L’immagine di Tommie Smith e John Carlos che, alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, in piedi sul podio dei 200 mt, alzano al cielo due pugni guantati di nero per protestare contro le discriminazioni subite dagli afroamericani negli USA, è profondamente scolpita nella memoria collettiva.
Ben pochi ricordano, invece, quella di Věra Čáslavská, ginnasta cecoslovacca che sul gradino olimpico più alto del podio al corpo libero, china il capo mentre risuona l’inno sovietico. Eppure il gesto dell’atleta di Praga non ha avuto meno senso e conseguenze di quello dei due velocisti statunitensi. Identica è, per certi aspetti, la damnatio memoriae alla quale viene condannata la Čáslavská per la sua opposizione al regime sovietico. Il libro di Armando Fico, “Věra Čáslavská -campionessa dissidente”, edito da Battaglia Edizioni, cerca di porvi rimedio, recuperando la sua figura dall’oblio nel quale è precipitata, affinché possa parlarci ed ispirarci oggi.
“Věra Čáslavská -campionessa dissidente” è una biografia romanzata che scorre veloce, ma lascia il segno. Pagina dopo pagina, è l’occasione di fare la conoscenza di un’atleta straordinaria, di una donna forte e tragica, che ha pagato un prezzo altissimo per la coerenza e la dignità del proprio dissenso. La travagliata vita della Čáslavská si intreccia con le pagine della grande storia: dalla nascita del partito comunista cecoslovacco alla primavera di Praga, come se giungere su quel podio fosse stato da sempre nel proprio destino.
La sua vicenda umana ci permette di comprendere la straordinaria ambivalenza dello sport. Di come questo possa essere al tempo stesso efficace strumento di propaganda nelle mani del potere e impareggiabile palcoscenico per la voce del dissenso. Il libro di Armando Fico ci propone queste ed altre suggestioni, raccontando la storia dimenticata della Čáslavská, tratteggiando un ritratto commuovente della grande ginnasta cecoslovacca, che colma un vuoto durato decenni.



