Il funerale di Luigi Polito. Don Aniello: “Queste non sono morti bianche, queste sono morti nere”

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A Pomigliano ieri centinaia di persone hanno dato l’estremo saluto al muratore morto cadendo mentre lavorava. 

“Le chiamano morti bianche ma sono morti nere. Dobbiamo lottare tutti insieme per un lavoro più giusto, per impedire che questa strage continui. Luigi era una persona onesta”.

Parole che pesano come macigni quelle pronunciate ieri pomeriggio da don Aniello Tortora nella chiesa del Rosario, a Pomigliano.

Davanti al parroco, nonché presidente della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola, c’era la bara del muratore Luigi Polito, con un casco giallo sul coperchio e una ghirlanda di fiori. Dietro al feretro dell’operaio 46enne, deceduto dopo sei giorni di agonia per essere caduto dal solaio di un capannone che stava ristrutturando, a Mugnano, c’erano la moglie, i parenti, gli amici e non meno di trecento persone.

Luigi era non solo un lavoratore onesto ma anche un padre esemplare di due splendide bambine e un militante del Partito Democratico della città delle fabbriche. Fabbriche che ormai non danno lavoro, un contesto in crisi che da anni costringeva Luigi Polito a una vita di enormi sacrifici, caratterizzata da una precarietà continua.

 

 

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