Il Paese che frana senza unità

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Non sappiamo come andrà a finire, ma se l’Associazione dei Comuni polemizza con Legambiente per i dati sul dissesto idrogeologico c’è poco da essere  tranquilli. Ogni anno l’Associazione ambientalista  aggiorna la mappa del rischio e delle catastrofi naturali dell’Italia. L’altro ieri, quando  Sindaci ed esperti si sono ritrovati a Roma ad esaminare le  ultime statistiche , sono venute fuori precisazioni e distinguo che non hanno entusiasmato i curatori dell’indagine. Legambiente non fa che confermare una situazione  ben nota ai sindaci.  Sono  in prima fila a  chiedere rafforzamento delle risorse e  semplificazione normativa, dice l’Anci.  Non metteteli in croce , perché di passi avanti ne hanno fatto nei Comuni che amministrano.L’esempio più virtuoso ? la pianificazione urbanistica , divenuta molto più attenta e severa. Mah ! I numeri  documentano una situazione assai diversa.  Nel 10% dei Comuni intervistati da Legambiente si è constatato che  negli ultimi dieci anni sono stati costruiti  edifici in aree a rischio . Milioni di metri cubi in  zone impedite. Non è piacevole sentirlo, ma  appena  il 4% delle amministrazioni ha avviato interventi di delocalizzazione di edifici abitativi. Peggio ancora per gli edifici industriali: solo  l’1%.  La linea  difensiva  degli amministratori locali, scricchiola. Gli ambientalisti  strorcono il naso dinanzi a questa autoassoluzione. La meraviglia stordisce se si guarda al Sud, da anni inchiodato alla vetta di una sconsolante  classifica distruttiva. Per Legambiente , impegnata a  diffondere sensibilità e partecipazione tra i giovani, 1444 sindaci  sono un campione importante. Ancora di più se in un anno si sono contati  18 vittime, 1 disperso e 25 feriti per l’ incuria del territorio.  Tutto è messo male e sotto esame: corsi d’acqua, costruzioni in aree critiche, strutture fatiscenti.  L’Anci con la Protezione civile proclama di essere al fianco dei sindaci , identificati come  presidio primario del territorio. Pochi negano anche che ci sono situazioni di precarietà o di mancata consapevolezza sui Piani locali di protezione civile. Un documento misterioso ai più che si insinua in un’asimmetria nazionale davanti al pericolo onnipresente.  Il cammino e l’impegno su questa strada è ancora lungo. Il governo, del resto, ha avviato di propria iniziativa la missione “Italia Sicura”. L’ha fatto perché  i morti a causa  delle frane reclamano almeno  l’unità dei vivi. ****

(Fonte foto: rete internet)

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