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Le nuove acquisizioni sull’origine familiare del prof. Michele Tenore (1780 – 1861), padre della botanica napoletana moderna

Michele Tenore

Il fondatore dell’Orto botanico di Napoli, Michele Tenore, nacque a Napoli l’11 maggio del 1780 dal dottor fisico Vicenzo e da Marianna Barbato. Numerose fonti attestano la sua origine abruzzese. Nulla di più falso. Intervista al dottor Attilio Giordano.

Nelle Memorie della Società Italiana delle Scienze detta dei XL e, precisamente, nei Cenni Biografici di Michele Tenore ad opera del botanico Vincenzo Cesati (1806 – 1883) viene erroneamente riportato che la famiglia era di origine abruzzese e che si era stabilita in Napoli. Nulla di più falso, tantoché per l’occasione ho voluto intervistare il dott. Attilio Giordano, esimio appassionato di storia locale, nativo di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, che ha condotto una scrupolosa ricerca genealogica sulla famiglia Tenore, in quanto il famoso matematico e rivoluzionario Annibale Giordano (1769 – 1835), suo pro – pro – pro – prozio, era figlio di Michele Giordano e Maria Gaetana Tenore.

Orto botanico

Dottor Giordano, quali sono le nuove acquisizioni genealogiche?

“Proprio questa notizia sopra citata, ci ha portato ad una indagine dai risvolti inimmaginabili e sorprendenti. La notizia delle origini abruzzesi, comunque, si è diffusa a macchia d’olio su numerosi trattati biografici. Il primo passo è stato quello di rintracciare presso lo Stato Civile della Restaurazione del quartiere San Lorenzo di Napoli l’atto di morte del prof. Michele Tenore; conoscendo la data di morte, 19 luglio del 1861, si è riuscito a rintracciare facilmente l’ atto ed in esso si può leggere che il Cavaliere Don Michele Tenore di Napoli, di anni ottantadue, di professione Professore di Botanica della Regia Università e Studi e Senatore del Regno, domiciliato alla strada San Gregorio Armeno numero 41, figlio delli furono Don Vincenzo Tenore, Professore in medicina, e Donna Anna Barbato, vedovo di Donna Maria Spinelli, e non ha lasciato figli.

La fortuna ha voluto che trovassimo anche l’atto di morte del padre, d. Vincenzo Tenore di Napoli, di professione dottor fisico, come riportato nello Stato Civile della Restaurazione sempre del quartiere San Lorenzo di Napoli; egli morì il 27 novembre del 1827 all’età di 80 anni, in casa propria, alla strada di San Gregorio Armeno, 41; era figlio dei furono Don Michele (Angelo) Tenore, dottor fisico, e Donna Felicia Russo, e marito di Donna Marianna Barbato di Napoli di anni 70, domiciliata alla strada San Gregorio Armeno numero 41, ed ha lasciato sette figli, cioè due maschi e cinque femmine, tutti di  età maggiore, procreati con la predetta Donna Marianna Barbato sua moglie”.

Quale è stato il passo successivo?

“Il passo successivo è stato quello di recuperare presso l’Archivio Storico Diocesano di Napoli il processetto matrimoniale del 1747 di Michele Angelo Tenore e Felicia Russo, dal quale apprendiamo che il magnifico dottor fisico Don Michele Angelo Tenore venne battezzato nella Parrocchia della Collegiata di Santa Maria in Cosmedin il 15 settembre del 1714 ed era figlio di Bartolomeo Tenore e di Fortunata Furiati, coniugi abitanti al borgo Orefici, storico rione di Napoli. Procedendo nella lettura attenta del processetto, si legge che il padre di Michele Angelo Tenore, il magnifico Bartolomeo Tenore, era deputato alla Sellaria ed abitava in casa del magnifico Giovanni de Guzman.

L’ ulteriore passaggio successivo è stata la ricerca del processetto matrimoniale del 1711 di Bartolomeo Tenore e Fortunata Furiati; da questo apprendiamo che Bartolomeo Tenore era nativo di Mercato San Severino, diocesi di Salerno, della Parrocchia di San Giovanni in Corte, ed era figlio di Cosimo Tenore ed Anna Femiano, che svolgeva la professione di orefice d’oro e che nel 1711 aveva 22 anni, il che ci fa presumere che fosse nato intorno al 1689; purtroppo manca la copia dell’atto di battesimo. Nell’interrogatorio, come detto in precedenza, dichiara: sono nativo della Terra di San Severino diocesi di Salerno, da dove mai mi sono partito, et al presente habito, e sono venuto in questa Città di Napoli per causa d’effettuare matrimonio”.

Albero genealogico

La sua ricerca, quindi, si è dovuta spostare?

“A questo punto, per forza di cose, la ricerca si è dovuta spostare a Mercato San Severino presso la chiesa di Chiesa di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni in Parco, dove il parroco Don Giuseppe Iannone, malgrado la fraterna accoglienza, ci ha comunicato che i registri parrocchiali anteriori al 1800 non erano presenti in parrocchia. Contattato l’Archivio Storico di Salerno, a cui fa riferimento la forania di Mercato San Severino, il direttore Don Alessandro Gallotta mi ha informato che i registri parrocchiali della chiesa di Santa Maria delle Grazie di Mercato San Severino non si trovavano presso il loro archivio ma, per fortuna, c’erano gli status animarum, dove con meraviglia fu individuata la famiglia di Bartolomeo Tenore. Bartolomeo era, quindi, effettivamente figlio di Cosimo Tenore ed Anna Femiano. Cosimo si era sposato per ben tre volte: la prima moglie, Madalena Criscienzo; una seconda volta con una tale Madalena Laudisi; per la terza volta, infine, con Anna Femiano, dalla quale ebbe quattro figli: Caterina, il nostro Bartolomeo, Michele ed infine Francesco Antonio Tomaso. Cosimo (Damiano) Tenore era nato il 13 luglio del 1642 ed era figlio di Bartolomeo Tenore e Margarita Caratù”.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie   Mercato San Severino

Come si conclude la sua attenta ricerca?

“Per finire l’ultimo Bartolomeo Tenore, figlio di Pietro Tenore e Margarita Costabile; sappiamo che era nato il 3 luglio del 1610 e che suo padre Pietro, veneto, morì l’11 febbraio del 1624. Probabilmente, a conclusione, Pietro Tenore faceva parte di quella schiera di ricchi mercanti veneziani, che si trasferirono a Mercato San Severino, attratti dalla possibilità di intraprendere una fiorente attività di scambi con l’entroterra avellinese e la Capitanata, oppure doveva essere persona di fiducia di quel Ferrante Gonzaga che successe ai Sanseverino nel 1556. Certamente gli atti ritrovati non confermano alcuna origine abruzzese”.

 

 

 

 

 

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