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La “Giornata della Memoria” all’ “Isis Luigi de’ Medici” di Ottaviano: leggere il presente alla luce del passato

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Il convegno  che si è tenuto il 1° febbraio è stato un significativo momento culturale, perché  gli allievi e i docenti dell’Istituto diretto dall’ing. Vincenzo Falco, e gli oratori “ufficiali” hanno saputo dare testimonianza di una verità  drammatica: anche oggi, come negli anni di Hitler e di Mussolini, la società è offesa dall’odio di razza e di genere e dall’arroganza del potere e del danaro. A cui si aggiunge il problema del bullismo.

 

Nei convegni ci sono, di solito, il tavolo degli oratori e la “platea” di chi ascolta. Questo gioco delle parti è stato del tutto cancellato nella manifestazione che l’”Isis Luigi de’ Medici” di Ottaviano ha dedicato, venerdì 1° febbraio, alla “Giornata della Memoria”. Già la locandina di presentazione diceva chiaramente che la “memoria” non si fermava alla tragedia dei campi di sterminio nazisti, ma si trasformava in vigile attenzione per tutte le vittime dell’odio sociale che sta inquinando il nostro tempo: e non a caso vi si leggeva, come “massima” significativa, la frase con cui il preside di Ravenna, Gian Luca Dradi, ha trasformato da insulto a “pietra d’inciampo” “per l’intelligenza umana” una scritta a lui “dedicata” sul muro della scuola. Le classi quinte dell’Istituto hanno concretamente espresso i valori della loro riflessione “costruendo”  “un albero della vita” (VD) ( immagine in appendice), un calendario (V I ) una plaquette fotografica (V G ), ballando (V L), recitando (V B), componendo e leggendo versi ( V M): e tutti i ragazzi presenti nell’auditorium ascoltavano, osservavano, applaudivano con una partecipazione autentica: intenso si è fatto il silenzio quando sono state mostrate alcune fotografie dei prigionieri dei campi di concentramento. L’ “immagine”- simbolo dell’ evento è stata l’ “installazione” artistica, pensata e “costruita” da Claudia Milone, che è docente dell’Istituto, e da Giuseppe Cutolo: come si vede dalla riproduzione che apre l’articolo una parte dell’opera si ispira evidentemente alla “ Zattera della Medusa” di Gèricault, e, infatti, è inserita nell’”installazione” una fotografia del celebre quadro in cui il grande pittore affidò proprio a un nero il compito di sventolare un drappo per attirare sui naufraghi “bianchi” l’attenzione di un lontano vascello. Dunque, non solo parole: ma suoni, movimenti,  immagini, e il conforto della poesia hanno dilatato gli orizzonti di una manifestazione che è stata regolata, in sala, dalle prof.sse Milone e Valletta, ma in cui si “vedeva” l’intervento concorde di tutti i docenti dell’Istituto. Di un Istituto che è in, misura sempre più evidente, un sistema di eccellenza, e non solo per Il Vesuviano: lo ha sottolineato, nel suo intervento, la dott.ssa Virginia Nappo, assessore alla Cultura del Comune di Ottaviano, che si è pubblicamente impegnata a far sì che questa “eccellenza” venga sostenuta, consolidata, promossa e pubblicizzata con un calibrato progetto dell’ Amministrazione Comunale.

Le parole del Dirigente del “de’ Medici”, ing. Vincenzo Falco, di Lydia Shapirer, Presidente della Comunità Ebraica di Napoli, e delle Dirigenti Scolastiche prof.sse  Anna Giugliano e Anna Fornaro hanno concordemente sollecitato i ragazzi a convincersi definitivamente che ogni giorno è “giornata della memoria”, perché non c’è giorno in cui l’odio di razza e di genere, l’arroganza del potere e della ricchezza, l’insopportabile brutalità del bullismo non spingano i violenti a offendere i valori della persona, e a lacerare un tessuto sociale già gravemente offeso dalla delinquenza organizzata.  Carmine Cimmino ha ricordato ai ragazzi la lezione di Umberto Eco: l’identità non si difende combattendo contro nemici creati a bella posta: ognuno di noi conquista la conoscenza di sé confrontandosi con sé stesso e, soprattutto, rispettando gli altri, tutti gli altri: solo chi rispetta può pretendere di essere rispettato. Cimmino ha poi ricordato che Luigi de’ Medici, l’onnipotente politico che guidò il Regno di Napoli dal 1818 al 1830 e di cui l’Istituto porta il nome, favorì con i suoi provvedimenti l’integrazione degli Ebrei  nella società napoletana e cancellò gli “impedimenti” creati da Carlo III e da Tanucci. Tecnici ebrei, provenienti dal Veneto, lavorarono a Ottajano, all’inizio del ‘900, nelle Vetrerie degli Scudieri, che erano tra le più importanti del Sud, e almeno due famiglie di ebrei vennero ospitate da famiglie ottavianesi durante gli anni tragici delle leggi razziali fasciste. Racconta Cimmino di averlo appreso da don Luigi Saviano, che tuttavia preferì non svelare i nomi dei “salvatori”.

Insomma,  questo convegno è stato una splendida “occasione culturale”: di cultura autentica, di cultura che lascia il segno.