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“Ipark”, il progetto che può davvero riqualificare l’area vesuviana

Finalmente un progetto per l’agricoltura e il territorio vesuviano che apre uno spiraglio di speranza. E chi ne è l’anima? Due donne.

 

Sono Patrizia Spigno, agronoma, ricercatrice e fiduciaria della condotta Slow Food Vesuvio, e Maria Lionelli, responsabile del GABS (Gruppo di acquisto biologico e sostenibile), l’anima del progetto Ipark, che ha vinto il bando della Fondazione con il Sud riservato ai Parchi del Meridione d’Italia. Si chiedevano azioni per la salvaguardia ambientale e l’idea vincente è stata mettere insieme le forze per tutelare e supportare le cose preziose del nostro territorio, ormai a rischio di estinzione. Il progetto è stato presentato da una compagine capitanata dall’Ente Parco, con in testa il consorzio Prodos Consorzio di Cooperative Sociali. Il titolo, “Ipark, presidio di cittadinanza” sintetizza molto bene scopi e contenuti: Ipark, significa io parco, cioè il parco siamo noi, il parco è nostro, noi cittadini dobbiamo essere  protagonisti della sua vita, proteggerlo e interagire con le agenzie territoriali interessate. Le prime azioni sono state, attraverso la condotta di Slow Food, di ottenere due presidi: l’albicocca vesuviana (nel luglio 2017) e più recentemente, il pisello centogiorni. Ottenere un presidio significa mettere in sicurezza il prodotto, perché gli viene riconosciuta una qualità e una specificità ufficiale, e viene protetto da un disciplinare rigido, quello di Slow Food, che non ammette diserbanti chimici né concimi come i nitrati. Ma significa anche (e qui sta il bello!) mettere insieme produttori locali che accettano la sfida. E non è forse la croce del nostro territorio l’incapacità dei cittadini di mettersi insieme, di lavorare insieme per il bene comune? Se si attraversa il territorio dei tredici comuni compresi nel parco è impossibile non vedere lo stato di abbandono di tanti campi, l’uso indiscriminato di prodotti dannosi alla salute che fanno molti piccoli coltivatori, l’incuria e l’indifferenza che significano rifiuti ovunque, e, d’estate, incendi che producono diossina. Un miglioramento si può ottenere solo se nella collettività si diffondono i comportamenti virtuosi necessari per lo sviluppo economico e sociale.

I presidi di Slow Food agiscono proprio in questo modo, fanno sì che i produttori “si mettano insieme” per proteggere il prodotto e la sua qualità. Al presidio dell’albicocca, tra gli altri, ha aderito anche l’istituto De Cillis e a quello del pisello centogiorni più di venti coltivatori tra Trecase, Boscotrecase e Boscoreale, paesi che vantano una lunga tradizione di produzione di questi legumi. E parteciperanno anche alla terza edizione di “Leguminosa”, che si svolgerà a Napoli dal 9 all’11 marzo e dove saranno presenti presidi di legumi da tutta Italia e dall’estero. Non si tratta di una vittoria da poco se si pensa che già ci sono imprenditori che stanno pensando di mettere a produzione nuovi appezzamenti. E’ questo che significa ripristino e cura del territorio. A corredo dell’azione di Slow Food non dimentichiamo il GABS di Torre Annunziata, che ha creato “Il paniere vesuviano”, un insieme di prodotti rigorosamente stagionali, biologici e sostenibili, che ora si spera riesca a raggiungere anche i supermercati.

A proposito di vendita dei prodotti è partito il 4 di febbraio scorso il “Mercato della Terra del Vesuvio, a Boscotrecase, ed è stato un grande successo, con il laboratorio di cucina che ha offerto una buonissima Minestra Maritata e la partecipazione di tanti produttori e di Radio Siani di Ercolano. I prossimi si terranno ogni prima domenica del mese, sempre a Boscoreale in piazza Vargas.

Il progetto si propone anche di realizzare percorsi/itinerari di turismo sostenibile e di riqualificare un immobile a San Sebastiano che diverrà la sede del progetto. Sarà un centro di informazione e sensibilizzazione, anche attraverso l’organizzazione di eventi. Inoltre sarà attuato un censimento delle aree a rischio di sversamento rifiuti e sarà presentata ai comuni la mappa realizzata per trovare soluzioni per la bonifica di queste aree. Insomma un progetto che affronta correttamente e creativamente le principali criticità del territorio del parco.

Al progetto partecipano Comuni dell’area, CNR, e associazioni, da Chiari di Bosco a Vesuvio Natura da esplorare

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