La grande distribuzione del lavoro regolarmente contrattualizzato è minacciata dalle aziende del riciclaggio. Immobili gli organismi di controllo.
Nonostante i problemi legati alla riduzione salariale e ai tagli occupazionali il settore della grande distribuzione nazionale e multinazionale resta quello in cui il rispetto dei contratti e dei diritti sostanziali dei lavoratori è complessivamente tutelato, sia pure tra le sempre maggiori difficoltà del momento. Così come in questo ambito tutelata risulta anche la vendita del prodotto alimentare di qualità. Il problema è che, politiche liberiste a parte, la gestione della grande distribuzione legale è seriamente minacciata dalle aziende del riciclaggio di danaro sporco, che con i loro piccoli supermercati, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia, fanno concorrenza sleale offrendo prodotti a prezzi stracciati grazie a una diffusa illegalità sul fronte delle tutele normative, sindacali e occupazionali. In pratica, a causa dello sfruttamento e del lavoro nero nella galassia dei piccoli supermercati campani, viene danneggiato nettamente l’andamento economico delle grandi catene commerciali in cui non si può lavorare se non attraverso un contratto regolare. Più volte le grandi aziende della distribuzione si sono rivolte all’Ispettorato del Lavoro e alle Asl allo scopo di chiedere il rispetto da parte di tutti dei vincoli sindacali e delle normative che impongono l’esercizio commerciale nell’ambito di spazi adeguati, sia sotto il profilo della sicurezza che sotto quello sanitario. Sforzi che però si sono rivelati inutili.







