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Le ricerche di una giovane studiosa sugli atti dei riti per i“centenari” del miracolo che San Gennaro fece nel 1631

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Elisa Cimmelli è una giovane sarnese, acuta studiosa e raffinata interprete – con la voce e con il violino – delle musica popolare che accompagna da sempre i riti e le tradizioni religiose tra il Vesuvio e la Campania Felix.  I riti per la celebrazione dei primi due “centenari” dell’eruzione del Vesuvio del 1631 e del miracolo di San Gennaro. Il ruolo della musica e del canto, e la benedizione del Vesuvio con le ampolle del “Sacro Sangue”.

 

Elisa Cimmelli ha dedicato la sua tesi di dottorato all’analisi degli aspetti storici, sociali e letterari del “canto del Vesuvio” dall’eruzione del 1631 “alla modernità”. Non poteva scegliere altro tema questa giovane studiosa, che interpreta, con le ricerche storiche, con la voce e con il violino, i tesori straordinari e in parte ancora poco noti della musica popolare ispirata, nei secoli, dalla religione, dalla fede degli umili, dai misteri della Natura.  Di notevole rilievo risulta la pubblicazione dei documenti conservati nell’ Archivio Storico della Cappella del Tesoro di San Gennaro, relativi al miracolo che il Martire fece durante l’eruzione del 1631: questi documenti sono una preziosa testimonianza della capacità della Chiesa di fornire ai fedeli “gli strumenti” adatti a “ordinare il caos della catastrofe” e, nello stesso tempo, “ad appagare l’innata necessità di espiazione dei propri peccati.” Nel dicembre del 1731, primo centenario del miracolo, nella settimana che precedeva il 16 dicembre, giorno del Patrocinio, nella Cappella del Santo venne esposto il SS. Sacramento; il 16, che era domenica, “si prese dalla casina il Sangue…duro e dopo lo spazio di un’ora e un quarto si liquefece con giubilo comune di tutto il popolo.”. Si mosse poi la processione, a cui partecipavano il Viceré e tutti i membri del Collegio Collaterale: le reliquie del Santo vennero portate attraverso il Sedile Capuano e la Vicaria, “posarono in un sontuoso altare” a Santa Caterina a Formello, dove aspettava il cardinale Pignatelli”. Il cardinale “con il pretiosissimo sangue diede la beneditione al numerosissimo popolo ivi affollato, e anche al monte Vesuvio” e poi dispose che “la sacra testa e il Sangue” venissero portati nella Chiesa, poiché “il tempo era piovoso”. Quando tornò il sereno, le sacre reliquie, “calando” dal “largo di San Giovanni a Carbonara a San Giuseppe”, tornarono nell’Arcivescovato, accolte dalla commossa devozione e dai “baci” di una folla smisurata e dai “battesimi di musica”. Osserva la studiosa che il “rito in pompa magna, enfatizzato dalla presenza musicale” – i “battesimi di musica”- esprime da parte della Chiesa la volontà di mettere al centro la sua magnificenza”.

La tendenza risulta confermata dalla celebrazione del secondo “centenario”, quello del 1831,  che viene organizzato nel rigoroso rispetto del cerimoniale messo a punto un secolo prima: le novità sono una “macchina a cera con 300 lumi” e la sostituzione, nel percorso, del “vico del già sedile Capuano” con “la strada dei Tribunali”. Anche il cardinale Luigi Ruffo Scilla benedice, come aveva fatto cento anni prima il Pignatelli, non solo il popolo, ma anche il Vesuvio “con le ampolle del miracoloso sangue”. Novità sostanziale è anche l’”Invito Sagro” che l’Arcivescovato rivolge a tutto il popolo perché partecipi all’evento: ormai i “centenari” coinvolgono – osserva la Cimmelli – “ a tutto tondo coloro che abitano il Vesuvio” e rappresentano “un perno fondamentale dal punto di vista antropologico, religioso e istituzionale”. “Ricorrendo nel dì 16 del corrente mese di dicembre” il secondo “centenario del Patrocinio del Glorioso Martire San Gennaro”, che è Patrono non solo di Napoli, ma di tutto il Regno – era noto a tutti quanto Ferdinando II, da poco diventato re, fosse devoto al Santo-  gli organizzatori dispongono che nei giorni 13, 14 e 15 dicembre nella Cappella del Tesoro siano esposte non solo la statua di San Gennaro, ma anche quelle degli altri “Santi Patroni” di Napoli. La Cimmelli nota, giustamente, che anche nella celebrazione di questo secondo “centenario” la musica e il canto – Messe, litanie, vespri solenni – hanno un ruolo essenziale, “in quanto supporto alla ritualità religiosa e anche strumento di enfatizzazione del potere ecclesiastico”.

Anche le variazioni cromatiche del capolavoro di Giacinto Gigante, la cui immagine correda l’articolo, pare che seguano un ritmo musicale, un’armonia magistrale di toni tenui, medi e acuti tenuti insieme dalla luce. In questi interessanti documenti pubblicati dalla Cimmelli è notevole la notizia che dal primo momento anche il Vesuvio viene benedetto con il Sangue del Martire: sul rosso delle lave del caos vince quello del Sacrificio e della fede.