L’iniziativa è stata votata a maggioranza dal consiglio comunale.
Ormai è un refrain che si sta cantando in tanti comuni dell’area metropolitana di Napoli e non solo: chi si azzarda a scrivere di rapporti tra la politica locale e la camorra deve finire davanti a un giudice, sperando ovviamente che l’eretico di turno venga pure condannato per diffamazione. E non importa se a scrivere di questi fattacci – “che ledono l’immagine della città “, come sostengono gli stessi politici – sia un giornalista o chiunque altro libero cittadino, magari anche solo attraverso un timido post fatto circolare su facebook. L’importante è querelare, dare il via alle azioni giudiziarie. Magari spendendo danaro pubblico, di noi tutti. Il tutto è stato votato stamane a maggioranza dal consiglio comunale di Acerra. Anzi all’unanimità dei presenti, con i consensi dei consiglieri di maggioranza e di opposizione (Riformisti per Acerra e Pd) e del presidente del consiglio comunale. E’ stato infatti approvato un ordine del giorno presentato dai capigruppo di Udc – Api – Riformisti per Acerra – Pd – Acerra è Tua – Idee Nuove – Fare. “Dato atto che continuano a registrarsi sui mezzi dei social network post che fanno riferimento al presunto e potenziale condizionamento della camorra nei riguardi dell’organo consiliare – si scrive nella delibera – post che danneggiano l’immagine di Acerra e delle sue istituzioni con il solo scopo di avvantaggiarsene dal punto di vista elettorale e che tale modo di affrontare la disputa polito-elettorale rischia di acuirsi con l’avvicinarsi delle prossime elezioni amministrative (primavera 2017 ), il consiglio comunale fa indirizzo all’ufficio di presidente del consiglio comunale e alla giunta comunale di porre in essere ogni iniziativa, in ogni sede, per tutelare l’onorabilità e l’immagine di Acerra, del consiglio comunale e dei suoi componenti, di avviare azione legale nei confronti degli estensori di post come da nota 32176/2016. Dà inoltre mandato alla conferenza dei capigruppo consiliari di stabilire ogni altra azione necessaria, anche per potenziali ulteriori attività diffamatorie e lesive dell’ immagine dell’organo consiliare registratesi successivamente alla seduta odierna, sia sulla stampa sia sui social”. Dunque: guai a chi si azzarda a non seguire l’avvertimento contenuto nientemeno che in un ordine del giorno votato dall’assemblea cittadina. Resta una domanda, anzi ne restano due: ma se si raccolgono documenti autorevoli, magari giudiziari, che parlano di fatti realmente avvenuti, accertati, i giornalisti e i cittadini tutti non hanno la libertà, costituzionalmente riconosciuta, di parlare di questi fatti, di renderli noti alla pubblica opinione allo scopo di informare e discuterne ? La risposta è ovviamente scontata: certo che si. Si può eccome. Anzi, si deve. Ma allora, e questa è la seconda domanda – che come recita un vecchio adagio “sorge spontanea” – perché proprio un organo dello Stato, quale è il comune di Acerra, che dovrebbe tutelare e difendere i diritti costituzionali, vota un atto che va in una direzione del tutto opposta a quella sancita dalla nostra Suprema Carta ?



