Dopo le ultime minacce il vicepresidente della Camera trasmette un’interrogazione al ministro dell’Interno.
Il contenuto dell’interrogazione trasmessa al ministro dell’Interno Angelino Alfano è di quelli che non ammettono interpretazioni. Secondo il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, il figlio dei pastori di Acerra, Alessandro Cannavacciuolo, agguerrito ambientalista locale, è infatti seriamente minacciato dalla mafia dei rifiuti tossici e del malaffare diffuso nell’area compresa tra la provincia a nord est di Napoli e il basso Casertano. L’ultimo episodio, risalente al 2 novembre scorso, è stato di quelli da pelle d’oca: i cani di Cannavacciuolo, due pastori maremmani, Sergente e Belle, sono stati trovati morti nell’appezzamento di terreno che il figlio dei pastori di Acerra gestisce con la sua famiglia. In base alla diagnosi certificata dal veterinario i cani sono stati avvelenati. Di Maio intanto è particolarmente critico con Alfano. Sostiene che il ministro è rimasto impassibile di fronte a questa situazione, non avendo peraltro risposto alle sue precedenti interrogazioni relative ad altri episodi inquietanti hanno colpito Cannavacciuolo e la sua famiglia.
Ecco il contenuto integrale dell’interrogazione a risposta scritta di Luigi Di Maio:
” Premesso che: l’interrogante ha presentato numerose interrogazioni per segnalare il pericolo a cui è esposto il giovane acerrano Alessandro Cannavacciuolo a causa della sua instancabile attività di denuncia. In particolare, si segnalano le interrogazioni a risposta scritta del 21 ottobre 2013 e del 6 maggio 2014 alle quali non è ancora stata data alcuna risposta, nonostante quanto previsto dall’articolo 134 del regolamento della Camera e i reiterati solleciti. In tali atti si chiedeva al Ministro interrogato quali provvedimenti intendesse assumere a tutela dell’incolumità del cittadino Cannavacciuolo; negli ultimi anni Alessandro Cannavacciuolo e la sua famiglia hanno subito ripetute minacce e intimidazioni; l’ultima grave intimidazione sarebbe avvenuta negli ultimi giorni, quando i due cani di proprietà della famiglia Cannavacciuolo (due bellissimi esemplari di pastore maremmano di nome Sergente e Belle, rispettivamente di 7 anni e di 1 anno e mezzo) sono stati avvelenati mortalmente. Tale diagnosi sarebbe stata confermata anche dal medico veterinario; i due animali – curati da Franco, fratello di Alessandro – sarebbero stati avvelenati in un terreno gestito dalla famiglia dove erano custoditi in un sito presso Acerra, in via Ciminiera, in contrada Pagliarone. Peraltro, secondo quanto si apprende da fonti di stampa, i Cannavacciuolo hanno sporto denuncia contro ignoti alla polizia, giunta sul posto per accertarsi del decesso dei due cani; non sarebbero state trovate tracce di veleno sul terreno per cui l’ipotesi è che la sostanza mortale sia stata offerta agli animali da qualcuno, forse mescolata a qualche boccone di carne; si è in presenza dell’ennesima intimidazione ai danni di una famiglia che ha messo al primo posto la passione civile per la denuncia della gravissima contaminazione ambientale che attanaglia il territorio della cosiddetta «terra dei fuochi» –: se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti delineati in premessa e quali siano gli elementi in suo possesso; se il Ministro interrogato non ritenga di doversi attivare al fine di valutare le modalità attraverso le quali tutelare l’incolumità del cittadino Alessandro Cannavacciuolo e della sua famiglia da anni esposti a quelle che appaiono reiterate intimidazioni di stampo mafioso a causa di una instancabile ed encomiabile opera di denuncia civile “.



