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La raccolta di poesie di Mariano Rotondo “Scrive l’uomo sbagliato” presentata in una “serata” di emozioni autentiche

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Il 19 dicembre il libro “Scrive l’uomo sbagliato. Emozioni parassite in versi” è stato presentato a San Giuseppe Ves.no, presso il Centro Giovanile “Giuseppini del Murialdo”, in una “serata” organizzata dal dott. Antonio Agostino Ambrosio, Presidente della “Pro Loco”, con la consueta sapienza e con la nota sua capacità di sottolineare e di mettere in evidenza i valori culturali dell’evento. Egli ha subito compreso l’importanza della riflessione di Mariano Rotondo “sulle emozioni parassite” in un momento storico in cui siamo tutti impegnati a “scoprire” gli altri con la speranza di “scoprire” anche noi stessi.

Scrisse Stewart Joines “Più spesso di quanto non immaginiamo proviamo delle emozioni che sono inadatte quale mezzo adulto di risoluzione dei problemi. Queste sono le emozioni parassite: si tratta di emozioni che in realtà coprono o addirittura sostituiscono, in diverse circostanze, le emozioni autentiche. Le emozioni parassite sono emozioni che abbiamo imparato ad utilizzare perché spesso sono state esplicitamente incoraggiate, o perché le più espresse dal contesto familiare in cui si è cresciuti, o ancora perché nella nostra storia personale sono state le sole consentite al fine di ottenere riconoscimenti ed attenzioni”. Accade così che una persona possa “imparare” a sperimentare, sentire ed esprimere una emozione prevalente in tutte le circostanze in cui si senta a disagio, coprendo l’emozione autentica. Insomma, chi cerca di conoscere sé stesso riflettendo sulle emozioni parassite è destinato a imitare l’uomo nel quadro “Riproduzione vietata” di Magritte: si guarda allo specchio che gli “rimanda” non il suo volto, ma le spalle.

Mariano Rotondo, che è giornalista e dirige il quotidiano online “Il Fatto Vesuviano”, ha scelto di fare i conti con le “emozioni parassite” che gravano sulla sua storia interiore, e, dunque, di fare una poesia nuova, capace di liberarsi dal bagaglio di suggestioni e di “commozioni” a cui attingeva e attinge la tradizione poetica: “Amai la verità che giace al fondo, /quasi un sogno obliato, / che il dolore riscopre amica.”. E nella poesia “Di spalle” scrive Mariano Rotondo: “Ti vedo di spalle, /tra una parete semitrasparente, / ma dura più della roccia. / Scavo a fatica / e ti afferro un attimo, / solo un istante. / Poi scivoli via, verso terreni di fango…/ L’amore per la verità che ha indotto il poeta a percorrere questa strada è testimoniato dalla coerenza con cui egli si tiene lontano dai ritmi, dal metro, dal lessico della poesia tradizionale e costruisce un sistema espressivo adatto a “rendere” le immagini di una ricerca che spesso è sofferenza, smarrimento, ribellione.

Lo ha spiegato limpidamente, nella “prefazione”, Andrea Manzi: quella di Rotondo “è una tensione inconscia, che poi diventa faticosamente consapevole, verso l’integrazione della personalità e l’acquisizione di nuovi stadi di consapevolezza, doppio orizzonte che l’autore si auto-rappresenta e insegue attraverso una parola che è, a un tempo, incubo e lenimento.”. Che è passione: e sulla passione di Mariano Rotondo per la ricerca e per la poesia hanno detto significative parole l’arch. Nino Liguori e Stefania Spisto, Presidente della Casa Editrice che ha pubblicato il libro. Capita, in questa ricerca, che il poeta senta il bisogno di esprimersi in una lingua napoletana che non suona melodiosa, ma intona l’aspro repertorio di dentali, di sibilanti, di parole tronche e di monosillabi crepitanti: “ Famme sentì ca’ pure tu senza ‘e me nun può sta, / ca’ te vene ‘a chiagnere se vuard’ annanz’/ e je nun ce stong’ cchiù azzeccat’ a sta pelle ca’ addor’.”.Anche Napoli può essere coinvolta nel rifiuto dei luoghi comuni, che alimentano le emozioni parassite: il poeta si sente capace di dire che “’a pizza, ‘o sole e ‘a sfogliatella / sono salati, freddi e acidi.”

Ma la mitologia di Napoli ha un corredo di emozioni autentiche, profonde. E quindi merita ancora applausi il dott. Antonio Agostino Ambrosio che ha offerto al pubblico momenti emozionanti dell’arte del mandolinista Salvatore Minopoli e degli “zampognari” irpini. Salvatore Minopoli cantando (anche il dott. Ambrosio lo accompagnava nel canto) e suonando ci ha ancora una volta dimostrato che aveva ragione Giuseppe Marotta quando diceva che il mandolino è la voce del mare di Napoli. E infine il dott. Ambrosio mi ha concesso la medaglia dell’Ordine dei “nobili di cuore”. L’ho ringraziato e lo ringrazio con tutta la forza del mio cuore. Restiamo in attesa del nuovo libro di Mariano Rotondo: egli sa che la strada che ha deciso di percorrere è lunga.

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