Intasamento vesuviano

Un turismo vesuviano spolpato fino all’osso che va avanti in regime di monopolio e in un contesto di squallore assoluto.

È facile quando si è considerati il nuovo che avanza, avere tutti dalla propria parte e non solo per ruffianeria o faziosità, attitudine non rara qui da noi, ma anche per quell’innata simpatia che comporta la venuta di un elemento giovanile in un contesto che si spera ne sia positivamente influenzato.

Purtroppo però, ancora una volta, dobbiamo costatare che giovane non è sinonimo di migliore e soprattutto quel che viene reclamizzato non corrisponde quasi mai alla realtà. Si dirà che questo modo di pensare e di scrivere sia distruttivo ma se non esistesse questa funzione, quella del libero pensiero, allora vivremmo, agli occhi di chi campa solo di disimpegno e di belle parole, in un mondo perfetto e che purtroppo così non è, ed è per questo quindi che proviamo a mostrarvi, con dovizia di particolari, la realtà delle cose, poste al vostro giudizio e di chi vorrà provare il contrario di quanto da noi scritto.

Quota 1000 dal Somma (foto di Ciro Teodonno)

I due assi viari che portano al Vesuvio, la Strada Provinciale/Comunale (di competenza della Città Metropolitana fino a quota 800 e comunale dagli 800 metri fino al piazzale di Quota 1000) e la Via Matrone sono, come già abbiamo rimarcato in passato, un’incongruenza in un’area parco poiché creano traffico, emissioni inquinanti e rumore, là dove esiste una riserva integrale e dove, in certi casi, devi chiedere il permesso anche per andare a piedi e o in bicicletta.

Per quel che riguarda l’ex provinciale, risulta ben chiara l’effettiva intenzione di spremere al meglio i turisti che, tra biglietto d’ingresso, parcheggio ed eventuale navetta, rischiano di tornare a casa in mutande o quasi. Se calcoliamo infatti che una famiglia tipo di quattro persone, non vesuviana, vada a visitare il Gran Cono, questa spenderebbe di base 53€ (10€ del biglietto pieno x 4 persone per l’accesso al Gran Cono + il tragitto in navetta 1€ A/R + 5€ di parcheggio auto), un chiaro disincentivo al turismo locale.

La tanto strombazzata riorganizzazione di Quota 1000, fortemente voluta dal comune di Ercolano e avallata dall’Ente Parco, pensata per decongestionare quel Piazzale e liberarlo dagli abusivi, non è stata altro che una trovata per favorire le navette che da quota 800 vanno alla biglietteria e per rimpinguare le casse ercolanesi grazie agli introiti dei parcheggi; il resto se lo spartiscono, in maniera tutt’altro che equa, parco e guide. Atro fattore sconcertante è invece quello dell’ampia possibilità di movimento lasciata ancora ai bus granturismo, il reale problema del traffico in quella zona, non privo di rischi come la cronaca della scorsa estate ci ha mostrato, ma altra grande fonte di guadagno per il Comune di Ercolano e per quei pochi che gestiscono il turismo vesuviano, questi bus non vengono fermati a quota 800 e raggiungono liberamente Quota 1000, dopo aver pagato i tassativi € 50,00 e intasando all’inverosimile tutta la strada.

Cosa c’è di strano si potrà obiettare, anche altrove, in Italia come all’estero, l’ingresso ad alcuni parchi o ad alcuni sentieri si paga, ma cosa si ottiene in cambio qui da noi? Un prodotto turistico scadente! Infatti, per quanto si venda un unicum, non si è capaci di offrire infrastrutture degne di un luogo e di un paese civile. Mancano a Quota 1000 i bagni per le migliaia di turisti che ascendono al Vesuvio, la strada carrozzabile è sporca e non solo perché è vista discarica, ma perché è essa stessa una discarica. Lungo il suo tragitto i pullman si muovono tra cunette ricolme di immondizia di ogni genere. Ma non finisce qui, varcata la soglia, dopo aver attraversato il suk di Quota 1000, devi elemosinare una guida anche se è inclusa nel biglietto e sottostare al “chi è figlio e chi è figliastro” per fare il giro completo del Cratere, ufficialmente interdetto al turismo.

Per quel che riguarda invece la BusVia, questa risale l’antica strada Matrone provenendo da via Cifelli a Trecase. Per anni avrebbero voluto farci credere che tale linea fosse ecocompatibile e per anni hanno permesso che i grossi 4×4 diesel sfumassero lungo l’antico percorso carrozzabile danneggiandone il selciato. Oggi invece, come un coniglio bianco dal cilindro del prestigiatore, saltano fuori altri quattro bus, definiti ancora più ecologici dei primi, quelli che in realtà già dovevano esserlo, visto il prezioso contesto ma, come abbiamo detto prima, il nuovo è sempre meglio e immaginiamo che i prossimi lo siano ancor di più, ma purtroppo, là dove neanche a piedi puoi andare senza un apposito permesso, vi possono invece scorrazzare quattro e più bus diesel, perché loro sì, sono eco compatibili, noi escursionisti no!

Sì, quattro e più, poiché abbiamo potuto verificare che, almeno al momento, lungo la Matrone, continuano a salire i vecchi bus verdi. Ma non solo! Pare infatti che delle quattro navette bianche, una sola percorrerebbe la Matrone assieme ai vecchi furgoni verdi mentre le altre pare facciano la spola, non lungo la Strada Matrone, come da contratto, ma lungo l’asse viario principale dell’ex Provinciale. In pratica, i bus dati in usufrutto alla ditta Torquato Tasso di Sorrento, ditta dai trascorsi alquanto burrascosi, da tre passano a sette, raddoppiando quasi il loro parco macchine (un quarto bus prese misteriosamente fuoco la scorsa estate) e questo alla faccia della ecocompatibilità e del libero mercato, nel frattempo, l’ente parco, ovviamente si bea e sta a guardare.

Che dire davanti a tanta incoerenza? Che viene meno il buon esempio del buon padre di famiglia? Che l’ipocrisia e i favoritismi delle istituzioni danno man forte al mal costume locale? Certo! Quello che facendosi forza di ciò decide di infrangere le leggi, poiché l’unico baluardo esistente, quello della legalità, quella vera, viene meno nei suoi principi fondamentali, minando quel rapporto fondamentale di fiducia tra il cittadino e chi amministra la cosa pubblica. In pratica, un cane che, consapevolmente, si morde la coda.

2 commenti a “Intasamento vesuviano”

  1. I understand the article is critical of the tourist facilities and costs associated with visiting the Vesuvius crater. As a volcanologist with an interest in volcano tourism, and as a foreign tourist who has twice visited the crater, I have to agree the facilities are appalling. The absence of public toilets is shameful, I have witnessed tourists toiletting behind bins in the carpark. The traffic management is shocking. Apart from the walk along the crater rim the experience for tourists is poor. There is a desperate need for a new visitor information centre that includes toilets, ticketting, cafes and bookshops as well as a well-designed and managed carpark system. The historic Observatory should be included in the visitor experience.
    There is much that can be done to improve the situation and I hope it can be done soon. Sorry to be blunt and for my lack of Italian language.

  2. Come sempre Ciro Teodonno centra a pieno il problema, che poi è sotto gli occhi di tutti ma la negazione della realtà è sport nazionale dalle nostre parti. La situazione accoglienza turistica sul Vesuvio è indecente ed ogni volta che mi capita di accompagnarci amici mi vergogno e chiedo scusa in prima persona per quella situazione. Ovviamente tale disagio sembra non essere avvertito nelle “stanze dei bottoni”. E’ nessario ed urgente ripensare tutto il sistema accoglienza con una sede visitatori degna di tale nome, serve una biglietteria seria e che funzioni bene, servizi igienici degni, bar e negozio libri e souvenir decenti magari il tutto in una unica struttura ben progettata e non come al solito improvvisata, come le baracchette che vi sono oggi per il bar, i souvenir, i pochi e indecenti wc da cantiere nascosti dalle pagliarelle… Il turista non è coccolato, accolto e ben servito ma è solo una “cosa” per spolpare il più possibile. Per non parlare dei bus, GT che non dovrebbero nemmeno arrivarci a quota mille, che intasano la strada e ammorbano l’aria con le loro emissioni per i quali la recente ordinanza comunale non ha risolto un bel nulla (ammesso che la volontà fosse quella). E la questione biglietto? trovo assurdo che la maggioranza degli introiti vada alle guide che invece di fare da accompagnatori (come previsto) al massimo di raccontano le 4 solite chiacchiere all’inizio del sentiero in quota e poi ti abbandonano. E poi perchè non è possibile per tutti fare il giro completo del gran cono? Mi sembra logico e palese che in un mondo che funzioni bene la magior parte degli intoriti dei biglietti debba andare all’Ente di tutela che può reinvestirli nel parco per creare servizi e accoglienza degna di tal nome, invece di correre solo dietro alla burocrazia. Chi le governa queste cose? chi ha potere decisionale? l’Ente parco o i servizi di trasporto le bancarelle da suk e le guide che ormai sembrano essere loro i padroni del Vesuvio?

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