Nei mesi di giugno e luglio si possono avvistare questi affascinanti insetti che illuminano i nostri giardini e i nostri boschi
Le regine delle notti d’estate sono tornate. Sono le lucciole: insetti speciali caratterizzati dalla capacità di produrre luce dall’addome, un fenomeno chiamato bioluminescenza. In Italia sono presenti diverse specie, di cui la più diffusa è anche la più piccola: Luciola italica. Questi coleotteri grandi appena pochi millimetri, appartenenti alla famiglia dei Lampiridi, fanno capolino nelle sere di giugno e luglio tra le 22 e la mezzanotte. Come tante stelle illuminano i boschi e i giardini, regalando uno spettacolo unico e romanticissimo.
La luce emessa da questi insetti serve per la riproduzione: i maschi e le femmine, molto diversi tra loro, si “chiamano” così nel buio. Si riconoscono proprio grazie all’intensità e alla frequenza dell’emissione luminosa. Le femmine, alate ma incapaci di volare, si arrampicano su uno stelo e con il loro addome illuminato aspettano i maschi, più piccoli e capaci di volare, anche per due ore. Se non arriva nessuno, tornano nel loro nascondiglio e ci riprovano la notte successiva. Questo rito si può ripetere per dieci notti consecutive, poi di solito si accoppiano, deponendo circa 70-100 uova.
La loro presenza è segno di aria pulita e di un ambiente sano, proprio per questo avvistarle è un’ottima notizia, ma diventa anche sempre più difficile. Dagli anni sessanta, infatti, le lucciole sono in via di estinzione. Le cause principali sono i cambiamenti climatici, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, l’uso indiscriminato dei pesticidi che colpiscono sia larve che adulti, e causano una rarefazione delle loro prede naturali: chiocciole e limacce. Inoltre le troppe luci umane non permettono alle lucciole di incontrarsi e quindi di riprodursi. La luce artificiale, infatti, interromperebbe il modello di comunicazione costituito dai flash di luce delle lucciole, disorientandole. Basta anche il passaggio di un’auto a fari accesi per sregolare per alcuni minuti i segnali di comunicazione tra individui e metterle in difficoltà.
La comunicazione luminosa tra le lucciole avviene grazie ad una proteina chiamata luciferina (dal latino “portatrice di luce”), che reagisce in presenza di ossigeno con l’aiuto dell’enzima luciferasi. È infatti grazie a questa reazione che si libera energia sotto forma di luce. Proprio a questo processo le lucciole devono il loro nome, anche se è più romantico pensare che siano polvere di stelle.

LA NATURA NEL GOLFO








