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Il ricordo di Cernobyl ha commosso, ma l’Italia è indietro

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Si devono smantellare le vecchie centrali e si cerca il sito per il deposito nazionale rifiuti. Un grande puzzle che non si sa come andrà a finire.

30 anni dopo ci siamo emozionati al ricordo della tragedia della centrale nucleare di Cernobyl. Uno stato d’animo collettivo legato ad un settore industriale particolare e controverso. Siamo stati rassicurati , però, dal sapere che entro il 2017 si completeranno i lavori per riparare quel disastro e chiudere definitivamente un avvenimento assai triste. Eppure di energia nucleare, del suo utilizzo su larga scala, delle scorie prodotte dalle centrali, si continua a discutere. L’opinione pubblica è divisa,  nonostante Cernobyl e più recentemente l’incidente alla centrale giapponese di  Fukushima. L’Italia grazie ad un referendum del 1987 ha detto no alla produzione di energia da impianti nucleari. Le centrali costruite anni fa devono essere smantellate. Nei loro siti ci sono scorie pericolose, ben controllate, depositi temporanei , che  prima o poi dovranno trovare posto in un sito unico nazionale. Altrove lo hanno fatto, noi siamo indietro. Una legge del 2010 ha affidato alla Società Sogin il compito di localizzare, progettare e gestire il deposito nazionale. Dovrà essere un moderno Parco Tecnologico di ricerca e di svago. La sede non è ancora stata scelta e stando agli annunci dovrebbe avvenire molto presto. Stiamo componendo un puzzle. Lo smantellamento – decommissioning  dei vecchi impianti si accompagna alla gestione anche di  altri rifiuti radioattivi sparsi qua e là. Quelli prodotti dalla medicina ,dalle industrie  e dagli enti di ricerca. Solitamente la loro pericolosità passa sotto silenzio. La loro custodia definitiva è ormai indispensabile. Il deposito sarà progettato secondo gli  standard dell’ Agenzia Internazionale Energia Atomica. Per avere un’idea di questo fenomeno vagante per tutta la Penisola, si  sappia  che dobbiamo mettere in sicurezza 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività ed altri  15 mila ad alta attività. Una montagna radioattiva,il pezzo più grande del puzzle .La maggior parte dei paesi europei già possiede questo tipo di strutture.Sul nucleare hanno fatto scelte meno radicali dell’Italia,come ci viene dalla vicina Francia. Gli investimenti da farsi sono miliardari . Per l’Italia  si stima un costo di 1,5 miliardi di euro e  4 anni di lavoro. C’è l’ interesse delle multinazionali. Avviene anche  a Cernobyil , con un Consorzio internazionale guidato da due colossi francesi. Il futuro luogo italiano è top secret. Gli esperti che hanno progettato le  barriere di protezione dell’area  hanno nesso  insieme aspetti di natura tecnico-scientifica e tutela ambientale. Non è stato facile. I cittadini avranno il loro diritto di parola, magari l’ultimo in ordine di tempo, come previsto dalle leggi in vigore, ottenute dopo numerose petizioni e mobilitazioni. Il processo di siting ,spiegano i ricercatori,  sarà  determinante per la definizione di dettaglio delle scelte tecniche e progettuali necessarie a garantire la massima sicurezza per i cittadini e l’ambiente. Pochi mesi fa il governo ha ricevuto, la Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito. Sono indicati spazi territoriali conseguenti a studi ed approfondimenti  durati anni. Per ora nessuno lascia trapelare  nulla. Ma si sa che le Regioni e i gli Enti locali “ potranno manifestare l’interesse ad ospitare il deposito nazionale, dando avvio a ulteriori indagini con l’applicazione dei criteri di approfondimento”. Poi ci sarà una consultazione pubblica di massa, finanziata dal governo, con incontri e seminari. Un iter un po’ giapponese, mediante il quale si cercherà di convincere le persone a convivere con il “giardino dei rifiuti”. Non sappiamo immaginare gli esiti. Anzi, qui il puzzle si  può anche interrompere. Perché ,come abbiamo largamente visto negli ultimi anni, il movimento Nimby – “ovunque ma non nel mio giardino” – è forte anche in Italia.****

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