Dopo la gentile offerta degli esercenti i senza salario del consorzio di bacino hanno voluto condividere carne e salsicce con tutti i cittadini, sotto le mura del comune.
Sono senza salario e senza incarichi da quasi quattro anni e non hanno più come poter sfamare né le loro famiglie né loro stessi. Nel tentativo di sfuggire a questo baratro alcuni addetti del Consorzio unico di bacino hanno montato in segno di protesta una tenda sotto le mura del municipio. Poi, tanto per far capire meglio la situazione in cui si trovano, si sono messi anche a coltivare un pezzetto di terreno in un’aiuola della casa comunale. Lo hanno chiamato “l’orto della fame”. Hanno pure piantato un albero di Natale nello stesso giardinetto, per far capire che da lì non si schioderanno nemmeno durante le festività. “non abbiamo più nulla da perdere – dicono facendo spallucce – non possiamo portare nemmeno il piatto a tavola”. Intanto è scattata la solidarietà della gente. I commercianti della zona hanno voluto donare ai manifestanti un bel po’ di cibo. Stessa cosa hanno fatto gli abitanti della zona attorno al comune, che stanno vedendo ogni giorno il sit in senza tregua consumato sulle scalinate della casa comunale. Ma a loro volta i senza tutto del Consorzio hanno deciso di condividere con l’intera cittadinanza i doni ricevuti. Ieri sera hanno organizzato una braciata davanti al cancello principale del comune. Sono arrivati in tanti a gustare carne e salsicce. Militanti dei partiti di sinistra, delle varie organizzazioni locali dei disoccupati, giovani e meno giovani. E’ stato un evento semplice semplice e che però ha lasciato il segno, un momento di quelli che si ricorderanno per un bel po’. “Quel che mio è tuo: è questo che ci muove”, spiega Giovanni D’Errico, 47 anni, una figlia, addetto del Consorzio unico di bacino. E’ stata davvero una serata di quelle indimenticabili. Tutto si è svolto nella calma più assoluta. Ma la tensione resta. La “sagra” del disoccupato è già alle spalle. Da domani si volta decisamente pagina: la battaglia con le istituzioni che non vogliono ascoltare prosegue senza guardare in faccia a nessuno.






