (poca) e verdura (pochissima), che i commensali dovevano mangiare futuristicamente, e cioè accarezzando con la mano sinistra pezzi di carta vetrata e panni di raso e di velluto: i tocchi, le carezze e la forma stesso del tavolo, inclinato in modo da suggerire vagamente la forma di un velivolo, avrebbero prodotto l’impressione tattile del movimento. E venne schierato il carneplastico, che era una polpetta di carne a forma di tubo, ripiena di verdure cotte – una decina di tipi diversi-, e vennero schierate altre amenità. Gli Italiani reagirono alle proposte di Marinetti e Fillia come avevano reagito i Napoletani la sera del comizio ai “Due Leoni”, continuando a mangiare maccheroni: imperturbabili, questi, i maccheroni, e quelli, i Napoletani che li mangiavano. Piace ricordare che il rivoluzionario Marinetti fu un rivoluzionario all’italiana: si dichiarò nemico assoluto di tutte le Accademie, ma nel 1929 accettò di diventare Accademico d’ Italia: non poteva dire di no, il Duce si sarebbe offeso. Piace sospettare che durante i banchetti dell’Accademia abbia divorato non solo polpette e braciole di cotica, ma anche piatti di maccheroni, e piace immaginare che i maccheroni gli abbiano riso in faccia mentre gli sussurravano “si’ na ricotta”. I maccheroni sono pazienti, come notò Prezzolini, sanno aspettare e gustare la vendetta

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