Ischia: dopo la mortale colata di fango, la fangosa colata delle chiacchiere

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Ha scritto Patrizia Rinaldi: “Oltre che dei responsabili, la terra è degli innocenti. Nell’affanno di ricerche di colpe spesso si trascura questo principio: non solo non c’è giustizia, non c’è neppure possibilità di giustificazione. Le colpe, anche quando vengono attribuite, non offrono rimedio all’innocenza violata. Perciò gli indici puntati nei confronti degli abitanti di una intera area geografica risultano offensivi. Ci fanno male. Fanno precipitare in un unico impasto chi ha causato la tragedia e chi l’ha subita”

 

Lo sport nazionale non è il calcio. Lo sport nazionale è lo scaricabarile, ed è praticato a tutti i livelli, e in parecchi campionati: si va dalle partite di paese, a quelle di serie A, le più vomitevoli: sono quelle in cui i politici prima si palleggiano il “barile”, “sei stato tu”, “no, siete stati voi”, e poi, guardandosi negli occhi, si dicono, in silenzio, “Ma quanto siamo scemi”, e di comune accordo, con una mossa coordinata, lesta e definitiva, il “barile” lo scaricano sulle spalle dei poveri cristi. E’ la storia di sempre, almeno in Italia: i poveri cristi italiani mugugnano, sbraitano talvolta, ma non si ribellano mai, e inoltre hanno l’abitudine di dimenticare rapidamente i nomi di chi li ha schiacciati sotto i “barili”. Ma per Ischia pare che i politici non riescano ancora a guardarsi negli occhi. Il viceministro alle Infrastrutture, che è in quota Lega, ha raccontato su “la Repubblica” la “storiaccia” del condono di Ischia del 2018: furono i “Cinque Stelle” – in particolare, Luigi Di Maio – a pretendere che quel condono venisse inserito nel “decreto Genova”, il decreto per il crollo del ponte: o si approva tutto, o non approviamo niente (“la Repubblica” del 29 novembre, da cui sono tratti tutti i passi citati nell’articolo). E fu approvato tutto: per il bene della Nazione. Votarono tutto anche Salvini e la Meloni, che dichiarò: “Di fronte a una reale emergenza i patrioti ci sono.”. E nella stessa pagina il giornale pubblica l’immagine del presidente del gruppo Lega in Campania, che ha fatto campagna elettorale per le Politiche del 2022 promettendo un nuovo condono: “Condono edilizio per la Campania: subito! Parola mia”. Il suo compagno di partito, il viceministro alle Infrastrutture, propone di non parlare più di “condono”, di chiamarlo “riordino”: e questo giocar con le parole è una “virtù” dei politici italiani, ai quali Umberto Eco riconosceva la capacità di dire, con la stessa frase, tutto e il contrario di tutto. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che si chiama Gilberto Pichetto Fratin ed è in quota “Forza Italia”, in prima battuta è stato terribile: “In galera i sindaci che coprono gli abusi”. Subito è stato preso a “bastonate” non solo dagli avversari, ma anche dai suoi: “bastonate” metaforiche, ma non meno dolorose di quelle vere, perché Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, ha dichiarato che il commento del ministro è “di una volgarità inaccettabile e denota una grave ignoranza dell’argomento”. La Sinistra chiede le dimissioni del Pichetto Fratin, e Angelo Bonelli, dei Verdi, è stato implacabile: “Quella frase detta da un ministro di un partito che ha fatto dei condoni la sua fortuna fa piangere”. Gli amici dicono a Pichetto Fratin che deve correre ai ripari, che deve mettere “una pezza a colori”, e lui tenta, spiega che la sua “era una riflessione di carattere generale”, che non si riferiva a nessun “amministratore in modo particolare”: ma questa “pezza” pare più dannosa dello strappo. “L’amara verità è che gli Italiani hanno capito che prima o poi arriverà un’altra legge che perdonerà i disonesti e renderà regolarissime le case abusive, perché i cantieri clandestini sono una marea di cemento che ciclicamente invade il Belpaese. E davvero il ministro Pichetto Fratin pensa che i sindaci possano fermare questa marea, mentre a Roma si prepara la prossima ondata?” Questo ha scritto su “la Repubblica” Sebastiano Messina. L’amara verità è che Ischia non è un paesello nascosto tra le montagne, Ischia è un “luogo” famoso in tutto il mondo, frequentato da personaggi famosi italiani e stranieri, fotografato e “ripreso” dalle TV: e già nell’’ 800 i vulcanologi e i geologi sapevano quali e quanto gravi fossero le “condizioni” del territorio dell’isola. Dopo il terremoto del 1883 Mercalli scrisse: “ È meglio non fare alcuna costruzione nuova in muratura e neppure riattare quelle lesionate nei luoghi più danneggiati, come Casamicciola“. Oggi non è facile liberarsi dal sospetto che tra le case abusive ci siano non solo le abitazioni degli “umili”, ma anche le ville di “lor signori”, di quelli che “contano”. Nel numero di “la Repubblica” del 29 settembre c’è una notizia che illumina di una luce “strana”, ma a noi Italiani già nota, tutte le altre notizie: “Regalo di Natale ai deputati. Maxi bonus da 5500 euro per tablet, smartphone e pc”, proprio “mentre il governo sforbicia il Reddito di cittadinanza, taglia lo sconto sul caro-benzina, destina le briciole alla sanità”. Non servono commenti. I “politici” dovrebbero imparare a tacere: e tacere rigorosamente per rispetto dei morti, per avviare un vero esame di coscienza: dovrebbero prendere esempio dal lavoro silenzioso dei soccorritori, della Protezione Civile, delle forze dell’ordine, dei volontari, del personale sanitario (Ischia “rientra” nell’ Asl “Napoli 2 Nord”: ne è direttore il dott. Mario Iervolino, al quale auguriamo buon lavoro). Ma non è facile per i nostri “politici” imparare a tacere: per loro vale una riflessione di Baruch Spinoza: “L’esperienza insegna fin troppo bene che gli uomini non governano nulla con maggiore difficoltà che la lingua”.  Ma non ci stanchiamo di ripeterlo: la colpa è anche del pubblico che li ascolta.

(fonte foto: rete internet)