Di Amato Lamberti
Il territorio della Campania, in particolare nelle province di Napoli e Caserta, è una terra avvelenata. In tutti i sensi, da quello morale a quello fisico e ambientale. Forse dovrei cambiare nome a questa rubrica: la terra avvelenata sarebbe il migliore titolo per raggruppare anche gli interventi già fatti sulla camorra, le pubbliche amministrazioni inquinate, l”abusivismo edilizio, il consumo scriteriato del territorio. Sono tutte manifestazioni di un avvelenamento a cui non facciamo neppure più caso perchè siamo tutti mitridizzati ai veleni di questa terra.
Una indagine del CNR ancora in corso, sulle ricadute sulle persone dell”inquinamento ambientale del nostro territorio, realizzata prelevando campioni di sangue e di latte materno, sembra dare risultati sconfortanti; anziani, adulti, bambini, uomini e donne, presentano livelli significativi di sostanze inquinanti nell”organismo, perchè si nutrono di cibi inquinati non dai cicli di lavorazione industriale ma dal terreno, respirano aria mefitica e velenosa, bevono e consumano acqua spesso inquinata da sostanze tossiche sversate nel terreno e arrivate alle falde acquifere.
Ci sono territori, come Acerra, Tufino, Giugliano, dove i ricercatori dei vari Istituti di Parma, Trieste, Pisa, Roma, coinvolti dal CNR, non abiterebbero mai e si meravigliano dell”assuefazione della gente ad una situazione che tutti sanno insostenibile proprio per i livelli di inquinamento accumulatisi e moltiplicatisi negli anni ad opera di diversi fattori, dagli scarichi in atmosfera di aziende inquinanti agli sversamenti abusivi degli espurghi dei pozzi a tenuta, dagli scarichi abusivi di rifiuti tossici nel terreno all”incendio sistematico di cumuli di rifiuti do ogni genere, appiccati apposta per nascondere lo sversamento abusivo di rifiuti tossici, compresi quelli ospedalieri.
Durante la ricerca sul territorio, ribattezzato “la terra dei fuochi”, gli stessi studiosi, medici ed epidemiologi, hanno potuto assistere all”incendio dei cumuli di spazzatura ad opera di soggetti che li hanno piantonati per evitare che qualcuno provvedesse a spegnerli per tempo. Ma la gente del posto, evidentemente perchè sapeva chi erano i soggetti che appiccavano i fuochi e piantonavano i roghi, si guardava bene dall”intervenire direttamente e, al massimo, avvisava, tenendosi nascosti e in forma anonima, vigili urbani e pompieri, anche se sapeva che i più danneggiati erano proprio loro che abitavano stabilmente nel territorio circostante.
Un disastro senza precedenti in alcuna parte d”Italia che, nelle province di Napoli e Caserta, si consuma da anni senza che nessuno si impegni a frenare le azioni delittuose e ad avviare una bonifica radicale del territorio. Una bonifica non facile di un territorio avvelenato da decenni di azioni delittuose ma densamente abitato e coltivato, nelle aree ancora utilizzabili, in maniera intensiva per la produzione di ortaggi e di frutta che ad ogni analisi risultano troppo ricchi di inquinanti e metalli pesanti. Persino gli animali da pascolo risentono di questa situazione di inquinamento, come ha dimostrato il filmato “biutiful cauntri” che tutti possono vedere su internet: crescono stentatamente, muoiono di malattie ignote, partoriscono mostri a due teste o a sei zampe.
Molte proteste ma nessuna azione concreta. Una situazione che meriterebbe una dichiarazione di disastro ambientale che, in alcuni casi, dovrebbe far prendere in esame anche la possibilità di spostare, magari temporaneamente, la popolazione, oltre al blocco della vendita di prodotti agricoli per l”alimentazione umana, per poter avviare la verifica della possibilità reale di una bonifica del territorio. Ma gli amministratori, molti dei quali direttamente colpevoli del disastro, non hanno neppure il coraggio di sollevare la questione nelle sedi opportune.
Il sonno della ragione genera sempre mostri, come abbiamo potuto constatare con l”emergenza rifiuti. Quando questo sonno è colpevole e criminale i mostri diventano sempre più grandi, potenti e tracotanti, come possiamo facilmente constatare, anche solo guardandoci attorno.
(Fonte foto: Rete Internet)
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