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I sindaci tra condanne e passioni

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Responsabili o no delle calamità naturali ? Comuni in crisi senza strumenti e fondi.

Calamità naturali e malasorte: c’è chi non si piega. Sono amministratori locali, sindaci in prima linea  che  cercano di dare un senso al loro lavoro.Appassionati.Il terremoto in Centro Italia  ne hanno fatto  conoscere a decine. Qualcosa però non gira come dovrebbe. Il Presidente dell’Anci e Sindaco di Bari Antonio De Caro, dice esausto che siamo al punto in cui  “o le colpe si distribuiscono su tutti o nessuno vorrà più fare il primo cittadino”.  L’attenzione sulle responsabilità dei sindaci per la gestione del territorio e delle calamità , è rimbalzata dopo la condanna dell’ ex  primo cittadino di Genova – Marta Vincenzi – per non aver protetto la città dall’alluvione di quattro anni fa.  I sindaci se le prendono tutte le responsabilità,  spiega De Caro, ma vanno messi nelle condizioni di intervenire bene. Non si può essere responsabili di ogni cosa senza avere gli strumenti per fronteggiare la realtà. La denuncia tocca un nerbo scoperto. La forza e l’organizzazione della macchina comunale per controllare, gestire e intervenire in situazioni di maggiore impatto. Non dappertutto è così. Ma va da  sé che la valanga di tagli, di riduzione del personale e di vincoli di stabilità, di scarsa selezione politica, ha messo in sofferenza la primaria istituzione italiana. Il caso di Genova diventa emblematico per la “superficialità” con la quale il Comune ha gestito un  disastro costato vite umane. E’ , però, giusto  che a pagare siano soggetti esposti più del consentito dinanzi ad eventi straordinari e non prevedibili ?  È assurdo risponde  l’Anci che  i Comuni siano chiamati a rispondere di incidentistica stradale, di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, di trattamenti sanitari obbligatori, di registro degli stupefacenti, di energia, impatti ambientali e via dicendo senza strumenti e soldi. A Lecce il primo cittadino è stato prima condannato per omicidio colposo e  dopo assolto per un’auto sprofondata in un sottopasso allagato. Poi si  giunge al paradosso con il sindaco di Gombito, vicino Cremona,  multato per tremila euro per avere potato lui personalmente gli alberi in assenza di personale comunale. Per l’ambiente e la tutela del paesaggio   si contano 200 procedimenti a carico di  amministratori. uasi sempre per aver sottovalutato gli allarmi. Può funzionare un sistema così con l’87% dei Comuni a rischio idrogeologico e la media di 150 allerte meteo all’anno per Comune ?  In Parlamento ci sono decine di disegni di legge per snellire le procedure. A Renzi erano state fatte proposte concrete, alcune poi inserite nella legge di riforma della pubblica amministrazione. Viene difficile immaginare nel breve periodo quanto dice il Presidente Anci “nessuno vorrà fare più il primo cittadino” .Come accade  spesso di questi tempi i contenuti della mission finisce poi  per stabilirli la magistratura, cioè la  Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sulle  responsabilità  in materia di tutela ambientale e calamità naturali.

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