Posizioni troppo distanti tra l’azienda svedese e i sindacati italiani. Salta il tavolo di confronto romano.
Sindacati che proprio non ne vogliono sapere di sottoscrivere la riduzione di stipendi già magri e azienda che fa spallucce e se ne va. Dunque, dal secondo confronto capitolino tra Ikea e sindacati – il primo c’era stato a Bologna, il 22 luglio – spuntano ancora distanze insormontabili. Ieri infatti, a Roma, la situazione è precipitata: si è rotta la trattativa tra il colosso svedese del mobile e le organizzazioni sindacali di categoria, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. I sindacati hanno respinto le richieste della multinazionale. Il confronto, iniziato in mattinata, si è bruscamente interrotto nel pomeriggio, quando i responsabili dell’azienda scandinava del mobile “fai da te” hanno deciso di abbandonare il faccia a faccia. Si fa quindi sempre più tesa la situazione sindacale nel comparto italiano di Ikea. Ieri erano in attesa di una soluzione positiva della vertenza i circa 6500 addetti dei negozi italiani, due dei quali si trovano in Campania, ad Afragola, in località Cantariello ( 374 dipendenti ), e a Baronissi, in provincia di Salerno ( 180 addetti ). La fumata nera di ieri era stata anticipata nel primo round del confronto, a Bologna. In quella sede Ikea ha presentato la sua proposta alternativa al contratto integrativo, che a maggio la multinazionale ha voluto disdire unilateralmente con decorrenza dal prossimo primo settembre. Una delle azioni contenute nella proposta aziendale puntata al contenimento del costo del lavoro si chiama ” One Ikea Bonus ”. Nelle intenzioni degli svedesi dovrà sostituire l’attuale premio di partecipazione spettante a ogni lavoratore sulla base dell’integrativo. Il ” bonus unico ” dovrà essere calcolato in base alla produttività. Non sarà forfettario per cui potrebbe subire notevoli flessioni relative all’andamento degli affari. Sempre nella proposta aziendale, in parte fisso e in parte variabile dovrà essere anche il premio. Ma i punti sostanziali del piano Ikea riguardano le maggiorazioni domenicali e festive. Per le maggiorazioni domenicali ( attualmente sono pagate con un 70 % in più su ogni ora ordinaria ) gli scandinavi vogliono fare una “scaletta”, che va dal 40 al 70 %, sulla base delle domeniche lavorate. Netto poi il taglio delle maggiorazioni per il lavoro nelle festività, la cui ora viene attualmente maggiorata del 130 % rispetto a quella ordinaria. In questo caso Ikea chiede un’altra “scaletta”, che va dal 50 al 70 %. La multinazionale inoltre vuole abolire le spettanze per le domeniche nel periodo natalizio, maggiorate finora del 130 %. A questo punto però i sindacati chiedono l’intervento del governo. Molti lavoratori di Ikea Italia hanno già scioperato, a giugno e all’inizio di questo mese. A luglio il punto vendita di Afragola è stato l’unico in Italia ad chiudere per la forte partecipazione all’astensione. Più “tranquilla” invece la situazione a Baronissi: il negozio salernitano ha lavorato più o meno normalmente. C’è però una preoccupazione generalizzata. Ad Afragola, per esempio, i salari medi di gran parte dei 374 dipendenti ( moltissimi i part time ) sono bassi: mediamente 850 euro netti.






